10 feb 2012

- W il Decostruttivismo Russo -


L'idea e' nata durante un pranzo.
'Mi piacerebbe parlare di arte'
'Bene, facciamolo. Da dove partiamo?'
'Paintings'


Abbiamo fissato la data sul calendario e chiesto a tutto lo studio di mandare un contributo.


Poco a poco i 'paintings' sono arrivati. 


Abbiamo spostato la data sul calendario in modo da poter essere un pochino di piu'.


All'ora prefissata ci siamo guardati. Alzati timidamente. 
'Lo facciamo d'avvero?' 
Abbiamo suonato il campanello e ci siamo diretti verso la sala riunioni.


Qui abbiamo fatto due cose.
Prima provavamo a indovinare chi aveva inviato cosa.
Poi chi voleva ha parlato del quadro che aveva scelto.


'Quando lo guardo mi ricordo di un amico speciale. Un personaggio unico. E' grazie a lui che ho iniziato a interessarmi di arte contemporanea'
'Di questo quadro mi piace l'atmosfera da sogno. Mi fa capire quanto il mondo vada vissuto in liberta' '
'Mi colpisce come l'artista riesca a trasmettere energia e luce attraverso il nero'
'E' incredibile come il pittore riesca a trasferire dalla sua mente alla tela la sua instabilita' '
'Ho scoperto questo quadro attraverso un libro (Il paradiso e' altrove). Mentre leggevo lo dipingevo nella mia testa. Solo una volta finito il libro sono andato a vedere quanto il mio quadro fosse vicino a quello di cui il libro parlava'
'Nel titolo di quest'opera si trova la risposta a qualsiasi domanda che un uomo si possa porgere'
'In questo quadro c'e' una narrazione. Oltre alle tre dimensioni dello spazio si percepisce anche la dimensione temporale'
'Questo quadro non e' nella versione originale. Allora mi chiedo, c'e' un valore al di la' del dipinto in se'?'


E' stato un esperimento.
Si puo' dire che abbia funzionato perche' in una sola ora siamo usciti dalla stanza arricchiti.


Sapevamo qualcosa di piu' sugli altri.
E sapevamo qualcosina di piu' anche su noi stessi. 


20 dic 2011

- Step out from your comfort zone -


Ecco quello che sto cercando di fare. Uscire dalla mia comfort zone.
Mia figlia non solo ha portato allegria e freschezza, ma anche una buona dose di coraggio.

Ecco cosa faro’:

Mi mettero’ nelle scarpe di un altro
Pensero’ al contrario
Faro’ un buon piano d’azione
Esplorero’ nuovi ambieni
Saro’ come un bambino

 Ci provero’ 
... e poi ci provero’ di nuovo




26 set 2011

- What is due -




Prima mi sono chiesta se avrei dovuto scrivere un messaggio su 09/11.
Poi ho deciso che non lo avrei fatto.
Infine ho pensato ad altro, non ho letto giornali, quotidiani, non ho acceso la televisione e neppure il computer.

Ho lasciato passare i giorni. Qualche accenno qua e là ma in fondo basta non guardare.
Poi ieri sera i bimbi sono andati a letto presto e ci siamo concessi Hannah e le sue sorelle.
Il Woody Allen dei tempi migliori.
La New York della mia vita.
E come sempre.

Mi sembrato di rivedere e risentire tutto.
L'aria gelida sulla pelle, stretta nel mio cappottino spigato.
I rumori assordanti.
Gli interruttori della luce.
Le veneziane alle finestre.
Gli avocado per cena.
Dean & De Luca. Agata e Valentina. Gourmet Garage.
I ristoranti, i locali notturni, il miglior sushi del mondo.
L'uomo della mia vita e gli amici per sempre.
Quella sensazione di vivere in un film e la certezza che tutto fosse possibile.
E lo era.

L'undicisettembre ha spento le luci del mio fantastico show e per tanti altri ha spento molto molto di più. Quello che è stato ed è venuto subito dopo è qualcosa di cui non mi piace parlare.
E' passato tanto tempo e ancora oggi non so cosa dire.
Solo che amo New York, l'ho lasciata con un biglietto aereo comprato senza convinzione, infilando negli scatoloni un pezzo di vita che qui non avrebbe mai trovato posto e ho pianto.
Ma quando vi sono tornata più e più volte dopo, l'ho ritrovata uguale.
E l'ho risentita mia. E mi ci sono ripersa dentro.
E so che sarà sempre così.

It is an ugly city, a dirty city.
Its climate is a scandal.
Its politics are used to frighten children.
Its traffic is madness.
But there is one thing about it..
Once you have lived in New York 
and it has become your home,
no other place is good enough.
(John Steinbeck, 1953)

Un pensiero a lei e a tutte le persone che non ci sono più


23 set 2011

- "It's the default, stupid!" -




Non ha alcun senso parlare di piani di salvataggio. Non ha senso da un punto di vista economico. Non ne ha, tantomeno, da una prospettiva razionale. 

Non ha alcun senso parlarne, mi fa quasi venire la nausea. Ma sono immerso da tali insensate fandonie, che non posso farne a meno. Last but not least, lo spettro del fallimento s'aggira tra noi tutti (sì, anche te che leggi e me che scrivo) e condiziona le nostre quotidianità. 

Il nostro Paese è, come tutti gli stati occidentali, tecnicamente fallito da un bel pezzo. Ma sono solo io a saper fare il buon conto della serva? 

Per decenni abbiamo finanziato in deficit dapprima gli investimenti. Successivamente, anche la spesa corrente. E fin qui ci siamo. Se abbiamo commesso la grave imprudenza di accendere per errore un telegiornale, conosciamo il concetto. Quello che ai più sfugge è il significato del concetto. 

Banalmente, incamero ogni anno fiscale 100, ma spendo 103 (se va bene). La differenza la chiedo in prestito. 

Una qualsiasi famiglia assennata troverebbe un simile sistema ripugnante, soprattutto se preso a modello in via consapevole. 

Assume particolare valenza grottesca la circostanza che tale dottrina della rovina abbia quale riflesso (pavloviano, verrebbe da dire) un'allure di credibilità per "convincere i mercati" a continuare a prestare. Nient'altro che una sorta di ordalia di mistico affidamento sulle capacita reddituali di noi tutti sfigati appartenenti alla working class, altrimenti apostrofati "contribuenti". 

Dei nostri redditi sono rimaste solo le monetine, debitamente ridotte all'osso dai satrapi d'occidente, in attesa di un non ancora identificato cavaliere orientale che ci salverà. 

Ricordate tutti per cosa servirono le monetine di fronte all'hotel Raphael?

16 set 2011

- In barca a vela -



In barca a vela...
... la natura detta i tempi, l'uomo si adatta.
... l'arredamento e i bagagli sono ridotti all'essenziale. E non si sta per niente male.
... il capo designato e' il piu' esperto e saggio del gruppo. Prende le proprie decisioni per il bene e il meglio di tutti. E' il primo ad alzarsi e l'ultimo ad andare a dormire. 


In barca a vela...
... i compagni di viaggio fanno tutta la differenza del mondo.


In barca a vela...
... non si puo' fuggire da chi si e'.



14 set 2011

- Da grande -



C’è una domanda che mi sento ripetere fin da quando avevo 5 anni o forse anche meno.

“Allora, che cosa vuoi fare da grande?”.

Prima risposta: “Uffa che palle ste domande”. Ma non si può dire.

Perciò le risposte sono state e sono ancora oggi le più svariate. Ma la questione fondamentale a mio parere è un’altra: che cosa vuol dire “grande”? Quando lo si diventa? A 18, 25 o 30 anni? Quando si è maggiorenni, laureati o sposati? E’ una questione puramente anagrafica, sociale, di status oppure no? BOH.

Sinceramente non si tratta di un argomento che mi abbia attanagliato la mente più di tanto, sennonché nell’ultima settimana è avvenuto un fatto, anzi due: due ragazze che ho avuto il piacere (ma anche il dispiacere) di frequentare per un po’, hanno dato alla luce due bellissime bambine. Che bellezza! L’ho scoperto per pura casualità dalle foto pubblicate sul loro profilo di facebook (il che è anche un pò triste). Ma sono stato felice e ho scritto loro le mie congratulazioni (sincere si intende, eh!)

Ma c’è un ma. Ovvero: loro in un certo senso sono diventate “grandi”.

E io?




12 set 2011

- Milano. Giorno 1 -



Parco Sempione. Area gioco bimbi.
'Ciao, tu sei la mamma di quel bimbo che va a scuola col mio, vero?'
'Si, si chiama Tommaso'
'Ah, bhè. Domani si inizia'
'Sì, siamo pronti. Penso'
'Anche noi. Quest'anno sarà meglio. Le nuove maestre sono bravissime. Seguiranno un programma di didattica migliore dello scorso anno. Hanno creato l'angolo della matematica, cose così'
'L'angolo della matematica? Non ne sapevo nulla'
'Si, si. Sai il prossimo anno il mio va alle elementari e deve essere pronto'
'Si, forse qualcosina deve già sapere'
'Tu sai dove lo manderai?
'Veramente Tommaso non ha nemmeno quattro anni. Per ora non so'
'Io ho visto la scuola francese ma è difficilissimo entrarci. Sai io sono francofona. Se no ci sono la Leone X, le Marcelline o la st. James'
'Della pubblica non se ne parla immagino'
'Stai scherzando?'
'Dicevo così, per dire...'

All'uscita del Parco.
'Oi ciao cara!'
'Ciao, come state? Rientrati?'
'Si. Bene, bene. Oggi siamo di fretta. Ci vediamo domani dopo la scuola?'
'Sì, penso ci saremo'
'Ti chiamo quando arrivo. Alle 4 devo vedere il nuovo asilo sopra alla Coop. Ne hai sentito parlare?'
'Veramente no. Ma poi io Viola l'ho già iscritta'
'Guarda ti dico domani. Questo ha uno spazio realizzato seguendo la bio-architettura. E' bilingue e fanno arte-terapia'
'Bilingue? In inglese? Ma poi tu alla materna non la manderai alla francese con il fratello?'
'Si ma tanto bilingue cosa vuoi che significhi? Le insegneranno a dire one, two three e horse'
'Ah, capito. Allora a domani'
'E poi mio marito va a vedere il corso di judo per i ragazzi. Domani ti dico anche di quello'
'Sì certo. Il judo..'

Al semaforo. Attraversando la strada.
'Ciao Francesca'
'Oh ciao, scusa ero distratta'
'Ma figurati. Come stai?'
'Noi bene. E tu? Le bimbe?'
'Bene, sono a casa con la tata. E i tuoi? Fammeli vedere. Oh come sono cresciuti!'
'Si, davvero'
'Allora ci sarete di nuovo al corso di musica?'
'Mmmh non credo. Tommaso si annoiava a morte le ultime volte'
'Ah ma io ci porto la piccola. La grande adesso la spingo verso uno strumento. Sai il metodo Yamaha?'
'Yamaha..forse avevo letto qualcosa. Ora non ricordo'
'Uh se hai bisogno chiedimi, ti spiego tutto'
'Grazie, ci sentiamo'
'Certo. Ricordati Yamaha.
'Si, Yamaha'

La sera. A letto.
'Bu?'
'Si'
'Ma tu quando dici di andarcene da Milano, sei serio o è così solo per dire?'