11 gen 2011

- Jordan & Jerusalem #1-


(Chiesa d'Etiopia - Jerusalem, 2010 - Giancarlo)
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10 gen 2011

- Welcome back, coach -


Nel 1987 io avevo appena un anno.
Dan Peterson ne aveva 51… e quell’anno vinse tutto quello che si poteva vincere: campionato italiano, coppa Italia e coppa dei campioni.
Triplete si direbbe oggi.

Con quel triplo sigillo decise di chiudere (o almeno così si pensava) la propria carriera da allenatore di pallacanestro… uno dei migliori che si siano mai visti in Italia.

23 anni dopo, coach Peterson ha deciso di tornare sulla panchina della sua Milano. E lo ha fatto con una naturalezza sconcertante. Senza pensarci su.
Il presidente Proli lo ha chiamato. Si sono visti a pranzo. Uno ha offerto. L’altro ha accettato. Come se quei 23 anni non fossero passati.

In realtà sono passati e bisogna riconoscere che entrambi (uno ad offrire, l’altro ad accettare) hanno avuto coraggio.

Mi piace pensare che questa storia sia bella così. Ma, ahimè, nello sport (come in qualsiasi altro lavoro) i risultati avranno il loro peso.
Speriamo diano ragione a questo grande, e anche un po’ romantico, ritorno.

Bentornato, coach. Buona fortuna!
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7 gen 2011

- Venerdi' -


Quando ancora ero studente ;-) Ora potrebbe essere di Sabato o Domenica!
Mi piace il venerdì perché è l'unico giorno della settimana in cui mi fermo per qualche ora.
Stacco il cellulare, chiudo il computer...e mi siedo al mio tavolino blu, vicino al termosifone e alla finestra.
Apro l'agenda e mi pongo la domanda: cosa è cambiato nell'ultima frenetica settimana?
Provo a far convergere tutto ciò che mi è accaduto in poche macro-classi di pensiero, in modo da farle evolvere... le macro-classi... da farle crescere con me...
In altre parole, provo a razionalizzare e a sintetizzare le esperienze che ho vissuto e i dialoghi che ho intrattenuto - e che mi hanno intrattenuto - in pochi punti che segnino l'evoluzione del mio pensiero - e dunque mia - nella settimana trascorsa.

Mi piace fermarmi...
Mi piace fermarmi a riflettere...
Mi piace fermarmi a riflettere sulla mia vita e su chi sono!

Eppure quando mi fermo, dal retro della mia mente (inglesismo), un inaspettato ospite fa la sua scomoda comparsa.
E' la paura. Non una paura imminente e in atto ma una paura velata e in potenza. E' lì, in agguato, pronta a prendere il sopravvento non appena abbassi anche di poco la guardia.



Una cosa non mi è ancora chiara. Paura di che?
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5 gen 2011

- New Generation -

(Skateboarder - L.A. 2009 - Filippo)


Siamo nati negli anni 80, giusto in tempo per perderci gli anni più interessanti e floridi della storia dell’umanità. Abbiamo inconsapevolmente barattato gli anni della libertà, dell’amore libero, del rock 'n roll, delle manifestazioni, dei veri ideali, della fiducia nell’uomo con facebook, Lady Gaga e Barbara D’Urso.
Abbiamo vissuto il tramonto dell’età dell’oro per ritrovarci nell’età delle perenni crisi. (Cristo da quando sono nato c’è sempre sta cazzo di crisi!!)

La nostra generazione è così sfigata che non ha nemmeno un nome. Gli hanno affibbiato il titolo di generazione 1000 euro per descrivere le grandi speranze insite in noi neolaureati. Per motivarci meglio, avrebbero potuto chiamarla anche generazione senza-pensione, generazione tu-la-casa-non-te-la-puoi-comprare-barbone o generazione bimbominkia (i bimbominkia sono quelli che nn utlzzn le vcl ngl sms o che credono che i Tokyo Hotel siano all’apice dell’evoluzione musicale).

Purtroppo non sapevamo quello che avremmo perso, finché non l’abbiamo davvero perso. E di tutto quel  lontano paradiso atavico non ci rimane che qualche tiepida rimembranza assopita.
 
Non avevamo l’Iphone, lo smartphone o un cazzutissimo phone, quindi monopolizzavamo il telefono di casa per parlare con gli amici del cuore.  Siamo stati gli ultimi ad utilizzare i gettoni e le schede telofoniche. Guardavamo  tutti i cartoni di Bim Bum Bam e ancora ci stiamo chiedendo come facesse Puffetta a soddisfare l’intero villaggio dei Puffi. Barbie non si truccava da mignotta ed era fidanzata con Ken. 

Siamo l'ultima generazione che ha giocato con le biglie, al lupo, a un-due-tre-stella, che ha creato abusi edilizi con i mattoncini del Lego  o che si è emozionata nel produrre bolle colorate con il Crystal Ball; allo stesso tempo siamo i primi ad aver giocato coi videogiochi (rigorosamente in 2d) sulle prime mitiche consolle. 

Andavamo a scuola con cartelle dell’Invicta che raggiungevano il peso di Moira Orfei e magari ce la tiravamo con i nostri compagni per il nuovo Discman Sony con sistema antishock incorporato. Peccato che dentro girasse il cd dei Five, delle Pornoriviste o di Gigi D’Ag (ora si capiscono molte cose no?).


Siamo stati fortunati perché a differenza dei pivelli brufolosi del giorno d’oggi la nostra vita era fuori dalla nostra camera e dalla nostra casa. Là fuori c’era la libertà!. Gli amici erano  5 non 762 ed erano in piazzetta ad aspettarti e non “online”. La felicità era sudare al parchetto tirando i calci ad un pallone, e non stare a casa a giocare come un ebete a Iss Pro. Le ragazze si baciavano giocando a bottiglia o nelle gite di classe e non si flirtava in chat con :D ;) XD o <3


Sono cambiate un sacco di cose.

Ma fortunatamente la nostra generazione sfigati-sì-ma-non-troppo potrà raccontare ai nostri increduli nipoti che, in un passato non troppo remoto, i ragazzi erano in grado di divertirsi anche senza un pc, un mouse e una connessione a internet. kriticadellaragione.blogspot.com

(Pippo)

(Colonna sonora in ricordo della prima squinzia delle medie) 

Pornoriviste - Come piace a me by Un Kritico

4 gen 2011

- Tramonto -

(Novembre 2010, Cuba, M. Tarizzo)

Il Silenzio,
Il cielo si infiamma, la notte sempre più s'avvicina, l'incendio si spegne,
gli uccelli migrano, verso luoghi migliori
come i nostri pensieri, i desideri viaggiano verso l'orizzonte, oltre, la' fuori
nuove sfide, verso future battaglie.
Un quadro imperfettamente perfetto.

Un ulivo, il sole, le colline, le montagne,
le nuvole nel cielo, me stesso
un senso di inseme, è come un balletto
che scorre, che batte, che gonfia il petto.

sto fermo e corro, cerco il momento perfetto.
La valle si oscura, perde il colore,
nasce un amore
rispetto; la vita, la morte

un cerchio ristretto. kriticadellaragione.blogspot.com

(DiPi)

3 gen 2011

- Interrail #4 -

Capitolo Quarto:
Jeff

E così quel trio vincente si stava per riunire. Tre. Il numero perfetto. E’ effettivamente perfetto anche per un viaggio. Specie se sono personalità così eterogenee, complete nel loro insieme e affiatate. Si può, quindi, date queste premesse, decidere di partire in quattro? Sì, se il quarto è Jeff.

Jeff sa fare solo una cosa nella vita: giocare a calcio. Non diventerà famoso, ma è un fenomeno. Siamo in molti fra i suoi amici a pensarla così. E, credetemi, lui di amici ne ha veramente tanti. Forse questo è ancora più importante del saper tirare calci a un pallone… forse no. Fa lo stesso. Lui ha questo potere speciale di essere simpatico a tutti.

In quell’ultimo mese avevamo condiviso troppo per non fare insieme il viaggio. Le lezioni mattutine di matematica che ho tenuto a casa mia dall’ultimo giorno di scuola alla seconda prova. Lezioni che, lo ammetto, sono servite solo a me perchè tutti gli altri la matematica non l’hanno imparata. Il rituale di giocare a Super Mario Bros 3 la sera prima di ogni scritto. Come a voler dire: noi non vogliamo crescere, vogliamo continuare a giocare con i videogiochi (degli anni '90). I rari giorni di mare per prendersi una pausa dallo studio. Le telefonate che ci facevamo continuamente per confortarci a vicenda. Un occasionale contatto con una voce amica dopo aver studiato Manzoni e prima di mettersi sotto con i terremoti. O semplicemente un “Ma quel paragrafo è da saltare, vero?” “No, Jeff. Bisogna fare tutto il capitolo”.

Jeff non sa scegliere. E’ per questo che ha fatto la tesina sulla scelta. Perché non riusciva a scegliere tra tutte le altre. Jeff non sa neanche dire di no. Proprio per queste due caratteristiche si è trovato coinvolto in due vacanze, che si svolgevano quasi in contemporanea. La vacanza con me, Stone e Mike e una vacanza in Sardegna con lo stesso gruppo dell'anno prima. Solo che quel gruppo aveva perso i suoi elementi migliori. Alcuni avevano litigato. Altri avevano deciso di andare in Spagna…

Non che le cose stessero veramente così. Non che il nostro viaggio fosse necessariamente migliore dell’altro. Non che noi tre fossimo realmente meglio degli altri. Però su un piatto della bilancia c'era la routine, la solita vacanza di mare e campeggio con la solita gente. Sull'altro piatto c'era un'avventura con grandi aspettative e, lo ammetto, anche grandi incognite (tipo itinerario, mezzo di trasporto...ehm...a pensarci bene tutto era un'incognita). Però c'erano anche alcuni dei suoi migliori amici e quel fascino esotico che può avere un paese straniero per un diciannovenne che non è mai stato all'estero da solo. Lui era abbastanza idiota da essere indeciso… Gli altri non gli vennero incontro quando gli dissero “ormai hai già dato l’acconto, se rinunci non ti possiamo dare i soldi indietro”. Ovviamente avevano già prenotato tutto da almeno cinque mesi. Ma Jeff è un calciatore, quando giocherà nel Cervia in serie A guadagnerà milioni e non dovrebbe farsi problemi di soldi. E’ solo che, qualunque siano le condizioni, lui non sa scegliere. Ed è per questo che ho fatto un lungo lavoro psicologico di convincimento con false minacce, falsi ultimatum, false incazzature. E alla fine, ma proprio alla fine, ce l’ho fatta.

9 luglio 2005.
Pronto?” 
Ciao Jeff sono Ed. A che punto sei?
Guarda, devo ancora fare tutta storia, italiano da Leopardi in poi e di filosofia non so un cazzo. Fisica penso che ormai la lascerò stare. Ma quanto era lunga scienze?” 
"Sì, lo so. Ci ho messo due giorni. E ho scoperto che nella terza prova ho cannato tutto. Dovevo studiarla meglio prima. Comunque io storia la so e filosofia devo “solo” rivederla tutta. Però mi manca italiano e, ovviamente, fisica. Autori? Stamattina non l’ha chiesto ai primi orali, io me la rischio…
Per forza. Oggi è sabato e ho l’orale lunedì. Non posso certo mettermi a studiare a memoria tutte le versioni che abbiamo fatto… E quei seicento versi… Sono anche il primo… Mamma mia… Mi sto cagando addosso. Ma perché ci siamo ridotti così? E la tesina? Devo ancora finire di scriverla… Penso che non dormirò le prossime due notti.  Sono troppo indietro”. 
“La tesina mi ha preso un sacco di tempo sta settimana, però l’ho finita. Forse la consegno addirittura il giorno prima dell’orale. Stasera vado a un concerto. Tanto ce l’ho mercoledì mattina. Grazie Jeff. Sapevo che eri messo peggio di me…
(Roberto) 
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02 Should I Stay Or Should I Go by Blockheadband

1 gen 2011

- Capodanno -


Persone che riflettono e scrivono.
Persone che brindano. Fuochi d’artificio che brillano.
Persone che riflettono e scrivono.

Questo è il rituale di capodanno.

Tutto sembra eguale. Eppure è diverso.

Gli scettici non comprendono cosa ci sia da brindare…
Non comprendono quale sia la differenza tra questo giorno e tutti gli altri giorni…

Tutto sembra eguale. Eppure qualcosa di diverso c’è.

Le ore diventano minuti e poi secondi…
L’anno passato e vissuto se ne va.
I secondi ritornano minuti e poi ore…
L’anno nuovo e da vivere inizia ad essere vissuto.

Tutto sembra eguale. Eppure…

Eppure il giorno prima riflettevamo su quel che è stato.
Provavamo a razionalizzare, a ridurre e sintetizzare (ammesso che sia possibile) l’intero ventaglio e arcobaleno di esperienze vissute in un segno: più o meno?

Poi abbiamo brindato (indipendentemente dalla forma del segno).
Fuochi d’artificio hanno brillato nel cielo.

Ed eccoci qui, il giorno dopo.
Apparentemente eguali. Eppure…

Eppure oggi guardiamo al futuro.
Disegniamo progetti e scriviamo propositi su quel che sarà.
O perlomeno, su quel che vorremmo che fosse.

Tutto sembra eguale. Eppure…

Eppure qualcosa di diverso c’è.

Tutto è uguale a ieri. Eppure…

Eppure ci sembra che tutto (o quasi) potrà cambiare tra oggi ed il prossimo capodanno.

Cosa veramente cambierà non ha importanza.

Oggi l’importante è credere che qualcosa cambierà. 
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