26 set 2011

- What is due -




Prima mi sono chiesta se avrei dovuto scrivere un messaggio su 09/11.
Poi ho deciso che non lo avrei fatto.
Infine ho pensato ad altro, non ho letto giornali, quotidiani, non ho acceso la televisione e neppure il computer.

Ho lasciato passare i giorni. Qualche accenno qua e là ma in fondo basta non guardare.
Poi ieri sera i bimbi sono andati a letto presto e ci siamo concessi Hannah e le sue sorelle.
Il Woody Allen dei tempi migliori.
La New York della mia vita.
E come sempre.

Mi sembrato di rivedere e risentire tutto.
L'aria gelida sulla pelle, stretta nel mio cappottino spigato.
I rumori assordanti.
Gli interruttori della luce.
Le veneziane alle finestre.
Gli avocado per cena.
Dean & De Luca. Agata e Valentina. Gourmet Garage.
I ristoranti, i locali notturni, il miglior sushi del mondo.
L'uomo della mia vita e gli amici per sempre.
Quella sensazione di vivere in un film e la certezza che tutto fosse possibile.
E lo era.

L'undicisettembre ha spento le luci del mio fantastico show e per tanti altri ha spento molto molto di più. Quello che è stato ed è venuto subito dopo è qualcosa di cui non mi piace parlare.
E' passato tanto tempo e ancora oggi non so cosa dire.
Solo che amo New York, l'ho lasciata con un biglietto aereo comprato senza convinzione, infilando negli scatoloni un pezzo di vita che qui non avrebbe mai trovato posto e ho pianto.
Ma quando vi sono tornata più e più volte dopo, l'ho ritrovata uguale.
E l'ho risentita mia. E mi ci sono ripersa dentro.
E so che sarà sempre così.

It is an ugly city, a dirty city.
Its climate is a scandal.
Its politics are used to frighten children.
Its traffic is madness.
But there is one thing about it..
Once you have lived in New York 
and it has become your home,
no other place is good enough.
(John Steinbeck, 1953)

Un pensiero a lei e a tutte le persone che non ci sono più


23 set 2011

- "It's the default, stupid!" -




Non ha alcun senso parlare di piani di salvataggio. Non ha senso da un punto di vista economico. Non ne ha, tantomeno, da una prospettiva razionale. 

Non ha alcun senso parlarne, mi fa quasi venire la nausea. Ma sono immerso da tali insensate fandonie, che non posso farne a meno. Last but not least, lo spettro del fallimento s'aggira tra noi tutti (sì, anche te che leggi e me che scrivo) e condiziona le nostre quotidianità. 

Il nostro Paese è, come tutti gli stati occidentali, tecnicamente fallito da un bel pezzo. Ma sono solo io a saper fare il buon conto della serva? 

Per decenni abbiamo finanziato in deficit dapprima gli investimenti. Successivamente, anche la spesa corrente. E fin qui ci siamo. Se abbiamo commesso la grave imprudenza di accendere per errore un telegiornale, conosciamo il concetto. Quello che ai più sfugge è il significato del concetto. 

Banalmente, incamero ogni anno fiscale 100, ma spendo 103 (se va bene). La differenza la chiedo in prestito. 

Una qualsiasi famiglia assennata troverebbe un simile sistema ripugnante, soprattutto se preso a modello in via consapevole. 

Assume particolare valenza grottesca la circostanza che tale dottrina della rovina abbia quale riflesso (pavloviano, verrebbe da dire) un'allure di credibilità per "convincere i mercati" a continuare a prestare. Nient'altro che una sorta di ordalia di mistico affidamento sulle capacita reddituali di noi tutti sfigati appartenenti alla working class, altrimenti apostrofati "contribuenti". 

Dei nostri redditi sono rimaste solo le monetine, debitamente ridotte all'osso dai satrapi d'occidente, in attesa di un non ancora identificato cavaliere orientale che ci salverà. 

Ricordate tutti per cosa servirono le monetine di fronte all'hotel Raphael?

16 set 2011

- In barca a vela -



In barca a vela...
... la natura detta i tempi, l'uomo si adatta.
... l'arredamento e i bagagli sono ridotti all'essenziale. E non si sta per niente male.
... il capo designato e' il piu' esperto e saggio del gruppo. Prende le proprie decisioni per il bene e il meglio di tutti. E' il primo ad alzarsi e l'ultimo ad andare a dormire. 


In barca a vela...
... i compagni di viaggio fanno tutta la differenza del mondo.


In barca a vela...
... non si puo' fuggire da chi si e'.



14 set 2011

- Da grande -



C’è una domanda che mi sento ripetere fin da quando avevo 5 anni o forse anche meno.

“Allora, che cosa vuoi fare da grande?”.

Prima risposta: “Uffa che palle ste domande”. Ma non si può dire.

Perciò le risposte sono state e sono ancora oggi le più svariate. Ma la questione fondamentale a mio parere è un’altra: che cosa vuol dire “grande”? Quando lo si diventa? A 18, 25 o 30 anni? Quando si è maggiorenni, laureati o sposati? E’ una questione puramente anagrafica, sociale, di status oppure no? BOH.

Sinceramente non si tratta di un argomento che mi abbia attanagliato la mente più di tanto, sennonché nell’ultima settimana è avvenuto un fatto, anzi due: due ragazze che ho avuto il piacere (ma anche il dispiacere) di frequentare per un po’, hanno dato alla luce due bellissime bambine. Che bellezza! L’ho scoperto per pura casualità dalle foto pubblicate sul loro profilo di facebook (il che è anche un pò triste). Ma sono stato felice e ho scritto loro le mie congratulazioni (sincere si intende, eh!)

Ma c’è un ma. Ovvero: loro in un certo senso sono diventate “grandi”.

E io?




12 set 2011

- Milano. Giorno 1 -



Parco Sempione. Area gioco bimbi.
'Ciao, tu sei la mamma di quel bimbo che va a scuola col mio, vero?'
'Si, si chiama Tommaso'
'Ah, bhè. Domani si inizia'
'Sì, siamo pronti. Penso'
'Anche noi. Quest'anno sarà meglio. Le nuove maestre sono bravissime. Seguiranno un programma di didattica migliore dello scorso anno. Hanno creato l'angolo della matematica, cose così'
'L'angolo della matematica? Non ne sapevo nulla'
'Si, si. Sai il prossimo anno il mio va alle elementari e deve essere pronto'
'Si, forse qualcosina deve già sapere'
'Tu sai dove lo manderai?
'Veramente Tommaso non ha nemmeno quattro anni. Per ora non so'
'Io ho visto la scuola francese ma è difficilissimo entrarci. Sai io sono francofona. Se no ci sono la Leone X, le Marcelline o la st. James'
'Della pubblica non se ne parla immagino'
'Stai scherzando?'
'Dicevo così, per dire...'

All'uscita del Parco.
'Oi ciao cara!'
'Ciao, come state? Rientrati?'
'Si. Bene, bene. Oggi siamo di fretta. Ci vediamo domani dopo la scuola?'
'Sì, penso ci saremo'
'Ti chiamo quando arrivo. Alle 4 devo vedere il nuovo asilo sopra alla Coop. Ne hai sentito parlare?'
'Veramente no. Ma poi io Viola l'ho già iscritta'
'Guarda ti dico domani. Questo ha uno spazio realizzato seguendo la bio-architettura. E' bilingue e fanno arte-terapia'
'Bilingue? In inglese? Ma poi tu alla materna non la manderai alla francese con il fratello?'
'Si ma tanto bilingue cosa vuoi che significhi? Le insegneranno a dire one, two three e horse'
'Ah, capito. Allora a domani'
'E poi mio marito va a vedere il corso di judo per i ragazzi. Domani ti dico anche di quello'
'Sì certo. Il judo..'

Al semaforo. Attraversando la strada.
'Ciao Francesca'
'Oh ciao, scusa ero distratta'
'Ma figurati. Come stai?'
'Noi bene. E tu? Le bimbe?'
'Bene, sono a casa con la tata. E i tuoi? Fammeli vedere. Oh come sono cresciuti!'
'Si, davvero'
'Allora ci sarete di nuovo al corso di musica?'
'Mmmh non credo. Tommaso si annoiava a morte le ultime volte'
'Ah ma io ci porto la piccola. La grande adesso la spingo verso uno strumento. Sai il metodo Yamaha?'
'Yamaha..forse avevo letto qualcosa. Ora non ricordo'
'Uh se hai bisogno chiedimi, ti spiego tutto'
'Grazie, ci sentiamo'
'Certo. Ricordati Yamaha.
'Si, Yamaha'

La sera. A letto.
'Bu?'
'Si'
'Ma tu quando dici di andarcene da Milano, sei serio o è così solo per dire?'




09 set 2011

- Un anno -


Un anno è un anno.
E fin qui siamo tutti d’accordo!
Se i numeri fossero sufficienti a raccontare una storia, la nostra direbbero più o meno questo: 22 autori, 167 post (io preferirei chiamarli contributi), 40.420 visite. Quanti lettori vi siano dietro di esse è questione assai dibattuta ma ahinoi senza risposta certa. Ognuno può pensarla come vuole. E così sia!
Eppure la nostra storia nasce e va ben oltre i numeri (non me ne vogliano i matematici!)
Nasce da amicizia.
Cresce come passione.
Va dove decideremo di portarla.
Insieme!


06 set 2011

- Una serata di fine estate -


Ieri sera abbiamo voluto fare i bravi cittadini.


Ci siamo messi d’accordo nel pomeriggio, abbiamo trovato le informazioni necessarie e soprattutto non abbiamo tentennato ma semplicemente lo abbiamo fatto.

Con la nostra vespetta ci siamo addentrati in una parte di Milano che raramente percorriamo… giunti a destinazione, abbiamo fatto due passi e ci siamo coccolati con una birra rigorosamente rossa… poi ci siamo seduti…

“la sfida e’ far dialogare innovazione e tradizione, non presentarle come antitesi come accade oggi”

“la questione generazionale non riguarda solamente una parte del paese”

“nel passato, per troppi anni ha fatto carriera chi era sempre d’accordo”

“bisogna saper distinguere tra chi pone un problema politico e chi cavalca l’antipolitica”

“l’uguaglianza dovrebbe essere intesa come un sinonimo di concorrenza leale”

Ebbene si! Non abbiamo fatto nulla di stravolgente, abbiamo semplicemente partecipato ad un dibattito… un dibattito sulla citta’, i giovani, la politica ed il paese.
Pero’ non e’ forse dalle piccole cose che si comincia?

“Discorsi gia’ sentiti” ha bofonchiato qualcuno alla fine dell’incontro.
Forse e’ cosi’, pero’ io qualche cosa a casa credo di essermelo portato.

E’ la consapevolezza che la nostra generazione non e’ senza speranza come molti credono. La nostra generazione si trova fronteggiare una sfida (che e' anche un'opportunita') impegnativa ma che puo’ essere vinta (ma soprattutto deve essere giocata): “dimostrare al mondo che un cambiamento deve e puo' esserci”

Il mondo appartiene a chi fa qualcosa per migliorarlo!
…e si comincia dalle piccole cose