01 feb 2011

- A cosa serve il latino? -


Chi non se lo è mai chiesto durante il liceo? Cinque anni dopo, me lo chiedo ancora. Si dice che: “aiuta a ragionare”, “apre la mente”, “fa parte della nostra cultura”, “insegna il significato delle parole”. Wow… perché a me in cinque anni di liceo mi sembra di aver passato i primi due a imparare regole grammaticali di una lingua che non parlerò mai e gli ultimi tre a studiare la storia dell’impero romano e a imparare a memoria la traduzione di testi di autori latini per dimostrare che la sapevo fare a vista. In un liceo scientifico si fa più latino che matematica. Perché non sostituire le ore di latino con materie più utili?

Perché insegnare la grammatica latina a chi non sa quella italiana? Per non parlare dell’inglese. Siamo uno dei pochi paesi europei che doppiano tutti i film e siamo uno dei popoli che parla peggio l’inglese. La nostra scuola di doppiatori è fantastica. Sono bravissimi. La voce originale di Homer Simpson è nettamente peggiore di quella di Tonino Accolla. Però in Danimarca, Svezia, Germania, Austria tutti i ragazzi parlano inglese perfettamente e invece noi quando andiamo all’estero ci dobbiamo vergognare della nostra pronuncia. “Il mio inglese fa schifo” “No, non sei male per essere Italiano”. Questo è quello che mi sento dire. Tante grazie per il complimento. Però so la grammatica latina, tutte e cinque le declinazioni. Mi servirà un sacco quando lavorerò all’estero. Grazie al latino conosco l’etimologia di molte parole. So che l’aggettivo “bellico” deriva da “bella”, cioè “guerra”. E “blog” da che vocabolo latino deriva? Trattasi dell’abbreviazione dell’inglese “Web log”. La lingua, persino quella italiana, è in continua evoluzione. Le parole derivanti da una lingua morta sono destinate a scomparire, le parole inglesi sono destinate ad aumentare. Quindi perché non insegnare un po’ meglio l’inglese? Perché non sostituire le ore di latino con ore di conversazione inglese?

Perché non sostituire la letteratura latina con la materia “attualità”? Perché devo sapere cosa è successo duemila anni fa e non so cosa è successo ieri? “Domani sarai interrogato sul contenuto del giornale di oggi”, non su cosa succedeva ai tempi di Diocleziano. Le notizie di attualità sono ormai reperibili gratuitamente su Internet, non bisognerà più spendere 50 euro per un libro di 500 pagine destinato a essere poi rivenduto o  bruciato nel falò post esame di maturità. E’ cultura sapere la storia romana e non sapere chi sono i ministri italiani? E’ cultura sapere tutto delle guerre puniche e non sapere nulla della guerra in Iraq? E’ cultura sapere dov’è nato Virgilio e non sapere dove si trova Islamabad?

Il latino apre la mente e aiuta a ragionare. Il latino, in realtà, porta gli studenti a inventare nuovi modi per copiare. La versione di latino è il test perfetto per ogni nuova tecnica. E un buon compagno di banco fa sì che non ci si debba nemmeno ingegnare troppo. Oppure un buon vocabolario. Un mattone di 3 kili e 60 euro. Non ho mai preso meno di 6 e mezzo perchè molto spesso trovavo le frasi più difficili sul vocabolario. Perché non sostituire l’ora di latino con un’ora di logica? Difficile da insegnare? Un qualunque laureato in matematica dovrebbe saper risolvere semplici giochi di logica. E anche saperli insegnare. Ce ne sono migliaia. E quelli sì che aiutano a ragionare. “Per la prossima settimana mi fate 4 Sudoku”, non 4 versioni di latino. Personalmente odio il Sudoku perché è un passatempo molto meccanico e noioso. Esattamente come una versione di latino. Solo che di un Sudoku non posso facilmente trovare la traduzione su Internet. 
Per ora. kriticadellaragione.blogspot.com

(Roberto)

3 commenti:

  1. interessante...disputa a cui ho partecipato più volte!!!
    credo che la verità sia un pò a metà...studiare latino non è inutile, saper cosa è successo 2000 anni fa non è inutile...ma avere più ore di latino che di inglese è abbastanza ridicolo!

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  2. io penso sia pericoloso determinare i programmi scolastici in base a quello che serve: oggi tu ti chiedi a cosa serva il latino (che e' una lingua morta). in quest'ottica un giorno arrivera' qualcuno che pensera' non serva a nulla la filosofia (nel tempo degli slogan, a cosa serve essere in grado di comprendere e formulare un ragionamento composto e complesso?), un altro qualcuno che non vede il senso dello studiare la geografia (abbiamo le cartine e ora anche google map), un altro ancora qualcuno contro la matematica (e' da mo che esistono le calcolatrici!)...
    e' vero! per il futuro ci servono molto probabilmente l'inglese e l'informatica... pero' il bello di queste 2 "materie" e' che non escludono quelle piu' tradizionali. per esempio e' possibile fare una lezione di storia o di fisica in inglese, oppure utilizzare internet e preparare un power point per una ricerca su Kant o anche Seneca.
    La sfida che la scuola deve fronteggiare e' proprio quella di riuscire a trovare il giusto equilibrio tra passato e futuro. e' vero che deve preparare le nuove generazioni a meglio vivere il mondo in cui sono nate...ma e' anche vero che la differenza tra un italiano (e anche un europeo) e un americano o un cinese ha radici profonde e lontane: il nostro modo di pensare deriva in parte da Omero, Virgilio e Dante (per citarne tre a caso)...nel momento in cui non li studieremo piu' non sapremo piu' chi saremo.
    (Mattia)

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  3. >"Siamo uno dei pochi paesi europei che doppiano tutti i film (...)"
    Forse hai studiato troppo latino.

    >"l’aggettivo “bellico” deriva da “bella”, cioè “guerra”."
    Mhh, ripensandoci dev'essere qualcos'altro.

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