30 set 2010

- Inno alla vita -



 La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, donala.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.


(Madre Teresa di Calcutta)

Track 05 - Ennio Morricone - The Mission by Un Kritico

28 set 2010

- Io credo -

Io credo; credo nella fiducia di una rivelazione, che quando fuori è buio e l'ombra incalza non c'è timore di cadere se lo sguardo è fisso in una stella.

Io credo; credo nel dolore di una poesia, che quando tutto è scritto, il suono di una parola possa far vibrare le corde di un animo sconsolato.

Io credo; credo nel frastuono di un amore che se la rugiada di un mattino mostra a tutti quanto sensibile sia la natura, non c'è lacrima rubata che sola possa resistere ad un sorriso.

(S. Rubini)


 

27 set 2010

- Giocatori di carte -

(Yangshuo, Cina, 2009 - M. Tarizzo)

La vita è come una partita a pinnacola.
13 carte ci sono date in sorte. Che ci piacciano o meno con quelle dobbiamo giocare.
Già dopo i primi giri di tavolo la nostra situazione è il risultato delle scelte che abbiamo intrapreso. Quale tris calare, quale carta scartare …
La fortuna – che continua a svolgere il proprio ruolo ad ogni pescata – gira.

Quindi alla fine quello che fa la differenza è la qualità del giocatore.

Talvolta peschiamo un jolly. A volte ci aiuta, altre ne avremmo fatto tranquillamente anche a meno.
Gli errori commessi in una partita, possono aiutarci a giocare meglio quella successiva.
La memoria è la nostra migliore amica. Saper leggere i comportamenti delle persone sedute al tavolo con noi un’altra arma importante.
A volte pensiamo di aver perso, ma riusciamo a vincere. Altre pensiamo di vincere, ma qualcuno riesce a chiudere prima di noi.

Siamo poi così sicuri che l’obiettivo sia vincere e non giocare?

(M. Tarizzo)
Paint it black by user1363736

25 set 2010

- L'nsostenibile Leggerezza dell'Essere -





Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. […]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno ’schizzo’ è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.

 *****
Chi tende verso ‘verso l’alto’ deve aspettarsi prima o poi di essere colto dalla vertigine. Che cos’è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perchè ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura. [...] La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, si vuole essere ancora più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.                                   

 *****
Tomas si diceva: fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica ad una infinitàdi donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica ad un’unica donna). [...] Mi verrebbe quasi da dire che per loro la meta dell'amore non era il piacere bensì il sonno che ne seguiva.

 (da "L'insostenibile leggerezza dell'essere" - M. Kundera)

24 set 2010

- Il gran ballo delle debuttanti -



Si manifesta nella melliflua vanità dei giovani rampolli della jeunesse dorée italiana, Madama Schiavitù.

Fiacca, indolente, sussurrante. Rapisce i sogni, li trasforma in ambizioni. Ne tramuta le colonne portanti che ci hanno condotto fin qui.

Il patto generazionale che, inalterato nel corso dei secoli, ha garantito alla generazione successiva un tenore di vita migliore di quella precedente, è imploso.

La polarizzazione trionfante del trickle-down reaganiano ha prodotto mostri sociali di sorpendente magnitudo, di cui i sottoscritti sono, di diritto, i cantori.

Come si può pensare di raggiungere la "felicità" rinchiusi 14 ore al giorno in una algida cella frigorifera, avendo come compagni di sventura delle occhialute ed asettiche burocrazie?

Patetico è pensare che noi tutti siamo allevati in un tale mefitico brodo culturale da età sempre più tenera. Le nostre aule universitarie già pullulano di drogati di vanagloria, serpenti inmarcia verso la gloria di Piazzetta Cuccia.

Ammirato è chi più si rende infelice, e l'ambizione della scalata alla piramide è capace di travolgere qualsiasi residuo di buon senso. L'aplomb del contadino entrato in società si fa crisalide, protetta nella grottesca attenzione riposta alle più insignificanti cagate. E tremo nel vedere ventiquattrenni che sgomitano per poter mostrare a nonne ingioiellate, ignoranti e grasse le loro camicie-su-misura con le iniziali del proprio nome ricamate.

Il più silente deserto divide chi conta da chi non conta. Chi ha la chiave della felicità, da chi non può neanche lontanamente sperare di ottenerla. Non è conforme a natura cantare l'apologia del giusto medio. Mai come ora, ne riceveremmo, tuttavia, benefici dirompenti.

Madama Schiavitù ha ridotto in cenere le fondamenta che ritenevamo indistruttibili. Le ha sostituite con un canto sommesso e arrembante al contempo. Delle ipoteche che ci affrettiamo ad iscrivere sull'esistenza dei nostri figli, del fatto che non siamo più “come nani sulle spalle dei giganti”, le generazioni dei nostri padri e nostra saranno chiamate a rispondere.

(link suggerito dall'autore: http://www.mediapart.fr/club/edition/les-invites-de-mediapart/article/160910/monsieur-le-president-je-refuse-votre-diplome)

10 Ennio Morricone Fiesta (Valzer) by p.pereira

23 set 2010

- Fix it on a piece of paper -


Ho selezionato questa foto che forse rappresenta non il momento della ricerca della felicità, ma l'attimo successivo: quando la trovi e non vuoi farla scappare. La soluzione si trova in questa macchinetta magica che cattura la tua felicità e la fissa su un pezzetto di carta per sempre!

(G. Boscarino)

22 set 2010

- Il Tempo -

 
Quando penso a ciò che passa, si sa, è già passato inesorabilmente. Il trascorrere dell'attimo in cui una scelta inizia a produrre qualsivoglia conseguenza segna l'inizio di una presa di coscienza profonda, in cui la responsabilità dell'atto non può essere rimandata ma solo attesa. C'è chi, per sconfiggerne le conseguenze risolve intellettualmente l'enigma tempo affermando che esso sia mera manifestazione di un presente, attraverso l'immagine passata della memoria e di quella  futura dell'attesa. Ma cos'è che si attende? Io attendo la conferma di un mondo che non c'è, che forse c'è stato ma che non ci sarà più perché la storia, chi l'ha detto che debba essere ciclica? Forse il tempo allora assumerà i contorni dell'immaginazione spensierata o meglio coinciderà con essa quando i colori celebreranno il tanto atteso dono di dar forma alle dimensioni. A quel punto guardarsi indietro non avrà più lo stesso sapore di quando  usavo ripetere "e allora non rimane che il ricordo di un piacere oppure il lusso di un rimpianto" ....
 (S. Rubini)

08.Bob Dylan - The Times They Are A-Changin' by BEMAL [sounds]

21 set 2010

- Lo specchio dell'altro -

(Sera sulla via Karl Johann, 1892 - Edvard Munch)
Da diverso tempo mi accompagna la domanda se noi siamo come ci autorappresentiamo o come ci vedono gli altri. Negli ultimi giorni questo quesito ha assunto una dimensione quasi di frustrazione.

Sicuramente la nostra visione di noi stessi è più completa. Le ragioni sono essenzialmente due: conosciamo tutta la nostra storia - il percorso che ci ha portato ad essere chi siamo - e conosciamo le motivazioni sottostanti il nostro agire - la psicologia che ci spinge a fare ciò che facciamo e a dire ciò che diciamo. L'altra faccia della medaglia è che la nostra visione di noi stessi è, il più delle volte, più positiva della realtà oggettiva: proprio perchè conosciamo la ratio del nostro agire tendiamo a credere che esso sia giusto, o perlomeno giustificabile.

La visione che gli altri hanno di noi è, per contrapposizione, parziale. Inoltre, il più delle volte è basata sul loro essere e non sul nostro: gli altri giudicano il nostro agire sulla base della loro storia, del loro modo di pensare ed agire. Dunque anch'essa non si può giudicare oggettiva. Tuttavia, la visione che gli altri hanno di noi - alternativa a quella che noi abbiamo di noi stessi - è attendibile e vale la pena di essere ascoltata quando l'altro fa uno sforzo di separarsi dal suo io e prova a capire - e non a giudicare - le ragioni profonde del nostro agire. La visione degli altri così costruita deve essere messa a dialogare con la nostra visione di noi stessi. Non è un dialogo facile ma è necessario se vogliamo veramente capire chi siamo.
(M. Tarizzo )

19 set 2010

- Cosa vuoi fare da grande? -


E poi un giorno come tanti sei diventato grande: te lo dice il calendario e quei numeri che, inesorabili, ti raccontano le scadenze della tua vita. Giorno dopo giorno.
C’è ancora tempo, spesso mi dico. C’è ancora tempo per provare, osservare, scoprire. Ma soprattutto vivo della convinzione che ci sia ancora tempo per decidere. Decidere cosa fare, dove andare, cosa dire e cosa ascoltare. Decidere come vivere.
Il liceo è iniziato dieci anni fa, con i sogni fumosi di una ragazzina e la speranza che gli anni di studio dessero forma e sostanza a questo fumo inconsistente che ispirava la ricerca del mio futuro.
Ma i sogni sono rimasti, senza forma descrivono con le parole delle emozioni la risposta  a: “Cosa vuoi fare da grande?”, una domanda che con sconfortante costanza racchiude in sé la sterile ed artificiosa curiosità di un vuoto senso di solidarietà. L’ho  ascoltata sognatrice al liceo, la ascolto oggi con forse ingiustificata irrequietezza. Oggi ti chiamano grande, ma quand’è che sarò abbastanza grande per poter affrontare quella domanda possedendo veramente la mia risposta e lasciare alla superficialità la scelta di massa?
Nel frattempo i doveri prendono le mie decisioni e mi impongono quella vita che non riflette affatto il prato di colori indefiniti, un po’ sfocati e leggermente sfumati verso l’infinito che in qualche modo descrivono nella sua completezza il mio sogno di vita.
Sfuggente e sfuggevole, inconsistente e apparentemente malleabile, è un insieme di forme senza forma. Di idee, progetti e pensieri. Di ricordi e racconti, forse fiabe.
Ci giro attorno, lo guardo e lo osservo. Gli cammino affianco e lo rincorro. Spesso lo corteggio. Lo accarezzo e mi avvicino, ma scivola via appena sembra ne abbia afferrato un lembo. Come un magnete, troppo uguale a me, brutalmente mi allontana, quasi mi respinge.
E’ il mio rifugio nei momenti di speranza ma troppo spesso è un urlo assordante soffocato dal silenzio monotono dei giorni di doveri, che inesorabilmente assorbono le mie energie.
I miei pensieri sono spesso con lui. Quel sogno è sempre lì, ad aspettare che io capisca come potergli dare vita.
I doveri incombono pesanti e prepotenti.
Da grande continuerò a sognare. Sognerò quel delicato sentimento che sta combattendo per indicarmi quello che voglio fare da grande.

(F. Mattiussi)

15 set 2010

- La tua casa è il mondo -


Più volte hai impacchettato le tue cose e salutato i tuoi cari.
Più volte sei arrivato, non importa se di giorno o di notte, in una città a te sconosciuta
Che poi lentamente hai imparato a conoscere... fino a sentirla tua...
Diverse sono le case in cui hai vissuto.
Diverse le persone con cui hai condiviso lo stesso tetto. Persone che all’inizio consideravi estranee... sono diventate la tua famiglia. In quel luogo... In quel tempo...
Eh si... hai tante famiglie quante le vite che hai vissuto!
Famiglie di persone che hai incontrato per caso e che hanno condiviso con te un periodo più o meno lungo nel quale vi siete influenzati a vicenda... per poi rimettervi in viaggio... verso vecchie o nuove mete...
La tua casa è il luogo in cui sei nato e da cui sei partito per la prima volta e in cui ti piace tornare quando vuoi prendere contatto con il tuo IO più essenziale.
I tuoi amici le persone con cui sei cresciuto.
La tua casa è il mondo. I luoghi che hai vissuto e che vorresti vivere.
I tuoi amici le persone che hai incontrato lungo il cammino.
(M. Tarizzo)

Sweet Home Alabama by The Hitmen

14 set 2010

- Il Deserto dei Tartari -



"Disteso sul lettuccio, fuori dell’alone del lume a petrolio, mentre fantasticava sulla propria vita, Giovanni Drogo, invece fu preso improvvisamente dal sonno. E intanto, proprio quella notte – oh, se l’avesse saputo, forse non avrebbe avuto voglia di dormire – proprio quella notte cominciava per lui l’irreparabile fuga del tempo.
Fino ad allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c’è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta , anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l’orizzonte con sorrisi di intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo.
Ancora molto? No, basta attraversare quel fiume laggiù in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si è per caso già arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l’impressione di sì e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada.
Così si continua il cammino in una attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calcare al tramonto.
Ma ad un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualcosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa in tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell’orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l’una sull’altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire.
Chiudono ad un certo punto alle nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocità fulminea e non si fa tempo a tornare. Ma Giovanni Drogo in quel momento dormiva ignaro e sorrideva nel sonno come fanno i bambini.
Passeranno dei giorni prima che Drogo capisca ciò che è successo. Sarà allora come un risveglio. Si guarderà attorno incredulo; poi sentirà un trepestio di passi sopraggiungenti alle spalle, vedrà la gente, risvegliatasi prima di lui, che corre affannosa e lo sorpassa per arrivare in anticipo. Sentirà il battito del tempo scandire avidamente la vita. Non più alle finestre si affacceranno ridenti figure, ma volti immobili e indifferenti. E se lui domanderà quanta strada rimane, loro faranno sì ancora cenno all’orizzonte, ma senza bontà e letizia. Intanto i compagni si perderanno di vista, qualcuno rimane indietro sfinito, un altro è fuggito innanzi, ormai non è più che un minuscolo punto all’orizzonte.
Dietro quel fiume – dirà la gente – ancora dieci chilometri e sarai arrivato. Invece non è mai finita, le giornate si fanno sempre più brevi, i compagni di viaggio più radi, alle finestre stanno apatiche figure pallide che scuotono il capo.
Fino a che Drogo rimarrà completamente solo e all’orizzonte ecco la striscia di un smisurato mare immobile, colore di piombo. Oramai sarà stanco, le case lungo la via avranno quasi tutte le finestre chiuse e le rare persone visibili  gli risponderanno con un gesto sconsolato: il buono era indietro, molto indietro e lui ci è passato davanti senza sapere. Oh, è troppo tardi ormai per ritornare, dietro lui si amplia il rombo della moltitudine che lo segue sospinta dalla stessa illusione, ma ancora invisibile sulla bianca strada deserta.
Giovanni Drogo adesso dorme nell’interno della terza ridotta. Egli sogna e sorride. Per le ultime volte vengono a lui nella notte le dolci immagini di un mondo completamente felice. Guai se potesse vedere se stesso, come sarà un giorno, là dove la strada finisce, fermo sulla riva del mare di piombo, sotto un cielo grigio e uniforme e intorno né una casa  né un uomo né un albero, neanche un filo d’erba, tutto così da immemorabile tempo."
(da "Il deserto dei Tartari" - D. Buzzati)



The Jimi Hendrix Experience - All Along The Watchtower by dannon81

13 set 2010

- Lo sentite quel rumore? -


In una notte d'estate in cui il cielo si fa specchio su una città decadente, le genti ad occhi spalancati sognano l'arrivo del gelido Inverno, che sprezzante di emozioni allieta le giornate con la sua rigida imposizione di mansioni. Una ripetizione alienante di gesta senz'anima che uccidono l'espressione e maltrattano il pudore di chi vorrebbe che a trionfare fosse il caldo e talvolta fatale fervore di un amore.

(S. Rubini)

11 set 2010

- Aire, Tierra, Agua y Suerte -

Navigo nel mondo sulle ali di una farfalla



(Messico, 2010 - G. Boscarino)

10 set 2010

- Fin dalle origini -

La mia pancia, ogni volta che diventa grande e ingombrante, e soprattutto ogni volta che qualcuno imperterrito ci nuota dentro, ha il potere di rimettermi in pace col mondo.
O meglio, di farmi cambiare punto di vista, ecco.
I tratti del viso si addolciscono, lo so nessuno ci crede ma è così. Capita anche a me.
I rapporti interpersonali si distendono.
E io mi ritrovo a fare i conti con la mia vita.
Divento più pragmatica di quanto già non sia.
Le liste si moltiplicano nuovamente. Ci sono post-it in ogni angolo della casa e dello studio con interminabili elenchi di punti da smarcare. Gli ingredienti per biscotti insieme ai contratti da firmare, le note spese, le e-mail da scrivere, il numero del tappezziere e i siti di au pair da controllare. Un tourbillon in cui io sembro muovermi con una certa tranquillità, anche se questa e’ solo l’apparenza.
Tutto questo nell’attesa. Che qualcun altro si aggiunga alla nostra piccola squadra di piccoli supereroi. Già si muove e fa capriole. Un giorno d’autunno sarà tra le mie braccia. E cercheremo di essere pronti.
Sarà nuovo e diverso. È già diverso. Questa volta so cosa mi aspetta. So che sarà difficile e che avrò voglia di piangere e di dormire come solo sa chi ci passa in mezzo.
So che Tommaso mi farà il muso e dovrò moltiplicare il mio tempo e il mio amore. So che è esattamente quello che ho voluto, che voglio e che sempre vorrò.
E un giorno cercherò di capire dagli occhi dei miei figli se sarò stata una brava madre.
Mentre nel frattempo cerco di non risparmiarmi, di non negarmi mai, di essere sempre presente. Un punto di riferimento fermo e solido a cui ancorarsi la notte quando i sogni fanno paura, il mattino quando c’è voglia di coccole, il giorno e la sera quando c’è da disegnare, costruire torri altissime, cucinare insieme, fare il bagno con squali, orche e delfini, scappare via davanti ai versi di dinosauri e mammuth.
Oggi dopo tanto tempo, per la prima volta capisco cosa è cambiato e sta ancora cambiando nella mia vita. Capisco che essere genitori è un mestiere difficile e che ognuno porta con sé le ferite, gli errori e le sofferenze della propria storia.
Domenica ho guardato a lungo mio nonno negli occhi e per la prima volta ho pensato che mio padre in fondo ce l’ha messa tutta. Per migliorare almeno un po’ rispetto a dove era partito. La strada è stata lunga e tortuosa e non sempre felici i risultati.
Ma infine ho capito. Che tutto ha avuto inizio molto prima che io nascessi, quando tu eri bambino e figlio e di me non c’era nemmeno l’idea. E che in fondo non sono tue tutte le colpe
U2 - Sweetest Thing by medioscreativos

09 set 2010

- Habemus Blog -



Laurea prevista pre apertura blog: Dicembre 2010
Laurea prevista post apertura blog: Marzo 201...



Trashmen-Surfin--Bird by leroyragamuffin