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18 set 2013

- Cala il sipario -



Venerdi’ abbiamo fatto calare il sipario su un pezzo importante della nostra vita.
E lo abbiamo fatto in grande stile.
Forse non un grande stile assoluto ma il nostro grande stile, che probabilmente e’ anche piu’ importante.
Abbiamo iniziato con una lite in grande stile, come alcune di quelle che abbiamo vissuto in questi anni. Quelle che rafforzano un rapporto. Quelle che scoppiano perche’ ci teniamo troppo. Quelle che oggi sono incazzato nero ma domani amici piu’ di prima. ‘Hai ragione, ho sbagliato’ ‘Ma figurati, sono io che ho esagerato’…
Abbiamo continuato con una cena in grande stile, come sempre accade dalla ‘Sura.
Ci siamo poi spostati nel luogo del delitto. Nel luogo che e’ il pretesto della festa: la nostra casa che dal 30 settembre abbandoneremo e che iniziera’ ad essere vissuta da altri ragazzi che con tutte le probabilita’ vivranno le nostre stesse storie, con l’unica differenza che non saremo noi.
E abbiamo dato vita ad un house-party in grande stile. Presenti le facce che hanno caratterizzato questi anni. Con qualche assenza giustificata e qualcuna un po’ meno, ma comunque un’ottima rappresentanza.
Abbiamo chiacchierato  bevuto, mangiato ancora, dipinto, cantato a squarcia gola, fumato, riso… ripercorso con le parole e con la mente questi anni di vita insieme. Anni spensierati ma non troppo, anni di occasioni cavalcate ma anche perdute. Anni in cui ci siamo spronati a dare il nostro meglio ma nei quali ogni tanto e’ emerso anche il nostro peggio. Anni belli e comunque indimenticabili.
Il sipario e’ calato (in grande stile) su un pezzo importante della nostra vita, delle nostre storie che in questi anni si sono incrociate e contaminate. Chissa’ cosa rimarra’ di noi nella prossima rappresentazione. Chissa’ se saremo ancora noi o se saremo un po’ piu’ soli.
Ciao Lusardi. This one is for you.


10 set 2013

- Fai qualcosa della tua vita -



Una festa di compleanno in riva al Po.
Una amica di vecchia data.
Una frase detta di sfuggita, forse per caso, forse no.
Da lei a me.
Sbabam!
Non ci si vede da molto ma e’ un’istantea fedele del mio presente stato d’animo.
Principe del non detto, Re dello sguardo sfuggente quando la discussione si fa troppo personale.
Sto veramente facendo qualcosa della mia vita?
Oppure mi sto autoconvincendo che bollire lentamentamente in questo brodino insipido non sia poi cosi’ male?
Nella testa idee e buoni propositi ma solo una parte di queste si trasformano in cose, fatti e momenti vissuti.
Nella testa ho chiaro quello che mi manca e che andrebbe detto e fatto. La differenza tra vivere e sopravvivere.
Ma nei fatti preferisco distogliere lo sguardo.
Alle parole che so andrebbero dette preferisco il silenzio, che a volte dice piu’ di mille parole ma volte e' solo silenzio.

Una festa di compleanno sull’argine del Po.
Una amica di vecchia data.
Una frase detta di sfuggita, che sarebbe bello non resti solo una frase.
Fai qualcosa della tua vita!


15 mag 2013

- La parte americana della famiglia -




Sono passati dieci anni dall’ultima volta che ci siamo visti. Pressoche’ nulli i contatti e-mail. Assolutamente nullo qualsiasi altro tipo di comunicazione, anche se la tecnologia lo consentirebbe. Ma siamo fatti cosi’.

Piu’ di un anno fa la notifica: “We are going to be in Tuscany in May 2013. Don’t make plans for that week because you will have to come to visit us.” Make plans? Con un anno di anticipo? Qui si vive alla giornata! Comunque date scolpite nel calendario.
May 2013 e’ arrivato ed eccoci qui. Dieci anni dopo.

“You used to pray before starting the meal. Don’t you do that anymore?” “Naaa. Things have changed”
“What places do you want to visit next?” “India attracts me a lot and I still didn’t have the chance to visit it. I also have in mind to take a longer break sooner or later and make a trip around the World” “Make sure you do that before you have a family”

The family! I bimbi da uno sono diventati quattro. E finalmente viene piu’ facile associare ad un nome una faccia, ed anche una personalita’.

Quello che ci sorprende e’ la loro educazione. Loro non vanno a scuola ma studiano a casa con i genitori [“Schools are stressing too much competition and focus too much on grades instead on making sure that kids actually learn”]. A fine anno fanno un test che certifichi il passaggio di classe. I test li tiene la mamma a casa, nel caso un giorno qualcuno chiedera’ di vederli.
I bambini percepiscono una paghetta settimanale che amministrano attraverso un conto: 50 centesimi moltiplicati per il loro anno di eta’ alla settimana, quindi un dollaro e mezzo la piu’ piccola e 5 il piu’ grande perche’ “it’s better if they start making mistakes with small amounts”. Il conto fino ad un ammontare di 500$ da’ un interesse del 6%, per incentivare il risparmio.

“How old were you when you have done your exchange in US?” “Seventeen” “Eli, would you like to go to study abroad when you grow older?” “Mmm, no” “You are ten, maybe you’ll change your mind. We’ll see”

Tra bottiglie di vino e banchetti generosi, tre giorni sono volati. “It’s picture time, we do not want to forget this re-union. Do we?”. “Kids, see you in ten years” [“By that time Eli will be 20 and Hillary 14, it is going to be a fun”]. Abbracci. Lacrime. Cala in sipario.

See you in ten years, family.
O magari, volendo, anche un po’ prima. We’ll see.

19 apr 2011

- L'orologio fa Tic Tac -

(Dr. Hu, Yunnan 2008, Mattia)


In un libro – che abbiamo già citato tra i primi “frammenti” – viene trattato in maniera esemplare (e anche un po’ angosciosa) il tema della ricchezza del tempo e dell’importanza di non farlo trascorrere senza che nulla accada. Spero possiate apprezzare l’invito ad agire e a vivere che ci viene offerto da Dino Buzzati ne “Il deserto dei tartari”. Non aspettiamo che qualcosa accada… facciamolo accadere!


“Ventidue mesi erano passati senza portare niente di nuovo e lui era rimasto fermo ad ASPETTARE, come se la vita dovesse avere per lui una speciale indulgenza. Eppure ventidue mesi sono lunghi e possono succedere molte cose: c’è tempo perché si formino nuove famiglie, nascano bambini e incomincino a parlare, perché una grande casa sorga dove prima c’era soltanto prato, perché una bella donna invecchi e nessuno più la desideri, perché una malattia, anche delle più lunghe, si prepari (e intanto l’uomo continua a vivere spensierato), consumi lentamente il corpo, si ritiri per brevi parvenze di guarigione, riprenda più dal fondo, succhiando le ultime speranze, rimane ancora tempo perché il morto sia sepolto e dimenticato, perché il figlio sia di nuovo capace di ridere e alla sera conduca le ragazze nei viali, inconsapevole, lungo le cancellate del cimitero.


***
Quattro anni erano passati da allora, una rispettabile frazione di vita, e niente, assolutamente NIENTE ERA SUCCESSO [che potesse giustificare tante speranze]


***
Gli antichi amici di Drogo, sulla soglia della casa che si sono costruita, amano adesso soffermarsi a osservare, paghi della propria carriera, come corra il fiume della vita e nel turbine della moltitudine si divertono a distinguere i propri figli, incitandoli a fare presto, sopravanzare gli altri, arrivare per primi. Giovanni Drogo invece ASPETTA ancora, sebbene la speranza si affievolisca ad ogni minuto.


***
Lassù era passata la sua esistenza segregata dal mondo, per ASPETTARE il nemico egli si era tormentato più di trent’anni […]”

16 feb 2011

- Vorrei svegliarmi domattina e avere 30 anni -



"Forte il pugno che colpirà in ogni paese, in ogni città...."
7.15(l'alba in pratica)
Cazzo la sveglia
Perchè anche oggi devo andare a scuola? Tanto non mi serve, tanto gli schemi delle lezioni mi stanno troppo stretti, tanto se non mi bocciano è perchè faccio il recuperone a fine anno e se mi bocciano è perchè volevano bocciarmi. "Si mamma, adesso mi alzo, dammi un secondo. NO CAZZO NON LA FACCIO COLAZIONE." Non vedo l'ora di essere all'università, lì almeno studio quello che mi pare, lì si che dimostrerò a tutti quello che valgo. Avrò 21 anni, sarà diverso

Bagno. Zaino. Scale. VAFFANCULO 51 DI MERDA, ATM DEL CAZZO QUANTO TI ODIO.
Tanto ormai arrivo in ritardo, citofono all'amico, tanto lui è in ritardo sicuramente
"Steve siamo in ritardo in due, scendi che facciamo un salto all'orsa e entriamo alla seconda"

Parole, chiacchiere e fumo: il pezzo nuovo dei One Mic, la ragazza dell'altra classe, la manifestazione di sabato, il professore infame, schiaffi minacciati e mai presi o dati.

Arriviamo all'Orsa.
Parole, chiacchiere, fumo e confronti. Solite cose, solite parole dette e ridette, ascoltate e riascoltate, più vogliamo distinguerci, più risultiamo uguali. Ma a 21 anni sarà diverso, a 21 anni saranno loro a seguire me.
Lotto alle otto. Steve va verso il Marelli, io verso il Cremona.
Seconda ora.
"Scusi prof...si lo so che sono a rischio, si lo so che mi avete graziato abbastanza, ha ragione prof sono sempre in ritardo, mi scusi prof, promesso prof. Grazie prof"

Entro in classe. Italiano. La prof non mi sta nemmeno antipatica, tutto sommato è una brava persona, si vede che gli piace insegnare. Però è una professoressa, è il nemico, la odio. DEVO odiarla.

"Perego cinquemmezzo" (Cazzo ecco perchè la odio) "Perego il tuo tema è vuoto come al solito, scrivere proprio non ti riesce eh!? dovresti leggere di più!"
E chi glielo spiega che il capitolo de "I promessi sposi" che spiegherà oggi io l'ho letto qualche notte fa? Chi glielo spiega che scrivere è una delle mie passioni e che trovo i miei temi 3 volte più profondi e sensati della mia compagna che prende settemmezzo fisso?
Tanto all'università sarà diverso, quando avrò 21anni sarà diverso.

"Prof. posso andare in bagno?"
Bagno del primo piano. Parole, chiacchiere e fumo.
Intervallo. Parole, chiacchiere e fumo.
Driiiiin. Ok, anche oggi è finita: salto all'Orsa, Maciachini, 4 e piatto pronto a casa.

"Si mamma, tutto bene. Si lo so che dico sempre "tutto bene" e poi a fine anno c'è la sorpresa. CAZZO MAMMA PERCHÈ NON TI FIDI MAI??"
È normale, ho 16 anni, non valgo un cazzo. Quando avrò 21 anni sarà diverso.
Simpson(si dopo studio)Computer(si dopo studio)Fumetti(CAZZO MAMMA TI HO DETTO CHE STUDIO DOPO)
"Ok mamma, vado da Steve a studiare! CAZZO MAMMA TI HO DETTO CHE STUDIAMO"
"Apri Steve, sono io"
Parole, chiacchiere e fumo.
Attraverso la strada, torno a casa, piatto pronto.
"Si mamma ho studiato, senti mammina posso andare alla festa sabato? CAZZO MAMMA MA PERCHÈ I MIEI AMICI ESCONO E IO NO?! PAPÀ MI CI FAREBBE ANDARE!"
Che vita di merda. Vado a letto.
Domani è un giorno in meno ai 21 anni

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"...dance now whatever you may be, but he missed the fucking penalty, so we smashed up the town, wherever we may be, 'cause he missed the fucking penalty..."
11.30(l'alba in pratica)
"Pronto nonno, no non stavo dormendo(ma che ore sono?), si tutto bene, è normale che ti faccia male qualcosa nonno, cazzo hai 80anni! Si si stavo studiando, no lo chiamo dopo papà, ci sentiamo. Ciao. Ciaociao."
Fogna in bocca, martello in testa, occhio pesante. Meno male che dovevo alzarmi presto e studiare.
Lettura degli sms: un buongiorno, un tentativo di programma per la serata e un nuovo aggiornamento famigliare da mia sorella. Rispondo sorridendo al primo, posticipo il secondo e inizio, 2 minuti dopo aver aperto gli occhi, a pensare a come rassicurarla. Che casino, quando avevo 16 anni era diverso.

Lilli dorme, Sognetta e Vig saranno in università. Cazzo perchè loro si impegnano e io no?!
Scendo dal letto. Facebook, parole, chiacchiere e fumo: Mutu ne ha combinata un'altra, Silvio non lo processano, Ghemon ha fatto una traccia che è una bomba.
Fingo di studiare qualcosa: cazzo lettere dovevo fare. LETTERE! Altro che psicologia.
"Lilli cosa mangi per pranzo? Si io cucino adesso che alle 13.30 esco che vado al lavoro"
Pranzo, oddio...Brunch!si brunch, ormai il pranzo è un ricordo. Come cazzo fai a mangiare alle 13 se sei sveglio da un'ora e mezza? Ecco perchè peso 82 kg, mica 70 come quando avevo 16 anni.
Doccia, zaino, ascensore, VAFFANCULO 7 DI MERDA, ATM DEL CAZZO QUANTO TI ODIO.
"Si Andre sono Luca, scusami ma può essere che arrivi con 5-10 minuti di ritardo, eh lo so scusami, si ci vediamo dopo, scusa ancora"
Tram, metro, camminata, ufficio.

"Si buongiorno chiamo dalla NCP ricerche di Milano, posso rubarle 1-2 minuti per un sondaggio sull'ascolto della radio?Signora non mi sembra il caso di insultarmi, ho capito che è impegnata a guardare la tele ma starei anche lavorando, basta dirmi di no e io la lascio in pace, non c'è bisogno di fare tutto sto show. Si, prometto che non la chiamiamo più. Buona giornata"
"Vaffanculo. Troia."
Chi glielo spiega alla signora che, mentre lei riceve una chiamata al giorno, io ne faccio circa 200 ogni 3 ore? Chi glielo spiega che, mentre lei viene felicemente mantenuta dal marito, io, a 21 anni, lavoro già da quasi 5 anni?

Messaggio. Risposta: "Ok rossa, per le 18 da me. Meno male che oggi ci vediamo :D"

Messaggo. Risposta: "Mi spiace che tu la veda così, siamo stati entrambi coglioni, ora dobbiamo solo prenderci le nostra responsabilità e guardare avanti. Io continuerò ad augurarti un mare di felicità e rimarrai sempre nel mio cuore." Complicazioni drastiche di favole infrante, quando avevo 16 anni era diverso

Turno finito.
Lavorare per campare, quando avevo 16 anni era diverso.

"Si nonno, lavoro tutto bene, no non sono stanco, si ho studiato, no non l'ho sentito papà. Passo di lì in 'sti giorni e te lo metto a posto io il decoder. Ciao nonno"
Arrivo a casa.
Espressione pre-rossa :|
Espressione post-rossa :D
"Dai, organizzo qualcosa per stasera, sento io gli altri. Fila a casa o arrivi in ritardo!"
Facebook, parole, chiacchiere e fumo
"Sognetta per che ora torna Vig? dai ok, lo aspettiamo e mangiamo insieme"
Facebook, parole, chiacchiere, fumo
"22.30 da me, birra da qualche parte poi al massimo torniamo qui"
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Tutto bello, niente di nuovo.
Che cazzo speravo a 16 anni?
3.30, vado a letto. Domani è un giorno in più che mi allontano dai 16.
(CAZZO MAMMA, DA LASSÙ VUOI DARMELA O NO UNA MANO?!) 
kriticadellaragione.blogspot.com
(Peg)

 
Club Dogo - Qualcosa In Mente by Un Kritico

15 feb 2011

- Un lustro -

 


Cinque anni.
Quante cose che sono cambiate in cinque anni.
Cinque anni.

Ho fatto in tempo a diplomarmi e ad iniziare l'università, ho fatto in tempo a traslocare due volte, prendere la patente. Ho scoperto il senso del divertimento e la fatica del lavoro.

Ho fatto in tempo a conoscere davvero il valore delle persone della mia famiglia, il valore degli amici, umani e non, veri e finti, il valore dei soldi, il valore del saper vivere la propria età, il valore della coerenza, della responsabilità, del rispetto, della riconoscenza.

Ho fatto in tempo ad innamorarmi, innamorarmi davvero di una persona unica, l'unica che, da sola, sapeva fare un senso alle mie giornate. Ho fatto in tempo a buttare via tutto, senza, forse, accorgermi di aver fatto la più grande cazzata della storia dell'umanità.

Ho fatto in tempo a sbagliare, sbagliare molto.
Ho fatto in tempo a rimediare spesso, ma poche volte ad imparare dai miei errori.

Ho fatto in tempo a fare un piercing, quattro tatuaggi, leggere centinaia di libri, vedere centinaia di film, prendere e dare decine di pugni, rompere un paio di skateboard, sfasciare due macchine, cambiare parecchi lavori, visitare otto stati, vivere e risolvere centinaia di situazioni improbabili e distruggermi troppi neuroni.

Ho fatto in tempo a vedere amici andarsene, chi in senso figurato chi in senso fisico.

Ho fatto in tempo a ridere migliaia di volte e piangere troppo poche, svegliarmi con pensieri orribili in testa e andare a letto con fantasmi ancora peggiori.

Ho fatto in tempo a struggermi e distruggermi per quelle domande che non ho mai potuto farti e che mai potrò, perché, mamma, cinque anni sembrano tanti, ma in realtà sono fottutamente pochi.
kriticadellaragione.blogspot.com
(Peg)

Stupenda RMX by Un Kritico


17 dic 2010

- Finisce un'era -


Prima di un abstract in cinese ed una intera tesi in inglese, mi si conceda almeno una pagina in italiano, per le dediche, un paio di riflessioni su questi 5 anni e conseguenti ringraziamenti.
A Ma’ e Pa’,
per i valori, l’esempio e la libertà

A Fra’,
per gli stimoli, i consigli e il supporto incondizionato

A mia nonna Michelina,
le miei radici

A Tommaso e Viola,
il futuro
5 anni son una rispettabile frazione di vita… 5 anni sono 60 mesi, 1.825 giorni, 43.800 ore, 2.628.000 minuti… 5 anni sono lunghi… in 5 anni molte cose possono succedere… e per fortuna, in questi 5 anni, molte cose sono successe…
5 anni fa, ragazzo, entravo, in punta di piedi e anche un po’ per caso, in questa istituzione… ne esco oggi uomo, sicuramente più consapevole, sicuramente cambiato (ci si augura in meglio!)…
In questi 5 anni ho provato a cogliere tutte le opportunità che questa università aveva da offrirmi: il campus abroad a Montreal, l’erasmus a Dublino, il double degree a Shanghai… la radio, i giornalini, la rappresentanza studentesca… le lezioni e le conferenze…
Ringrazio tutti i professori che hanno contribuito alla mia crescita formativa e anche personale. In particolare: Stefano Baia Curioni, Franco Amatori, Andrea Colli, Antonio Calabrò, Stefano Gatti, Stefano Bonini, Marzio Saa, Giovanni Fiori, Emanuele Lucchini Guastalla, Justin Frosini, Roberto Pardolesi, Magda Antonioli, Giorgio di Giorgio, Emanuele Borgonovo, Severino Salvemini, James Hayton, Davide Ravasi, Roberto Donà, Greta Nasi, Guido Corbetta, Markus Venzin e, ultimo ma primo, Alessandro Zattoni.
Ringrazio tutti i compagni di viaggio… che è stato un viaggio ricco … a volte travagliato (ma quale viaggio non lo è?)… sicuramente bello… Grazie a Stefano, Cate, Pippo, Teo, Madda, Rossi, Gianca, Carlotta, Paolo, Michi e Giulia (insieme!)… la veranda di Wudon Lu e la famiglia allargata di via Lusardi…
Con questo lavoro si chiude un capitolo importante della mia vita… ora si tratta di scegliere se iniziare un capitolo nuovo, o se avere il coraggio di spingermi un po’ più in là, ed iniziare un nuovo libro…  kriticadellaragione.blogspot.com

(Mattia)

14 ott 2010

- La roba -

Dopo 3 anni di onorato servizio ho dovuto mandare in pensione il mio vecchio cellulare per comprarne uno nuovo.
3 anni son un lasso di tempo relativamente lungo (sia nella vita di una persona che in quella di un cellulare!). In particolare, per me questi 3 anni sono stati ricchi di avvenimenti e avventure, che difficilmente riuscirò ad eguagliare in futuro (almeno in termini di quantità).
- Ci sono state 5 settimane di Canada in cui ho conosciuto i miei migliori amici “acquisiti” (ovvero quelli con cui non sono cresciuto, che guarda caso sono le persone che con me scrivono questo blog)
- C’è stato un Erasmus di 4 mesi a Dublino
- C’è stata la nascita del mio primo nipotino
- … la fine di un amore che durava da quasi 4 anni (anche qui periodo relativamente lungo)
- C’è stato il conseguimento della laurea triennale
- C’è stato un anno di Cina, con relativa morte e resurrezione
- C’è stato l’addio (a … km di distanza) all’unica nonna che ho avuto la fortuna di conoscere
- Ci sono stati il mio primo e secondo lavoro in un ufficio (inevitabilmente sotto contratto di stage!)
Tutti questi eventi sono passati inevitabilmente attraverso quell’ oggetto insignificante.
        “Mattia è nato Tommaso! Vieni a conoscerlo”
        “Dott. Tarizzo, ci è piaciuto. Se è disponibile può iniziare dalla prossima settimana”
        “You are very beautiful… in my eyes”
Anzi, forse è meglio dire che il passaggio di tutti questi eventi attraverso quell’oggetto ha fatto sì che esso non fosse più insignificante. Dopo 3 anni, non era più UN cellulare che si può cambiare in qualsiasi momento. Era il MIO cellulare. E nel suo essere una baracca (che si spegneva ad ogni vibrazione impedendomi di rispondere) comunicava qualcosa di me. Comunicava che non ho bisogno dell’ultimo modello sul mercato per sentirmi figo. Comunicava che io il cellulare lo uso nei momenti di estrema necessità. Parlare e chiacchierare preferisco farli di persona… guardandosi negli occhi, sorridendosi, toccandosi…
Forse un po’ romanticamente speravo che il mio cellulare mi accompagnasse almeno fino al prossimo evento importante: la fine dell’università e l’ingresso nel mondo del lavoro. Invece non ce l’ha fatta. A malincuore ho dovuto piegarmi all’evidenza e sostituirlo.
Quello nuovo funziona meglio e mi semplifica anche un po’ la vita. Però non lo sento ancora mio. Sicuramente lo diventerà. Se non prima, per certo quando inizierà ad essere un po’ scassato. Quando attraverso di esso saranno passate un po’ delle mie storie… un po’ della mia storia…
(M. Tarizzo)

(Museum, 2007 - David Lachapelle)

01-cyndi lauper-time after time by sangmauve

8 ott 2010

- L'attesa -

(Pechino, Cina, 2009 - M. Tarizzo)

L'attesa...
Che strana cosa...
momento di vita in cui speranza e paura vanno a bracetto...
danzano insieme fino a quando una delle due si stancherà e l'altra prenderà il sopravvento...

(M. Tarizzo)

5 ott 2010

- Ascolta -

(Paesaggi naturali, 1976/1981 - Franco Fontana)
“Quando a te si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere,
non imboccarne una caso, ma siediti e aspetta.
Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato
il giorno in cui sei venuto al mondo,
non farti distrarre da nulla,
aspetta e aspetta ancora,
resta in silenzio ed ascolta il tuo cuore.
E quando ti parla,
alzati e vai dove lui ti porta.” 
(tratto da "Va dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro)

Aspettare.

Respirare.

Profondamente.

Ascoltare.

Sentire.

Senza distrazioni, silenzio.

Con umiltà. 

Quand’è l’ultima volta che ti sei seduto da solo, senza suoni né rumori, senza altre immagini se non i disegni della tua anima?

Da quanto tempo hai smesso di ascoltare te stesso? 

O peggio, lo fai perché è di moda essere fragili ed incompresi? Da quanto tempo ti nascondi dietro un semplice quanto terribilmente egoista dichiararti più diverso degli altri?

Quando hai visto per l’ultima volta allo specchio i tuoi occhi sinceri, ora nascosti da uno stereotipo descritto ed approvato da quelli che contano?

Ogni volta che rileggo quelle parole scritte da una mano estranea ma così capace di descrivere un gesto naturale e distrattamente trascurato, il mio respiro prende tempo per lasciar sfogare un attimo i battiti del mio cuore. Per capire quanto la lentezza potrebbe riempire di coscienza la nostra esistenza. Che corre disperata fra gli imbrogli di un labirinto fatto di proiezioni di vita quotidiana nella vana speranza di potersi identificare in una qualcosa. Qualcosa creato dagli altri, ma definito, codificato e giusto, interessante e degno di nota. Qualcosa che, però, è del colore di un camaleonte abitante di un tempo in accelerazione costante.

Fermati.

Ascolta.

Ascolta in silenzio te stesso.

Ascolta il silenzio.

Rifletti sull’immensità attorno a te.

Svuotala di ogni altro illusorio abbaglio.

Riempi quell’immensità di te stesso.

Riempila di cuore e anima.

Sentirò la loro voce all’unisono.

E capirò la meraviglia del mondo nascosto da tutto il resto.

 (F. Mattiussi)


Ludovico Einaudi - 06 - I Giorni by Un Kritico