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5 apr 2012

- Le forme dell’amore -


L’amore e’ come la pioggia. Sorprende sempre, almeno me.
Capita di incontrarlo nei luoghi piu’ disparati. Al parco su una panchina, tra le scrivanie di uno studio, la sera sotto casa o sulla via, un mercoledi mattina.
Oggi l’amore ha un piccolo impermeabile nero, i capelli grigi raccolti sulla testa e la grazia di una giovinetta.
L’amore tiene sottobraccio la nipote adolescente venuta al mondo con la sindrome di Down.
Le canta una canzone e la porta a spasso “Questa e’ la marcia della resistenza. Chi non resiste fa la penitenza”
Io passo e ascolto. Poi mi giro. Vedo l’amore ridere e gli sorrido indietro.
Salgo in macchina e mi commuovo un po’.
Per nulla in particolare o forse per tutto questo.

20 dic 2011

- Step out from your comfort zone -


Ecco quello che sto cercando di fare. Uscire dalla mia comfort zone.
Mia figlia non solo ha portato allegria e freschezza, ma anche una buona dose di coraggio.

Ecco cosa faro’:

Mi mettero’ nelle scarpe di un altro
Pensero’ al contrario
Faro’ un buon piano d’azione
Esplorero’ nuovi ambieni
Saro’ come un bambino

 Ci provero’ 
... e poi ci provero’ di nuovo




26 set 2011

- What is due -




Prima mi sono chiesta se avrei dovuto scrivere un messaggio su 09/11.
Poi ho deciso che non lo avrei fatto.
Infine ho pensato ad altro, non ho letto giornali, quotidiani, non ho acceso la televisione e neppure il computer.

Ho lasciato passare i giorni. Qualche accenno qua e là ma in fondo basta non guardare.
Poi ieri sera i bimbi sono andati a letto presto e ci siamo concessi Hannah e le sue sorelle.
Il Woody Allen dei tempi migliori.
La New York della mia vita.
E come sempre.

Mi sembrato di rivedere e risentire tutto.
L'aria gelida sulla pelle, stretta nel mio cappottino spigato.
I rumori assordanti.
Gli interruttori della luce.
Le veneziane alle finestre.
Gli avocado per cena.
Dean & De Luca. Agata e Valentina. Gourmet Garage.
I ristoranti, i locali notturni, il miglior sushi del mondo.
L'uomo della mia vita e gli amici per sempre.
Quella sensazione di vivere in un film e la certezza che tutto fosse possibile.
E lo era.

L'undicisettembre ha spento le luci del mio fantastico show e per tanti altri ha spento molto molto di più. Quello che è stato ed è venuto subito dopo è qualcosa di cui non mi piace parlare.
E' passato tanto tempo e ancora oggi non so cosa dire.
Solo che amo New York, l'ho lasciata con un biglietto aereo comprato senza convinzione, infilando negli scatoloni un pezzo di vita che qui non avrebbe mai trovato posto e ho pianto.
Ma quando vi sono tornata più e più volte dopo, l'ho ritrovata uguale.
E l'ho risentita mia. E mi ci sono ripersa dentro.
E so che sarà sempre così.

It is an ugly city, a dirty city.
Its climate is a scandal.
Its politics are used to frighten children.
Its traffic is madness.
But there is one thing about it..
Once you have lived in New York 
and it has become your home,
no other place is good enough.
(John Steinbeck, 1953)

Un pensiero a lei e a tutte le persone che non ci sono più


12 set 2011

- Milano. Giorno 1 -



Parco Sempione. Area gioco bimbi.
'Ciao, tu sei la mamma di quel bimbo che va a scuola col mio, vero?'
'Si, si chiama Tommaso'
'Ah, bhè. Domani si inizia'
'Sì, siamo pronti. Penso'
'Anche noi. Quest'anno sarà meglio. Le nuove maestre sono bravissime. Seguiranno un programma di didattica migliore dello scorso anno. Hanno creato l'angolo della matematica, cose così'
'L'angolo della matematica? Non ne sapevo nulla'
'Si, si. Sai il prossimo anno il mio va alle elementari e deve essere pronto'
'Si, forse qualcosina deve già sapere'
'Tu sai dove lo manderai?
'Veramente Tommaso non ha nemmeno quattro anni. Per ora non so'
'Io ho visto la scuola francese ma è difficilissimo entrarci. Sai io sono francofona. Se no ci sono la Leone X, le Marcelline o la st. James'
'Della pubblica non se ne parla immagino'
'Stai scherzando?'
'Dicevo così, per dire...'

All'uscita del Parco.
'Oi ciao cara!'
'Ciao, come state? Rientrati?'
'Si. Bene, bene. Oggi siamo di fretta. Ci vediamo domani dopo la scuola?'
'Sì, penso ci saremo'
'Ti chiamo quando arrivo. Alle 4 devo vedere il nuovo asilo sopra alla Coop. Ne hai sentito parlare?'
'Veramente no. Ma poi io Viola l'ho già iscritta'
'Guarda ti dico domani. Questo ha uno spazio realizzato seguendo la bio-architettura. E' bilingue e fanno arte-terapia'
'Bilingue? In inglese? Ma poi tu alla materna non la manderai alla francese con il fratello?'
'Si ma tanto bilingue cosa vuoi che significhi? Le insegneranno a dire one, two three e horse'
'Ah, capito. Allora a domani'
'E poi mio marito va a vedere il corso di judo per i ragazzi. Domani ti dico anche di quello'
'Sì certo. Il judo..'

Al semaforo. Attraversando la strada.
'Ciao Francesca'
'Oh ciao, scusa ero distratta'
'Ma figurati. Come stai?'
'Noi bene. E tu? Le bimbe?'
'Bene, sono a casa con la tata. E i tuoi? Fammeli vedere. Oh come sono cresciuti!'
'Si, davvero'
'Allora ci sarete di nuovo al corso di musica?'
'Mmmh non credo. Tommaso si annoiava a morte le ultime volte'
'Ah ma io ci porto la piccola. La grande adesso la spingo verso uno strumento. Sai il metodo Yamaha?'
'Yamaha..forse avevo letto qualcosa. Ora non ricordo'
'Uh se hai bisogno chiedimi, ti spiego tutto'
'Grazie, ci sentiamo'
'Certo. Ricordati Yamaha.
'Si, Yamaha'

La sera. A letto.
'Bu?'
'Si'
'Ma tu quando dici di andarcene da Milano, sei serio o è così solo per dire?'




23 giu 2011

- 25 -



Ti ho aspettato con grande emozione e impazienza, come si addice ad una bambina che vuole il bambolotto nuovo e non pensa ad altro. Ormai, una vita fa.
Sei arrivato una sera d'estate, mentre giocavo a nascondino con ragazzini più grandi di me.
Ti ho trovato bruttissimo, rosso paonazzo, extraterrestre con le manine in eterno movimento.
Ho pensato che saresti migliorato col tempo.

Sei stato l'inizio della mia vena materna.
Ho dovuto addormentarti, imboccarti, cambiarti, portarti a scuola e anche venire a prenderti. In un tempo in cui non sempre avevo voglia di farlo.
Ti ho accudito con la leggerezza dei quindici anni. Sfinendoti di cassette di Walt Disney, erudendoti sulle vicende di Lupin, portandoti a fare le vasche in via Palestro in mezzo a gruppi di scoppiati come me, insegnandoti a scrivere il mio nome e quello delle mie amiche, facendoti diventare la mascotte di gente molto più grande di te.

Sei stato un gioco divertente e un grandissimo impegno.
Il mio compagno nel deserto.
L'odore di buono in cui affondare il naso.
Il più importante di tutti.
Il libro da leggere la sera.
Le coccole nel letto.
I compiti in cucina.
Le sgridate e le difese.
Il tempo che passa.
Il Liceo e l'Università.
Le partenze e le lunghe attese.
I ritorni di poche parole.

Sei diventato grande in fretta.

Oggi sei un uomo fatto, con le spalle larghe, la barba aguzza e le grandi mani.
Ti cerco e non ti trovo.
Per sapere di te, devo ricorrere a Facebook.
Ti condivido con una miriade di amici e conoscenti.
Ma ti guardo sempre con grande amore.
Ti abbraccio idealmente anche quando non lo faccio.
Ti stringo forte come quando eri bambino.
E ti proteggevo.
E speravo sempre e solo il meglio per te.

Tu che eri piccino e oggi hai 25 anni. Tu che sarai sempre nella parte più bella della mia vita. Lì dove stanno i pensieri felici, le parole di bene, i grandi sentimenti, le persone speciali.
Perchè non potrò mai smettere di amare tutto quello che c'è dentro e fuori di te.

10 mag 2011

- Milano, Meno 5 -



Questo è un post che meriterebbe una grande riflessione prima di essere scritto. Ci vorrebbe del tempo, ecco. E io il tempo, quando ce l'ho, lo dedico a cose che ritengo troppo importanti per essere delegate (anche se sto iniziando a cambiare, vi dirò..).

Pertanto accontentiamoci. Io e voi, i miei due lettori affezionati a cui voglio bene dal profondo del cuore.

Quello che butto giù di getto, senza troppe riflessioni indi è che..bhè col tempo, con i giorni, con il fatto che qui sono nati i miei due bimbi e qui sta crescendo la mia piccola famiglia di pazzi sgangherati, io a Milano inizio a volere davvero bene.
Inzio a capirla. Dopo anni in cui il mio pensiero volgeva sempre e solo al di là dell'Oceano..a New York, che resta sempre my home, sweet home (anche perchè fa sentire a casa chiunque secondo me), inizio a sentire che qui ho messo una piccola radice..
esile ancora, per carità..ma che sta scendendo in profondità ogni giorno di più. E giuro, sono io la prima a stupirmene.

La mia via è diventata casa. Il mio quartiere mi fa sentire sicura e le recenti amicizie con Massi e Katia i gelatai, con la Marta di Orangorilla, l'ormai usuale buongiorno al mattino con gente che abita nella stessa strada e di cui non so nulla..pensavo esistessero solo nelle città di provincia come quella da cui provengo. Invece no. Io qui mi sto facendo i vicini, i conoscenti e soprattutto gli amici. Vado al Parco e passo il tempo a chiacchierare con tutte le mamme che conosco e sono davvero tante. Mi fido del mio macellaio e adoro la colazione davanti all'Arco della Pace.

Sto diventando milanese e per la prima volta quando lo dico non associo a questa parola ballerine dorate e borsa Louis Vuitton. Bensì mi vengono in mente BikeMI, l'Anteo Spazio Cinema, Orticultura, Brera, la Triennale..si certo anche le scarpine Porselli e i negozi di Miu Miu...ma pure l'asilo di Tommaso pieno di gente, di accenti internazionali e di rumore, il delivery di PARCO Sushi, l'Esselunga che mi consegna a casa, le bimbe tedesche che vivono al piano di sotto, la mia aupair che mi racconta di quante amiche provenienti da tutto il mondo si sta facendo ogni giorno, il corso di italiano che il comune ha organizzato a 85Euro ogni tre mesi a cui l'ho iscritta e che sembra funzionare...

Milano, Milano sta diventando casa mia.
E io, se mi conoscete bene e se non mi conoscete bene ve lo dico, a casa mia ci tengo davvero tanto.
Per questo credo fermamente, profondamente, assolutamente, incommensurabilmente, totalmente, ..ente cazzo che sia arrivato il momento di liberarsi completamente, finalmente, definitivamente, ..ente e ripeto il cazzo, cazzo...di Letizia. Come si fa chiamare lei. Vota Letizia, trovo dappertutto.

No, siamo seri dai. Questa non ha fatto una beata mazza per tutto il mandato, intendiamoci. A lei di Milano, dei cittadini, dei bambini, dell'Expo, della cultura, del riciclo, dello smaltimento rifiuti, dei giovani, delle imprese, del mercato del lavoro non gliene frega nulla. Che va benissimo, ma non se vuoi fare il sindaco.

Oggi mi è arrivata a casa la letterina di Giuliano Pisapia. Due pagine sintetiche, pulite, semplici e ad effetto (almeno su di me..ma ammetto che Pisapia ha il mio voto in tasca dalla notte dei tempi, per cui poteva anche risparmiare su foglio e busta). Certo, niente in confronto al librone/portfolio della Moratti che ho intravisto a casa di amici e che, in quanto indirizzato a me, non ho neanche scartato e ho automaticamente infilato nella raccolta della carta. (Povero albero, immagino sperassi di essere destinato ad una fine ben più nobile giacchè ti stavano tagliando..mi scuso con te che non ne puoi nulla.)

Per favore, dicevo, ragioniamo ragazzi. Qui ne va del nostro futuro. A me di destra e sinistra in questo momento non me ne frega nulla. Ma dei miei figli, del mio lavoro, della mia città si.
Se Milano cambia è un segno per l'Italia. Milano è la prima piazza. E' la piazza.
Bisogna crederci e provarci. Porca zozza.

22 ott 2010

- fiocco Viola -




...NOVE MESI FA...

Viola è il colore del cielo nelle sere d'estate
Viola sono i fiori della pianta di lillà vicina al cancello
Viola i miei stivali da pioggia
Viola è Barbabella
Viola una calda maglia di lana che ho comprato qualche tempo fa
Viola a pois un'insalatiera che uso in campagna
Viola è il pouf nella camera di Tommaso
Viola è la collana di stoffa che arriva dall'Asia

Viola sarà il nome di mia figlia
Quando sarò così fortunata da averne una

(Francesca B.)



...OGGI...

Oggi, 22 Ottobre, finalmente sei nata.

Per nove mesi ti abbiamo attesa.

Abbiamo spiegato a Tommaso che saresti arrivata.

Abbiamo recuperato dal solaio la culla in cui trentacinque anni fa dormiva la tua mamma,
ventiquattro il tuo zio,
e solo tre anni fa il tuo fratellino.

Anche loro a quel tempo erano piccoli come te,
l’avresti mai immaginato?

Nell’armadio hai già ad aspettarti qualche vestitino
che attraverso internet
abbiamo fatto arrivare dalla Francia. Solo per te.

Oggi, 22 Ottobre, finalmente sei nata.

Ti diamo il benvenuto in questo mondo,
che forse non è perfetto
ma da oggi è sicuramente un po’ più bello.
(Mattia)


Israel kamakawiwo'ole - somewhere over the rainbow by laurapizzolato

9 ott 2010

- Come eravamo -


A volte capita cosi’. Di sfuggita. Seduti al tavolo del primo posto trovato per caso.
“Tra due ore sono a Torino per lavoro, ci si vede a pranzo?”

E ci si ritrova tra le solite vecchie strade. Davanti a quelle che erano le solite facce.
E ci si risente giovani e belli. Come eravamo qualche anno fa.
Quando le giornate erano scandite da uscite, appuntamenti, grigliate, mojito e sigarette.
Sproloqui e parolacce. Ubriacature a notte fonda e macchine col finestrino giu’ d’estate.

Ci si ritrova cosi’. Quasi per gioco.
Ci si racconta tutto nel tempo di una pizza.
Ci si abbraccia forte e veloce.
Con un sorriso grande stampato sulle labbra.
‘Pero’ vediamoci dai”

E ci si ributta nella vita di oggi, senza guardare indietro.

Ma io l’ho sentito il bene che vi voglio smuoversi nel piu' profondo.
I miei amici. Quelli veri. Quelli con cui non c’e’ bisogno di dire niente. Si potrebbe stare zitti per ore e ore. Insieme.
Ma c’e’ sempre troppo da raccontarsi. Per farlo.

Mi chiedevo ieri sera, ma cresceremo un giorno?
Gli anni passano e noi non cambiamo mai.

(F. Berti)


(Cambogia, 2009 - A.F. Domeneghini)



Wyclef Jean and the Fugees - No woman no cry by Un Kritico

10 set 2010

- Fin dalle origini -

La mia pancia, ogni volta che diventa grande e ingombrante, e soprattutto ogni volta che qualcuno imperterrito ci nuota dentro, ha il potere di rimettermi in pace col mondo.
O meglio, di farmi cambiare punto di vista, ecco.
I tratti del viso si addolciscono, lo so nessuno ci crede ma è così. Capita anche a me.
I rapporti interpersonali si distendono.
E io mi ritrovo a fare i conti con la mia vita.
Divento più pragmatica di quanto già non sia.
Le liste si moltiplicano nuovamente. Ci sono post-it in ogni angolo della casa e dello studio con interminabili elenchi di punti da smarcare. Gli ingredienti per biscotti insieme ai contratti da firmare, le note spese, le e-mail da scrivere, il numero del tappezziere e i siti di au pair da controllare. Un tourbillon in cui io sembro muovermi con una certa tranquillità, anche se questa e’ solo l’apparenza.
Tutto questo nell’attesa. Che qualcun altro si aggiunga alla nostra piccola squadra di piccoli supereroi. Già si muove e fa capriole. Un giorno d’autunno sarà tra le mie braccia. E cercheremo di essere pronti.
Sarà nuovo e diverso. È già diverso. Questa volta so cosa mi aspetta. So che sarà difficile e che avrò voglia di piangere e di dormire come solo sa chi ci passa in mezzo.
So che Tommaso mi farà il muso e dovrò moltiplicare il mio tempo e il mio amore. So che è esattamente quello che ho voluto, che voglio e che sempre vorrò.
E un giorno cercherò di capire dagli occhi dei miei figli se sarò stata una brava madre.
Mentre nel frattempo cerco di non risparmiarmi, di non negarmi mai, di essere sempre presente. Un punto di riferimento fermo e solido a cui ancorarsi la notte quando i sogni fanno paura, il mattino quando c’è voglia di coccole, il giorno e la sera quando c’è da disegnare, costruire torri altissime, cucinare insieme, fare il bagno con squali, orche e delfini, scappare via davanti ai versi di dinosauri e mammuth.
Oggi dopo tanto tempo, per la prima volta capisco cosa è cambiato e sta ancora cambiando nella mia vita. Capisco che essere genitori è un mestiere difficile e che ognuno porta con sé le ferite, gli errori e le sofferenze della propria storia.
Domenica ho guardato a lungo mio nonno negli occhi e per la prima volta ho pensato che mio padre in fondo ce l’ha messa tutta. Per migliorare almeno un po’ rispetto a dove era partito. La strada è stata lunga e tortuosa e non sempre felici i risultati.
Ma infine ho capito. Che tutto ha avuto inizio molto prima che io nascessi, quando tu eri bambino e figlio e di me non c’era nemmeno l’idea. E che in fondo non sono tue tutte le colpe
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