18 feb 2011

- My Very Own 365 project -




una foto al giorno..
per un anno...
un esperimento artistico...
una sorta di calendario in divenire partendo da attimi più o meno significativi della quotidianità..


un modo per fermare il tempo..
e per non dimenticare..
volti e luoghi...
colori e sensazioni..
momenti che in qualche modo hanno attraversato e riempito le mie giornate...


chissà quanti di questi ricorderò con precisione da qui a un anno..
chissà quanti diventeranno semplici frammenti sfocati..
ecco i primi 40 giorni.....

kriticadellaragione.blogspot.com
(Gloria)

17 feb 2011

- loro e NOI -



Checché ne dicano loro questo paese non è da buttare.
Checché vogliano farci credere questo paese ha molte altre cartucce da sparare, molta altra energia da sprigionare.

Chi sono loro? Non mi interessa!
Mi interessa invece chi siamo noi.

Noi siamo quelli che tra fare una cosa in più e una in meno… ne facciamo due in più.

Noi siamo quelli che credono ancora che tutto possa cambiare… e questa volta non perché rimanga come è… e questa volta perché sia diverso, ma migliore.

Noi siamo quelli per cui le parole famiglia, amicizia e amore, giustizia e merito, libertà e uguaglianza hanno ancora un significato che va oltre il loro utilizzo retorico …

Noi siamo quelli che vivranno il futuro… e che quindi un po’ ci piacerebbe disegnarcelo…

***
Il giorno in cui smetteremo di credere che lavorare duramente paga e che questo benedetto paese possiamo rimetterlo sulla giusta carreggiata (magari a piccoli passi, un passo dopo l’altro)…

Il giorno in cui inizieremo a credere che la felicità sia sinonimo di benessere effimero e materiale e che la scala di valori che governa il presente non possa essere ribaltata domani…

Ebbene, quel giorno, loro avranno vinto.

Il bello però è che la partita è tutta nelle nostre mani: sta a noi, e solo a noi, decidere che quel giorno non verrà mai… sta a noi, e solo a noi, decidere di non diventare come loro.
kriticadellaragione.blogspot.com
(Mattia)
 
.

16 feb 2011

- Vorrei svegliarmi domattina e avere 30 anni -



"Forte il pugno che colpirà in ogni paese, in ogni città...."
7.15(l'alba in pratica)
Cazzo la sveglia
Perchè anche oggi devo andare a scuola? Tanto non mi serve, tanto gli schemi delle lezioni mi stanno troppo stretti, tanto se non mi bocciano è perchè faccio il recuperone a fine anno e se mi bocciano è perchè volevano bocciarmi. "Si mamma, adesso mi alzo, dammi un secondo. NO CAZZO NON LA FACCIO COLAZIONE." Non vedo l'ora di essere all'università, lì almeno studio quello che mi pare, lì si che dimostrerò a tutti quello che valgo. Avrò 21 anni, sarà diverso

Bagno. Zaino. Scale. VAFFANCULO 51 DI MERDA, ATM DEL CAZZO QUANTO TI ODIO.
Tanto ormai arrivo in ritardo, citofono all'amico, tanto lui è in ritardo sicuramente
"Steve siamo in ritardo in due, scendi che facciamo un salto all'orsa e entriamo alla seconda"

Parole, chiacchiere e fumo: il pezzo nuovo dei One Mic, la ragazza dell'altra classe, la manifestazione di sabato, il professore infame, schiaffi minacciati e mai presi o dati.

Arriviamo all'Orsa.
Parole, chiacchiere, fumo e confronti. Solite cose, solite parole dette e ridette, ascoltate e riascoltate, più vogliamo distinguerci, più risultiamo uguali. Ma a 21 anni sarà diverso, a 21 anni saranno loro a seguire me.
Lotto alle otto. Steve va verso il Marelli, io verso il Cremona.
Seconda ora.
"Scusi prof...si lo so che sono a rischio, si lo so che mi avete graziato abbastanza, ha ragione prof sono sempre in ritardo, mi scusi prof, promesso prof. Grazie prof"

Entro in classe. Italiano. La prof non mi sta nemmeno antipatica, tutto sommato è una brava persona, si vede che gli piace insegnare. Però è una professoressa, è il nemico, la odio. DEVO odiarla.

"Perego cinquemmezzo" (Cazzo ecco perchè la odio) "Perego il tuo tema è vuoto come al solito, scrivere proprio non ti riesce eh!? dovresti leggere di più!"
E chi glielo spiega che il capitolo de "I promessi sposi" che spiegherà oggi io l'ho letto qualche notte fa? Chi glielo spiega che scrivere è una delle mie passioni e che trovo i miei temi 3 volte più profondi e sensati della mia compagna che prende settemmezzo fisso?
Tanto all'università sarà diverso, quando avrò 21anni sarà diverso.

"Prof. posso andare in bagno?"
Bagno del primo piano. Parole, chiacchiere e fumo.
Intervallo. Parole, chiacchiere e fumo.
Driiiiin. Ok, anche oggi è finita: salto all'Orsa, Maciachini, 4 e piatto pronto a casa.

"Si mamma, tutto bene. Si lo so che dico sempre "tutto bene" e poi a fine anno c'è la sorpresa. CAZZO MAMMA PERCHÈ NON TI FIDI MAI??"
È normale, ho 16 anni, non valgo un cazzo. Quando avrò 21 anni sarà diverso.
Simpson(si dopo studio)Computer(si dopo studio)Fumetti(CAZZO MAMMA TI HO DETTO CHE STUDIO DOPO)
"Ok mamma, vado da Steve a studiare! CAZZO MAMMA TI HO DETTO CHE STUDIAMO"
"Apri Steve, sono io"
Parole, chiacchiere e fumo.
Attraverso la strada, torno a casa, piatto pronto.
"Si mamma ho studiato, senti mammina posso andare alla festa sabato? CAZZO MAMMA MA PERCHÈ I MIEI AMICI ESCONO E IO NO?! PAPÀ MI CI FAREBBE ANDARE!"
Che vita di merda. Vado a letto.
Domani è un giorno in meno ai 21 anni

 ________________________________________________________________________________

 

"...dance now whatever you may be, but he missed the fucking penalty, so we smashed up the town, wherever we may be, 'cause he missed the fucking penalty..."
11.30(l'alba in pratica)
"Pronto nonno, no non stavo dormendo(ma che ore sono?), si tutto bene, è normale che ti faccia male qualcosa nonno, cazzo hai 80anni! Si si stavo studiando, no lo chiamo dopo papà, ci sentiamo. Ciao. Ciaociao."
Fogna in bocca, martello in testa, occhio pesante. Meno male che dovevo alzarmi presto e studiare.
Lettura degli sms: un buongiorno, un tentativo di programma per la serata e un nuovo aggiornamento famigliare da mia sorella. Rispondo sorridendo al primo, posticipo il secondo e inizio, 2 minuti dopo aver aperto gli occhi, a pensare a come rassicurarla. Che casino, quando avevo 16 anni era diverso.

Lilli dorme, Sognetta e Vig saranno in università. Cazzo perchè loro si impegnano e io no?!
Scendo dal letto. Facebook, parole, chiacchiere e fumo: Mutu ne ha combinata un'altra, Silvio non lo processano, Ghemon ha fatto una traccia che è una bomba.
Fingo di studiare qualcosa: cazzo lettere dovevo fare. LETTERE! Altro che psicologia.
"Lilli cosa mangi per pranzo? Si io cucino adesso che alle 13.30 esco che vado al lavoro"
Pranzo, oddio...Brunch!si brunch, ormai il pranzo è un ricordo. Come cazzo fai a mangiare alle 13 se sei sveglio da un'ora e mezza? Ecco perchè peso 82 kg, mica 70 come quando avevo 16 anni.
Doccia, zaino, ascensore, VAFFANCULO 7 DI MERDA, ATM DEL CAZZO QUANTO TI ODIO.
"Si Andre sono Luca, scusami ma può essere che arrivi con 5-10 minuti di ritardo, eh lo so scusami, si ci vediamo dopo, scusa ancora"
Tram, metro, camminata, ufficio.

"Si buongiorno chiamo dalla NCP ricerche di Milano, posso rubarle 1-2 minuti per un sondaggio sull'ascolto della radio?Signora non mi sembra il caso di insultarmi, ho capito che è impegnata a guardare la tele ma starei anche lavorando, basta dirmi di no e io la lascio in pace, non c'è bisogno di fare tutto sto show. Si, prometto che non la chiamiamo più. Buona giornata"
"Vaffanculo. Troia."
Chi glielo spiega alla signora che, mentre lei riceve una chiamata al giorno, io ne faccio circa 200 ogni 3 ore? Chi glielo spiega che, mentre lei viene felicemente mantenuta dal marito, io, a 21 anni, lavoro già da quasi 5 anni?

Messaggio. Risposta: "Ok rossa, per le 18 da me. Meno male che oggi ci vediamo :D"

Messaggo. Risposta: "Mi spiace che tu la veda così, siamo stati entrambi coglioni, ora dobbiamo solo prenderci le nostra responsabilità e guardare avanti. Io continuerò ad augurarti un mare di felicità e rimarrai sempre nel mio cuore." Complicazioni drastiche di favole infrante, quando avevo 16 anni era diverso

Turno finito.
Lavorare per campare, quando avevo 16 anni era diverso.

"Si nonno, lavoro tutto bene, no non sono stanco, si ho studiato, no non l'ho sentito papà. Passo di lì in 'sti giorni e te lo metto a posto io il decoder. Ciao nonno"
Arrivo a casa.
Espressione pre-rossa :|
Espressione post-rossa :D
"Dai, organizzo qualcosa per stasera, sento io gli altri. Fila a casa o arrivi in ritardo!"
Facebook, parole, chiacchiere e fumo
"Sognetta per che ora torna Vig? dai ok, lo aspettiamo e mangiamo insieme"
Facebook, parole, chiacchiere, fumo
"22.30 da me, birra da qualche parte poi al massimo torniamo qui"
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Tutto bello, niente di nuovo.
Che cazzo speravo a 16 anni?
3.30, vado a letto. Domani è un giorno in più che mi allontano dai 16.
(CAZZO MAMMA, DA LASSÙ VUOI DARMELA O NO UNA MANO?!) 
kriticadellaragione.blogspot.com
(Peg)

 
Club Dogo - Qualcosa In Mente by Un Kritico

15 feb 2011

- Un lustro -

 


Cinque anni.
Quante cose che sono cambiate in cinque anni.
Cinque anni.

Ho fatto in tempo a diplomarmi e ad iniziare l'università, ho fatto in tempo a traslocare due volte, prendere la patente. Ho scoperto il senso del divertimento e la fatica del lavoro.

Ho fatto in tempo a conoscere davvero il valore delle persone della mia famiglia, il valore degli amici, umani e non, veri e finti, il valore dei soldi, il valore del saper vivere la propria età, il valore della coerenza, della responsabilità, del rispetto, della riconoscenza.

Ho fatto in tempo ad innamorarmi, innamorarmi davvero di una persona unica, l'unica che, da sola, sapeva fare un senso alle mie giornate. Ho fatto in tempo a buttare via tutto, senza, forse, accorgermi di aver fatto la più grande cazzata della storia dell'umanità.

Ho fatto in tempo a sbagliare, sbagliare molto.
Ho fatto in tempo a rimediare spesso, ma poche volte ad imparare dai miei errori.

Ho fatto in tempo a fare un piercing, quattro tatuaggi, leggere centinaia di libri, vedere centinaia di film, prendere e dare decine di pugni, rompere un paio di skateboard, sfasciare due macchine, cambiare parecchi lavori, visitare otto stati, vivere e risolvere centinaia di situazioni improbabili e distruggermi troppi neuroni.

Ho fatto in tempo a vedere amici andarsene, chi in senso figurato chi in senso fisico.

Ho fatto in tempo a ridere migliaia di volte e piangere troppo poche, svegliarmi con pensieri orribili in testa e andare a letto con fantasmi ancora peggiori.

Ho fatto in tempo a struggermi e distruggermi per quelle domande che non ho mai potuto farti e che mai potrò, perché, mamma, cinque anni sembrano tanti, ma in realtà sono fottutamente pochi.
kriticadellaragione.blogspot.com
(Peg)

Stupenda RMX by Un Kritico


14 feb 2011

- Interrail #9 -

Capitolo Nono:
La nostra guida



Jeff mi ha appena ricordato che non ho presentato Boom, il sesto componente della nostra band. Lo conobbi a una pizza di compleanno in terza liceo. Era seduto accanto a me e scoprii che ascoltava la mia stessa musica. Intendo gli stessi cd. Questo perché andava a scuola nella classe accanto a quella di Stone e li scambiava con lui (cioè con i miei). Stone non c'entrava nulla quella sera. Nella mia città una scena del genere non è poi così strana. Per quanto sia abbastanza grande, esiste una legge non scritta che dice che è impossibile non avere almeno un paio di conoscenze in comune quando incontri una nuova persona. Boom è sempre entusiasta di qualsiasi proposta gli fai, ma è tendenzialmente inaffidabile. Se vuoi che venga devi dirglielo all'ultimo, altrimenti se ne dimentica. In questo caso, avendo organizzato tutto in tre giorni a cavallo dei nostri orali, non poteva dimenticarsene. Era ovviamente entusiasta. Però alla fine decise di lavorare. C'è chi parte subito dopo l'esame e passa l'estate della maturità in giro per l'Europa. E c'è chi la passa a lavorare perché ha deciso di trasferirsi a settembre.

“Parti con la cosa più triste che ti viene in mente e ti conquisterai la simpatia dei lettori. Dopo di che sarà una passeggiata, credi a me.” Questo è il consiglio di Denise a Hollis Mason. “Sotto il cappuccio” inizia con la Cavalcata delle Valchirie ed è un ricordo triste per Hollis Mason. Ma questa è decisamente un'altra storia.  Beh… non credo che la storia dell'estate di Boom riesca ad entrare tra le cinque cose più tristi che mi possono venire in mente (anche perché temo che Boom abbia lavorato alla maniera di Mike). E se vogliamo essere pedanti questo non è neanche l’inizio. Però...

Punto primo. Non è triste voler scappare dalla città in cui sei nato e che ti ha cresciuto? Boom e Alex subito dopo la maturità. Io un paio di anni dopo. Detto con parole di Bob Dylan, la scelta di andarsene deriva dalla consapevolezza che: “Ci deve essere una sorta di via fuori da qua”. Grande canzone, anche se la mia versione preferita è quella, quasi irriconoscibile, della Dave Matthews Band. Ci deve essere una via fuori da una città in cui ogni volta che incontri una persona nuova scopri di averne già sentito parlare da qualcun altro. Ci deve essere una via fuori da una città per un ragazzo che a 19 anni sostiene di averla già vissuta tutta. Ci deve essere una via fuori da una città che forse non ha tutti i difetti della Dublino di James Joyce, ma è altrettanto paralizzata. Una città piena di tante Eveline. Una città in cui le persone vivono prigioniere della loro routine. Non sono in molti a pensarla come me. Non sono in molti che sono partiti. Sono pochissimi quelli che sono tornati. Non sto assolutamente rinnegando le mie origini. E' sempre un piacere tornare a casa, ma, a volte, è anche un sollievo riandarsene. Sfide nuove e stimolanti attendono il ragazzo che vuole maturare, alla ricerca dell'indipendenza. Sfide nuove attendevano Boom e Alex. La sfida che attendeva noi era “ma dove dormiremo stanotte a Madrid?”

Punto secondo. Non è forse vero che un viaggio teoricamente inizia quando uno legge la guida? A pagina 56 è descritto quel luogo. A pagina 8 c'è quella foto. Ci si immagina in mezzo a fotografie scattate da altri. Si pianifica l'itinerario seguendo le indicazioni e i suggerimenti. Si leggono le informazioni su ostelli, ristoranti, cucina, tradizioni... E se io ho iniziato a leggere la guida durante il volo Fiumicino - Barajas, c’è qualche problema? Se c’è, io non lo vedo affatto.

Ecco cosa diceva. “Barcellona, Madrid e Siviglia hanno la reputazione peggiore per quanto riguarda furti e scippi... possono avvenire nelle zone più frequentate dai turisti... alcuni ladri operano in gruppo e non si fanno scrupolo di agire in pieno giorno nei luoghi più affollati… purtroppo la polizia non è molto presente e in genere mostra un atteggiamento piuttosto indifferente… in spiaggia qualsiasi oggetto potrebbe sparire in un attimo non appena voltate le spalle… i ladri conoscono molti modi per sottrarvi il portafoglio... c’è quella della soluzione lattiginosa gettata sul malcapitato da un balcone: immediatamente si fa avanti qualcuno per pulire quello che sembra l’escremento di un piccione. In genere la vittima, seccata per lo spiacevole incidente e alle prese con i fazzoletti di carta, non si rende conto che il contenuto delle proprie tasche sta prendendo il volo…  non fermatevi lungo la carreggiata se qualcuno da una macchina che vi passa accanto vi fa segno che la vostra automobile ha qualcosa che non va: può succedere infatti che, mentre voi siete intenti a ispezionare la parte posteriore del veicolo insieme alla persona che vi ha avvertito, un suo complice vi derubi di quello che avete nell’abitacolo… Ci sono stati casi di gomme forate nelle piazzole di sosta da persone che poi hanno seguito e “aiutato” la vittima che si era fermata a cambiare la ruota… sono prese di mira soprattutto le auto noleggiate… nelle zone centrali di alcune città ci sono molte persone che svolgono la “professione” di parcheggiatori abusivi; se non riuscite a evitarli, pagate loro qualcosa per scongiurare il pericolo che vi graffino o danneggino l’automobile non appena ve ne siete andati…”

Ma in che razza di posto stavamo andando?

kriticadellaragione.blogspot.com(Roberto)

Jimi Hendrix - All Along The Watchtower by Asnas

11 feb 2011

- La Biblioteca di Babele -




L’universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d’un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d’una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un’altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l’altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che s’inabissa e s’innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?) io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l’infinito… La luce procede da frutti sferici che hanno il nome di lampade. Ve ne sono due per esagono, su una traversa. La luce che emettono è insufficiente, incessante. 

Come tutti gli uomini della Biblioteca, in gioventù io ho viaggiato; ho peregrinato in cerca di un libro, forse del catalogo dei cataloghi; ora che i miei occhi quasi non possono decifrare ciò che scrivo, mi preparo a morire a poche leghe dall’esagono in cui nacqui. Morto, non mancheranno mani pietose che mi gettino fuori della ringhiera; mia sepoltura sarà l’aria insondabile; il mio corpo affonderà lungamente e si corromperà e si dissolverà nel vento generato dalla caduta, che è infinta. Io affermo che la Biblioteca è interminabile. Gli idealisti argomentano che le sale esagonali sono una forma necessaria dello spazio assoluto o, per lo meno, della nostra intuizione dello spazio. Ragionano che è inconcepibile una sala triangolare o pentagonale. (I mistici pretendono di avere, nell’estasi, la rivelazione d’una camera circolare con un gran libro circolare dalla costola continua, che fa il giro completo delle pareti; ma la loro testimonianza è sospetta; le loro parole, oscure. Questo libro ciclico è Dio.) Mi basti, per ora, “ripetere la sentenza classica: «La Biblioteca è una sfera il cui centro esatto è qualsiasi esagono, e la cui circonferenza è inaccessibile». 

A ciascuna parete di ciascun esagono corrispondono cinque scaffali; ciascuno scaffale contiene trentadue libri di formato uniforme; ciascun libro è di quattrocentodieci pagine; ciascuna pagina, di quaranta righe; ciascuna una riga, di quaranta lettere di colore nero. Vi sono anche delle lettere sulla costola di ciascun libro; non, però, che indichino o prefigurino ciò che diranno le pagine. So che questa incoerenza, un tempo, parve misteriosa. Prima d’accennare alla soluzione (la cui scoperta, a prescindere dalle sue tragiche proiezioni, è forse il fatto capitale della storia) voglio rammentare alcuni assiomi.
  
Primo: La Biblioteca esiste ab aeterno. Di questa verità, il cui corollario immediato è l’eternità futura del mondo, nessuna mente ragionevole può dubitare. L’uomo, questo imperfetto bibliotecario, può essere opera caso o di demiurghi malevoli; l’universo, con la sua elegante dotazione di scaffali, di tomi enigmatici, di infaticabili scale per il viaggiatore e di latrine per il bibliotecario seduto, non può essere che l’opera di un dio. Per avvertire la distanza che c’è tra il divino e l’umano, basta paragonare questi rozzi, tremuli sim­boli che La mia fallibile mano sgorbia sulla copertina d’un libro, con le lettere organiche dell’interno: puntuali, delicate, nerissime, inimitabilmente simmetriche.

Secondo: Il numero dei simboli ortografici è di venticinque (*). Questa constatazione permise, or sono tre secoli, di formulare una teoria generale della Biblioteca e di risolvere soddisfacentemente il problema che nessuna congettura aveva permesso di decifrare: la natura informe e caotica di quasi tutti i libri. Uno di questi, che mio padre vide in un esagono del circuito quindici novantaquattro, constava delle lettere M C V, perversamente ripetute dalla prima all’ultima riga. Un altro (molto consultato in questa zona) è un mero labirinto di lettere, ma l’ultima pagina dice Oh tempo le tue piramidi. E ormai risaputo: per una riga ragionevole, per una notizia corretta, vi sono leghe di insensate cacofonie, di farragini verbali e di incoerenze. (So d’una regione barbarica i cui bibliotecari ripudiano la super­stiziosa e vana abitudine di cercare un senso nei libri, e la paragonano a quella di cercare un senso nei sogni o nelle linee caotiche della mano… Ammettono che gli inventori della scrittura imitarono i venticinque simboli naturali, ma sostengono che questa applicazione è casuale, e che i libri non significano nulla di per sé. Questa affermazione, lo vedremo, non è del tutto erronea.)

Per molto tempo si credette che questi libri impenetrabili corrispondessero a lingue preterite o remote. Ora, è vero che gli uomini più antichi, i primi bibliotecari, parlavano una lingua molto diversa da quella che noi parliamo oggi; è vero che poche miglia a destra la lingua è già dialettale, e novanta piani più sopra è incomprensibile. Tutto questo, lo ripeto, è vero, ma quattrocentodieci pagine di inalterabili M C V non possono corrispondere ad alcun idioma, per dialettale o rudimentale che sia. Alcuni insinuarono che ogni lettera poteva influire sulla seguente, e che il valore di M C V nella terza riga della pagina 71 non era lo stesso di quello che la medesima serie poteva avere in altra riga di altra pagina; ma questa vaga tesi non prosperò. Altri pensarono a una crittografia; quest’ipotesi h stata universalmente accettata, ma non nel senso in cui la formularono i suoi inventori.

Cinquecento anni fa, il capo d’un esagono superiore (**) trovò un libro tanto confuso come gli altri, ma in cui v’erano quasi due pagine di scrittura omogenea, verosimilmente leggibile. Mostrò la sua scoperta a un decifratore ambulante, e questo gli disse che erano scritte in portoghese; altri gli dissero che erano scritte in yiddish. Poté infine stabilirsi, dopo ricerche che durarono quasi un secolo, che si trattava d’un dialetto samoiedo-lituano del guaranì, con inflessioni di arabo classico. Si decifrò anche il contenuto: nozioni di analisi combinatoria, illustrate con esempi di permutazioni a ripetizione illimitata. Questi esempi permisero a un bibliotecario di genio di scoprire la legge fondamentale della Biblioteca. Questo pensatore osservò che tutti i libri, per diversi che fossero, constavano di elementi eguali: lo spazio, il punto, la virgola, le ventidue lettere dell’alfabeto. Stabilì, inoltre, un fatto che tutti i viaggiatori hanno confermato: non vi sono, nella vasta Biblioteca, due soli libri identici. Da queste premesse incontrovertibili dedusse che Ia Biblioteca è totale, e che i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni del venticinque simboli ortografici (numero, anche se vastissimo, non infinito) cioè tutto cioè ch’è dato di esprimere, in tutte le lingue. Tutto: la storia minuziosa dell’avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fedele della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della falsità di questi cataloghi, la dimostrazione della falsità del catalogo autentico, l’evangelo gnostico di Basilide, il commento di questo evangelo, il commento del commento di questo evangelo, il resoconto veridico della tua morte, Ia traduzione di ogni libro in tutte le lingue, le interpolazioni di ogni libro in tutti i libri.

Quando si proclamò che la Biblioteca comprendeva tutti i libri, la prima impressione fu di straordinaria felicità. Tutti gli uomini si sentirono padroni di un tesoro intatto e segreto. Non v’era problema personale o mondiale la cui eloquente soluzione non esistesse: in un qualche esagono. L’universo era giustificato, l’universo attingeva bruscamente le dimensioni illimitate della speranza. A quel tempo si parlò molto delle Vendicazioni: libri di apologia e di profezia che giu­stificavano per sempre gli atti di ciascun uomo dell’universo e serbavano arcani prodigiosi per il sue futuro. Migliaia di ambiziosi abbandonarono il dolce esagono natale e si lanciarono su per le scale, spinti dal vano proposito di trovare la propria Vendicazione. Questi pellegrini s’accapigliavano negli stretti corridoi, profferivano oscure minacce, si strangolavano per le scale divine, scagliavano I libri ingannevoli nei pozzi senza fondo, vi morivano essi Stessi, precipitativi dagli uomini di regioni remote. Molti impazzirono… Le Vendicazioni esistono (io ne ho viste due, che si riferiscono a persone da venire, e forse non immaginarie), ma quei ricercatori dimenticavano che la possibilità cheun uomo trovi la sua, o qualche perfida variante della sua, è sostanzialmente zero.

Anche si sperò, a quel tempo, nella spiegazione dei misteri fondamentali dell’umanità: l’origine della Biblioteca e del tempo. E’ verosimile che di questi gravi misteri possa darsi una spiegazione in parole: se il linguaggio del filosofi non basta, la multiforme Biblioteca avrà prodotto essa stessa l’inaudito idioma necessario, e i vocabolari e la grammatica di questa lingua. Già da quattro secoli gli uomini affaticano gli esagoni.. Vi sono cercatori ufficiali, inquisitori. Li ho visti nell’eser­cizio della loro funzione: arrivano sempre scoraggiati parlano di scale senza un gradino, dove per poco non s’ammazzarono; parlano di scale e di gallerie con il bibliotecario; ogni tanto, prendono il libro più vicino e lo sfogliano, in cerca di parole infami. Nessuno, visibilmente, s’aspetta di trovare nulla.

Alla speranza smodata, com’è naturale, successe una eccessiva depressione. La certezza che un qualche scaffale d’un qualche esagono celava libri preziosi e che questi libri preziosi erano inaccessibili, parve quasi intollerabile. Una setta blasfema suggerì che s’interrompessero le ricerche e che tutti gli uomini si dessero a mescolare lettere e simboli, fine a costruire, per un improbabile dono del caso, questi libri canonici. Le autorità si videro obbligate, a promulgare ordinanze severe. La setta sparì, ma nella mia fanciullezza ho visto vecchi uomini che lungamente s’occultavano nelle latrine, con dischetti di metallo in un bossolo proibito, e debolmente rimediavano al divino disordine.

Altri, per contro, credettero che l’importante fosse di sbarazzarsi delle opere inutili. Invadevano gli esagoni, esibivano credenziali non sempre false, sfogliavane stizzosamente un volume e condannavano scaffali interi: al loro furore igienico, ascetico, si deve l’insensata distruzione di milioni di libri. Il loro nome è esecrato, ma chi si dispera per i “tesori” che la frenenesia di coloro distrusse, trascura due fatti evidenti. Primo: la Biblioteca è cosi enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima. Secondo: ogni esemplare è unico, insostituibile, ma (poiché Ia Biblioteca è totale) restano sempre varie centinaia di migliaia di facsimili imperfetti, cioè di opere che non differiscono che per una lettera o per una virgola. Contrariamente all’opinione generale, credo dunque che le conseguenze delle depredazioni commesse dai Purificatori siano state esagerate a causa dell’orrore che quei fanatici ispirarono. Li sospingeva l’idea delirante di conquistare i libri dell’Esagono Cremisi: libri di formato minore dei normali; onnipotenti, illustrati e magici.

Sappiamo anche d’un’altra superstizione di quel tempo: quella dell’Uomo del Libro. In un certo scaffale d’un certo esagono (ragionarono gli uomini) deve esistere un libro che sia la chiave e il compendio perfetto di tutti gli altri: un bibliotecario l’ha letto, ed è simile a un dio. Nel linguaggio di questa zona si conservano alcune tracce del culto di quel funzionario remoto. Molti peregrinarono in cerca di Lui, si spinsero invano nelle più lontane gallerie. Come localizzare il venerando esagono segreto che l’ospitava? Qualcuno propose un metodo regressivo: per localizzare il libro A, consultare previamente il libro B; per localizzare il libro B, consultare previamente il libro C; e cosi all’infinito… In avventure come queste ho prodigato e consumato i miei anni.

Non mi sembra inverosimile che in un certo scaffale dell’universo esista un libro totale (***); prego gli del ignoti che un uomo – uno solo, e sia pure da migliaia d’anni! – l’abbia trovato e l’abbia letto. Se l’onore e la sapienza e la felicità non sono per me, che siano per altri. Che il cielo esista, anche se il mio posto è all’inferno. Ch’io sia oltraggiato e annientato, ma che per un istante, in un essere, la Tua enorme Biblioteca si giustifichi.

Affermano gli empi che il nonsenso è normale nella Biblioteca, e che il ragionevole (come anche l’umile e semplice coerenza) è una quasi una miracolosa eccezione. Parlano (lo so) della “Biblioteca febbrile, i cui casuali volumi corrono il rischio incessante di mutansi in altri, e tutto affermano, negano e confondono come una divinità in delirio”. Queste parole, che non solo denunciano il disordine, ma lo illustrano, testimoniano gene­ralmente del pessimo gusto e della disperata ignoranza di chi le pronuncia. In realtà, la Biblioteca include tutte le strutture verbali, tutte le variazioni permesse dai venticinque simboli ortografici, ma non un solo nonsenso assoluto. Inutile osservarmi che il miglior volume dei molti esagoni che amministro s’intitola Tuono pettinato, un altro Il crampo di gesso e un altro Axaxaxas mlo. Queste proposizioni, a prima vista incoerenti, sono indubbiamente suscettibili d’una giustificazione crittografica o allegorica; questa giustificazione e verbale, e però, ex hypothesi, già figura nella Biblioteca. Non posso immaginare alcuna combinazione di caratteri:

dhcmrlchtj

che la divina Biblioteca non abbia previsto, e che in alcuna delle sue lingue segrete non racchiuda un terri­bile significato. Nessuno può articolare una sillaba che non sia piena di tenerezze e di terrori; che non sia, in alcuno di quei linguaggi, il nome poderoso di un dio. Parlare è incorrere in tautologie. Questa epistola inutile e verbosa già esiste in uno del trenta volumi del cinque scaffali di uno degli innumerabili esagoni e cosi pure la sua confutazione. (Un numero n di lingue possibili usa lo stesso vocabolario; in alcune, il simbolo biblioteca ammette la definizione corretta di sistema duraturo e ubiquitario di gallerie esagonali, ma biblioteca sta qui per pane, o per piramide, o per qualsiasi altra cosa, e per altre cose stanno le sette parole che la definiscono. Tu, che mi leggi, sei sicuro d’intendere la mia lingua?)

Lo scrivere metodico mi distrae dalla presente condizione degli uomini, cui la certezza di ciò, che tutto sta scritto, annienta o istupidisce. So di distretti in cui i giovani si prosternano dinanzi ai libri e ne baciano con barbarie le pagine, ma non sanno decifrare non sola lettera. Le epidemie, le discordie eretiche, le peregrinazioni che inevitabilmente degenerano in banditismo, hanno decimato la popolazione. Credo di aver già accennato ai suicidi, ogni anno più frequenti. M’inganneranno, forse, la vecchiezza e il timore, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi, e che ha Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.

Aggiungo: infinita. Non introduco quest’aggettivo per un’abitudine retorica; dico che non è illogico pen­sare che il mondo sia infinito. Chi lo giudica limitato, suppone che in qualche luogo remoto i corridoi e le scale e gli esagoni possano inconcepibilmente cessare; ciò che è assurdo. Chi lo immagina senza limiti, dimentica che e limitato il numero possibile dei libri. lo m’arrischio a insinuare questa soluzione: La Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore Ia traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l’Ordine). Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine (****).

1941, Mar del Plata


* Il manoscritto originale non contiene cifre né maiuscole. La punteggiatura e limitata alla virgola e al punto. Questi due segni, lo spazio, e le ventidue lettere dell’alfabeto, sono i venticinque simboli sufficienti che enumera lo sconosciuto. [Nota dell'editore.]
** Prima, per ogni tre esagoni c’era un uomo. Il suicidio e le malattie polmonari hanno distrutto questa proporzione. Fatto indicibilmente malinconico: a volte ho viaggiano molte notti per corridoi e scale pulite senza trovare un solo bibliotecario.
*** Ripeto: perché un libro esista, basta che sia, possibile. Solo l’impossibile è escluso. Per esempio: nessun libro è anche una scala, sebbene esistano sicuramente dei libri che discutono, che negano, che dimostrano questa possibilità, e altri la cui struttura corrisponde a quella d’una scala.
**** Letizia Alvarez de Toledo ha osservato the la vasta Biblioteca e inutile; a rigore, basterebbe un solo volume, di formato comu­ne stampato in corpo nove o in corpo dieci, e composto d’un numero infinito di fogli infinitamente sottili. (Cavalieri, al principio del secolo xvii, affermò che ogni corpo solido è la sovrapposizione d’un numero infinite di piani.) Il maneggio di questo serico vademecum non sarebbe comodo: ogni foglio apparente si sdoppierebbe in altri simili; L’inconcepibile foglio centrale non avrebbe rovescio.
kriticadellaragione.blogspot.com

 (J. L. Borges)


9 feb 2011

- Interrail #8 -

Capitolo Ottavo:
Ma perchè per andare a Madrid ti allontani?





Come al solito sono in ritardo. Forse perché dovevo comprarmi il gel da 10 euro. Come al solito Eddie si incazzerà e dirà “Sei proprio una fighetta! Ma è mai possibile che senza gel non esci neanche di casa! Tanto guarda che non becchi lo stesso…”. “Tanto lo so che già stasera te lo dovrò imprestare il MIO gel!”. Hmmmm… potrei rispondergli così… anzi…no… non gli dico niente del gel così non si arrabbia neanche…

Quella mattina avevo un gran sonno perché era prestissimo… negli ultimi tre giorni avevo dormito pochissimo e la sera prima avevo la febbre. Su due macchine la mia famiglia ne occupava una.
Ovviamente arriviamo all’aeroporto prima noi degli altri perché possiamo sfoderare tutti i 105 Hp della 307. A fare il check-in c’era una gran patata. Mio padre stava filmando la nostra partenza e viene scambiato per un terrorista. Eddie dice che è tardi… bisogna sbrigarsi coi saluti. Come mio solito saluto bene solo mia nonna… mia madre si arrabbia… e allora io do un bacio alla mamma di Eddie e viceversa. Perché questo? Perché mio padre s’era portato la telecamera? Perché era venuta anche mia nonna? Non lo so e non voglio chiedere al mio cervello uno sforzo troppo grande. Ecco… infatti ho perso il filo... non mi ricordo se è qua che hanno perquisito Stone.

Continuiamo verso la porta d’imbarco… ma prima io e Mike facciamo un giro nel centro commerciale… giusto per fare un po’ di girl watching e infatti troviamo subito due fighe della TV accompagnate da un tipo brizzolato... ma che cosa avrà più di noi? Il portafoglio pieno? Decolliamo… io sono seduto vicino ad Irons e, forse, colto dall’emozione per la mia prima volta in aereo, perdo un’occasione per stare zitto “Dave… quanto sarà lunga la pista? 100 Km?”. All’arrivo a Fiumicino ne perdo un’altra “Ehi ragazzi siamo a Roma! Potremmo andare a trovareAlex o potrebbe venire lui qua! ” “Ehm… Jeff… guarda che Roma è un po’ più grande della nostra città… e poi ripartiamo tra meno di un’ora”. Come al solito non sapevo nulla sull’organizzazione del viaggio. Mi avessero portato in Norvegia io non me ne sarei accorto e li avrei seguiti senza problemi. Mi piacerebbe raccontare tutte le emozioni di quel viaggio, cosa si prova a stare fra le nuvole… etc… ma i miei pochi neuroni sono già andati in stand-by… purtroppo io non ho molta memoria… non sono Eddie.

Però sicuramente quella figa con il cappellino alla Michael Jackson che c'era a Fiumicino non la scorderò mai…
P.S. Ma BOOM dov’era?

(punto di vista di Jeff)

Giovedì 14 Luglio.
Quel demente di Mike. “Li tengo io i biglietti non vi preoccupate, l’aereo è alle 11.15”. Era alle 10.55. Ma questo lo abbiamo scoperto solo quando eravamo già in viaggio verso l’aeroporto, quindi già in ritardo. Perciò abbiamo dovuto fare tutto in fretta. Ovviamente, grazie alla guida spericolata di mia madre e alla potenza della nostra macchina superiore siamo arrivati prima noi all’aeroporto.
I nostri movimenti erano alquanto goffi. Era la prima volta che prendevamo confidenza con i nostri cinque inseparabili compagni di viaggio: zaini di svariati colori e dal peso che oscillava tra i 14 e i 22 chili. In realtà... tre zaini erano identici, comprati il giorno prima... Quello di Jeff era inaspettatamente il più leggero. Io avevo ipotizzato che un calciatore fighetta come lui si sarebbe portato dietro tutto il guardaroba. E invece no. Beh… bisogna aggiungere che lui non portava la tenda, perché l’aveva rifilata tutta ad Irons. Non solo eravamo in ritardo, ma abbiamo avuto ripetuti contatti con la polizia. Il primo quando volevano arrestare il padre di Jeff perché stava filmando con la telecamera la partenza del figlio. Il secondo quando hanno rimandato Stone al check-in perché nello zainetto che si stava portando come bagaglio a mano c’erano i picchetti della tenda. Poi per non farci perdere altro tempo lo hanno perquisito dalla testa ai piedi. Mr Marrone Stone, maturato una settimana prima di noi, è un tipo che si abbronza facilmente. Con quel colore, dopo una sola settimana di mare, e uno zaino enorme non ispirò simpatia e fiducia ai poliziotti.

Appena arrivati a Fiumicino Jeff iniziò con “Siamo a Roma andiamo a trovare Alex”. “Jeff ma Roma è immensa, fra meno di un’ora dobbiamo prendere il prossimo aereo e Alex a quest’ora (era l’una) starà dormendo”. “Ah. Hai ragione Eddie”.
Alex è il mio ex-compagno di banco che, innamoratosi di filosofia e storia dell’arte a marzo della quinta liceo decise di andare a fare un’università dove potesse studiarne il più possibile. Anche perché fino ad allora non le aveva mai studiate. Tutto quello che c'era da vivere a casa, compresi i venerdì sera universitari che lo rendevano un mezzo zombie al sabato mattina a scuola, li aveva vissuti. Quindi finì a Roma. Non stava dormendo quando l’ho chiamato.

“Guarda quella!” “Hmmmm. non male... guarda invece quella là!” “Ma che figa è!” “MAMMA MIA!”. ”Hai visto Eddie?”. Questi erano i discorsi altamente intellettuali dei miei amici, ma io ero al telefono e mi sono perso tutto…
(punto di vista di Eddie)



“Prooontoo. Ah. Ciao. Sei a Roma? No, non stavo dormendo... Sì dì pure a Jeff di non preoccuparsi e che vengo subito all’aeroporto… entro un’ora poi… Ma perché per andare a Madrid ti allontani? Vabbè…Non ti innamorare di troppe spagnole, fattele e basta ”.
kriticadellaragione.blogspot.com
(Roberto)

Lighthouse family - High by nshaporin