29 ott 2010

- Se -

premessa necessaria:
questa volta me lo dico da solo...il povero Kipling si sarà rivoltato nella tomba mentre scrivevo queste poche righe... pace all'anima sua...



- Se -

Se sapessi le cose meglio
... studierei di meno
se studiassi di meno
... non saprei le cose meglio

Se avessi un fisico da bronzo di riace
... mi godrei un po' di più i piaceri della vita
se mi godessi di più i piaceri della vita
...non avrei un fisico da bronzo di riace

Se parlassi con l'inglese con l'accento "british"
... dovrei rinunciare al mio bellissimo accento italiano
se rinunciassi al mio accento italiano quando parlo inglese
... non sarebbe altrettanto divertente

Se fossi un'altra perona
...non sarei io
Se non fossi io
... non mi piacerebbe

Various Artists 01 08 The Lion Sleeps Tonight by user19052


28 ott 2010

- Gli Occhi -



A volte, davanti alle scene raccapriccianti di un film tiriamo un sospiro di sollievo all’idea che per fortuna è solo…fantasia del regista.

Poi accendi il televisore ed ecco che l’impossibile  si trasforma in fatto di cronaca con cui sei costretto a fare i conti. Il racconto crudo di chi legge la notizia, ti catapulta sul palcoscenico di un nuovo dramma  e mi immedesimo negli occhi di chi sta guardando la morte in faccia, una morte nascosta dietro sembianze famigliari, volti materni, di padri,zii, volti amici.

Vedo quegli occhi spalancati su una realtà impossibile, le mani che un giorno  hanno accarezzato, cullato, abbracciato i loro corpi, sono le stesse che ora li trattengono con forza bestiale, lacerandone le carni, fino a  quando quegli occhi sbarrati ,imploranti, supplichevoli, che magari avranno bagnato di lacrime le mani assassine, si chiuderanno.
Per sempre!

(Maca)


(Saturno che mangia i suoi figli - Goya)


Devotchka - How It Ends by Un Kritico

27 ott 2010

- La Sonata -



Quiete. Dinanzi la notte che fugge, in silenzio sibila dietro le fronde... 

Dimenticato ai piedi di un luogo di fede, un violino ricorda quando le corde intonavano note virtuose: che il motivo fosse di annunciazione ovvero apologia poco importava; si trattava ugualmente di un successo,di applausi e risa, di pulsazioni erotiche e misticismo.
Quell'ultima sera, l'uscita di scena vive ancora il presente dell'infausto strumento che non si dà pace per l'epilogo travolgente che solo un passato di glorie è in grado di infliggere.
La causa? La morte misteriosa del musicista che quando avviene spezza l'empatia nata e costruita tra oggetto e soggetto.

Dopo non c'è più possibilità di risalita, mentre le menti rimangono offuscate dall'ebbrezza di un ricordo ancora vivo e pieno di allegorica riverenza nei confronti del "non sarà più".
I passanti non si curano del violino caduto in disgrazia, non ricordano le emozioni vissute con lui e per lui e allora non rimane che un appiglio per evitare la caduta prematura, la perdita dell'udito. Convincersi della propria unicità che sola possa garantirgli l'eternità, la necessità nei confronti degli spettatori che ignori l'attualità di un qualcosa che non c'è più.
Ci si nasconde dove chi ha un'anima in genere sente di poter rifugiarsi, sente che la pietà non è una debolezza bensì un diritto.

Così rimarrà lì, nascosto ai piedi di un luogo di fede il violino, durante le ultime note della sonata di addio. 
kriticadellaragione.blogspot.com
(Stefano)


26 ott 2010

- Attualità millenaria -


Qui ad Atene noi facciamo così: qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi, e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così: le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza, quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa, al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così: la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro, e non infastidiamo mai il nostro prossimo, se al nostro prossimo piace vivere a modo suo, noi siamo liberi, liberi di vivere, proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari, quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così: ci é stato insegnato di rispettare i magistrati e ci é stato insegnato anche di rispettare le leggi, e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa, e ci e’ stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che é giusto, e di ciò che é buonsenso.
Qui ad Atene noi facciamo così: un uomo che non si interessa allo stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica, beh, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicita sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma io proclamo Atene scuola dell’Ellade, e che ogni ateniese cresce prostrando in se una felice versastilità la fiducia in se stesso e la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione. Ed é per questo che la nostra città é aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così!
(Discorso di Pericle agli Ateniesi)



24 ott 2010

- 25-10-2005 -

(Moggio 2005)

Non un giorno come gli altri, ma il giorno che te ne sei andata, a poche ore da un mio messaggio in cui ti esortavo a non mollare e tu, non so con quale forza mi hai risposto: “grazie ce la metto tutta un abbraccio“.
Poche ore dopo hai chiuso gli occhi su questo mondo, quegli occhi che hai voluto riempire con immagini e colori, nelle tue lunghe passeggiate in agosto, già tu sapevi, che quella sarebbe stata la tua ultima estate a Moggio.
Ammiro la tua forza ,che ti ha visto affrontare la malattia con il sorriso sulle labbra, solo a Lui raccontavi tutto; ti ricordo assorta, il viso tra le mani , tra i banchi della chiesa.
Sono certa che  lasciandoci, per salire da Lui,non sarai stata delusa, perché lì, dove ora ti trovi, stai sorridendo, godendo del Suo immenso abbraccio.

Qui sulla terra però ci manchi.
                   
Ciao Antonella

(Maca)

The Best Is Yet To Come by Un Kritico

22 ott 2010

- fiocco Viola -




...NOVE MESI FA...

Viola è il colore del cielo nelle sere d'estate
Viola sono i fiori della pianta di lillà vicina al cancello
Viola i miei stivali da pioggia
Viola è Barbabella
Viola una calda maglia di lana che ho comprato qualche tempo fa
Viola a pois un'insalatiera che uso in campagna
Viola è il pouf nella camera di Tommaso
Viola è la collana di stoffa che arriva dall'Asia

Viola sarà il nome di mia figlia
Quando sarò così fortunata da averne una

(Francesca B.)



...OGGI...

Oggi, 22 Ottobre, finalmente sei nata.

Per nove mesi ti abbiamo attesa.

Abbiamo spiegato a Tommaso che saresti arrivata.

Abbiamo recuperato dal solaio la culla in cui trentacinque anni fa dormiva la tua mamma,
ventiquattro il tuo zio,
e solo tre anni fa il tuo fratellino.

Anche loro a quel tempo erano piccoli come te,
l’avresti mai immaginato?

Nell’armadio hai già ad aspettarti qualche vestitino
che attraverso internet
abbiamo fatto arrivare dalla Francia. Solo per te.

Oggi, 22 Ottobre, finalmente sei nata.

Ti diamo il benvenuto in questo mondo,
che forse non è perfetto
ma da oggi è sicuramente un po’ più bello.
(Mattia)


Israel kamakawiwo'ole - somewhere over the rainbow by laurapizzolato

20 ott 2010

- La donna che cerco -



“E poi, a poco a poco, i romanzi cederanno il passo ai diari, alle autobiografie: libri avvincenti, purchè chi li scrive sappia scegliere, fra ciò che egli chiama sue esperienze, quella che è davvero esperienza, e il modo per raccontare veramente la verità.” (Ralph Waldo Emerson)
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Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l’uomo più felice del mondo.

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“La vita” dice Emerson, “è fatta di ciò che l’uomo pensa tutto il giorno.”

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“Ma allora cosa vuoi da una donna?” chiedo.

[…] “Vorrei potermi arrendere a una donna,” sbotta. “Vorrei che mi portasse via da me medesimo. Ma per far questo dovrebbe essere migliore di me; deve avere un cervello [non soltanto una fica]. Deve farmi credere che ho bisogno di lei, che non posso fare a meno di lei, che non posso fare a meno della sua fedeltà. No, questo no… ma deve farmi credere che ho bisogno di lei, che non posso vivere senza di lei. […] Allora non mi importerebbe di quel che succede; non avrei bisogno di un posto, o di amici, o di libri, o di nulla. Se soltanto riuscisse a farmi credere che sulla terra c’è qualcosa di più importante di me. Cristo, io odio me stesso!

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“Un giorno scriverò un libro su di me, sui miei pensieri. Non voglio dire un saggio di analisi introspettiva… voglio dire che mi stenderò sul tavolo operatorio e metterò in mostra le budella… ogni cosa accidenti. “

Il libro dev’essere assolutamente originale, assolutamente perfetto. Ecco perché, fra le altre cose, è impossibile che lui lo attacchi. Appena gli viene un’idea, comincia a discuterla. Gli viene in mente che l’ha già usata Dostoevskij, o Hamsun, o qualcun altro. “Non dico che voglio essere migliore di loro, ma voglio essere diverso,” spiega. E così invece di affrontare il suo libro, legge un autore dopo l’altro, per essere assolutamente certo di non calpestare la loro proprietà privata. E quanto più legge, tanto più diventa spregioso. Nessuno degli autori giunge a quel grado di perfezione che egli si è imposto. E assolutamente dimentico del fatto che non è arrivato a scrivere un capitolo solo, parla di loro con aria sufficiente […]

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Alcuni di noi non vivono nell’attimo presente, vivono un po’ più avanti oppure un po’ più indietro.

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Le idee non possono esistere da sole nel vuoto del pensiero. Le idee sono in rapporto con la vita […]. Se fosse stato sol per amore di un’idea, Copernico non avrebbe infranto il macrocosmo esistente e Colombo non avrebbe dato alla fonda nel Mar dei Sargassi. L’estetica dell’idea produce vasi di fiori e i vasi di fiori si mettono alla finestra. Ma se non c’è né pioggia né sole a che serve mettere i fiori fuori dalla finestra?


(da Tropico del Cancro, H. Miller)

Breathe by ariosto

19 ott 2010

- Apologia del compromesso -

(Ken Moody and Robert Sherman, 1984 - Robert Mapplethorpe)

Una delle discussioni più frequenti quando ci si accinge a chiudere il capitolo universitario per entrare nel mondo del lavoro – o semplicemente tra giovani che non hanno ancora trovato la propria strada – è “fare quello che ci piace vs. fare quello che ci fa mangiare”.

Ho usato il “vs.” perché mi pare che quella sia l’idea dominante: che le due opzioni siano alternative ed incompatibili. Io non la penso così! Credo che una convivenza tra le due possa e debba esserci.

È giusto provare a fare quello che ci piace.

Ma è anche una gran qualità quella di riuscire a farci piacere ciò che facciamo.

È bene perseguire i propri sogni.

Ma è anche necessario accettare i compromessi che la realtà da cui partiamo ed il nostro essere animali sociali ci impongono.

Il compromesso è spesso visto come vendere l’anima al diavolo… tanto che nell’uso comune si dice “scendere a compromessi”.

In realtà, esso è alla base del nostro vivere (e sopravvivere!).

Compromesso è alzarsi la mattina alle 8 per andare a lezione (o a lavoro), quando vorremmo rimanere a dormire ancora per qualche ora.

Compromesso è dire “no all’estero non ci vado, anche se farei il mio bene, perché questo è il mio paese e questo è il momento di fare qualcosa per migliorarlo”.

Si ha un compromesso ogni qual volta si rinuncia a qualcosa per ottenere e realizzare qualcos’altro che riteniamo più grande e importante. Dunque (certo) può assumere una connotazione negativa (quando la rinuncia riguarda dei codici etici e morali) ma è solo una faccia della medaglia.

Premesso che siamo noi a scegliere quali compromessi accettare e quali non accettare (e che ci sono compromessi che non si possono accettare!), è un illuso chi addita e accusa il compromesso come male supremo del nostro tempo. Probabilmente ancora crede che la chiave della felicità sia fare tutto ciò che si vuole.

Io non so dirvi quale sia la chiave della felicità ma posso garantirvi che sono stato felice quando, grazie a rinunce e sacrifici (dunque a compromessi), ho raggiunto vette che mi erano sembrate irraggiungibili.

(M.Tarizzo)

Oasis - songbird by Un Kritico

18 ott 2010

- Dove non voglio essere -

(Partenza - Un aeroporto - G. Boscarino)


... la faticosa sensazione di non essere dove vorrei. Ancora una volta non mi trovo nella città giusta, nel paese giusto, con le persone giuste. Il posto dove vorrei essere ora è di sicuro uno di quei luoghi del mio passato che hanno suscitato in me la medesima sensazione. 

Quando ancora una volta mi separerò da strade ormai a me familiari, è allora che comincerà a delinearsi l’idea che proprio questo era il luogo dove volevo essere. E così fino alla prossima partenza...

(G. Boscarino)

Sigur Rós - Untitled 4 (njósnavélin) by Sigur Rós

17 ott 2010

- Non avrai altro Dior -

(Delicae Vitae - David Lachapelle)

Una bambola cipollina e impazzita seduta sul sedile posteriore. Una maschera, non più umana. Un ammasso di protesi plastiche, capelli stuccati, canotti onnipresenti e botox. Sorride compiaciuta e assiste allo sfacelo che si abbatte sui trentenni Louis Vuitton che si ingozzano in Largo La Foppa con untuose pizzità. Lele Mora sul sedile del passeggero, assiste annoiato e blandisce la Milano che si riprende dagli alcolismi del venerdì sera.
L’unto é sempre più unto. Nella processione verso le casse di Moscova, sciure in divisa Dior e famigliole formato Brambilla scorrono indifferenti coi loro vassoi. I carboidrati sono gli stessi ovunque, ma il packaging é tutto. Che si tratti di focacce dal nome evocativo, o dei Vuitton che decorano l’esistenza. Anche la gioia si compra. Inclusa generosamente nel valore aggiunto di design di gomma, plastica o carta, esposto con dovizia cromatica. Le commesse come vestali del rito della gioiosa esistenza. Il sorriso acchittato, lo sguardo che indugia sull’accessorio e sulla scarpa prima di ritrovare gli occhi del cliente, per porre l’annosa questione “l’incenso lo preferisce speziato o agrumato?”.
L’olezzo fasullo dell’auto-incensante rituale fine settimanale in cui si deve fare, in cui si deve andare, in cui si deve partecipare, si epifanizza nell’happening mondano dove l’accessorio umano più à la page fa necessaria rima con il grottesco. Il pellegrinaggio dell’evento é irrinunciabile per definizione. Al pari di una nove litri Vuitton per trasportare le melanzane organiche comprate nella boutique radical chic del cibo-che-salva-il-pianeta appena fuori dai portoni dei palazzi cinquecenteschi di Carrobbio. L’esistenza si fa quantificabile, l’individualità si afferma con la forza del valore. 
Sale una nausea spinta dal silenzioso strisciare delle Mastercard, mentre la pioggia tedia le acconciature e presta l’occasione per lo sfoggio dell’ultimo tratto di carattere: l’ombrello griffe. L’avventore fugge. Cerca una fonte di omologazione cheap che rassicuri lo spirito. L’Euronics. Dove ancora vigono le regole del mondo, dove i prezzi non vengono issati alle stelle ma spinti al ribasso, nella gioiosa esclusività delle offerte d’eccezione, dei club dello shopping dove l’acquisto di merce avariata é nobilitato dall’orgasmo della membership. L’Euronics promette “prezzi sottocosto da leone”. Tutti possono entrare in questa clinica di disintossicazione dal lusso, attratti da sinistre luci azzurrine. Gli schermi al plasma cingono l’umanità mentre rimbalzano ossessivi la medesima immagine. Che promette una gioia diversa. L’immagine perfetta, in questo luogo protetto, non é più un’ossessione di metamorfosi chirurgica e tessile. Ma una mera questione di pixel.

(F. Graziani & D. Calisti)

The Engine Room - A Perfect Lie (Gabriel and Dresden mix) by infected.mush

16 ott 2010

- Viaggio al termine della notte -



(Tokyo, 2009 - F. Bruno)



Sono solito conservare tutti I ricordi all’interno di un cassetto della mia scrivania. Qualsiasi cosa che mi ricorda un particolare momento, discorso, persona o attimo finisce in quel cassetto. E’ un’eternità racchiusa in frammenti di vita. E’ il mio tesoro.

Ci sono cartoline, lettere d’amore, fotografie, diari, pupazzi, souvenir, profumi, quaderni, poesie, cassette musicali, penne, colori…  

I possessori di quegli oggetti  non viaggiano più con me su questo treno. Molti di loro sono scomparsi, inghiottiti dai misteriosi sentieri invisibili della vita. Altri sono scesi e hanno preso la coincidenza per altre stazioni. Altri ancora hanno semplicemente cambiato carrozza e prima o poi ritorneranno qui. 

E’ terribile però…quando ti accorgi per la prima volta…come la gente la si perda per via…compagni che non rivedremo più…mai più…che sono scomparsi come tanti sogni…che è tutto finito…svanito….che anche noi ci perderemo così…un giorno…ancor molto lontano….ma ineluttabilmente…nello spietato tormento delle cose, delle persone….dei giorni…delle forme che passano….che non si fermano mai… (Morte a Credito, Celine)


Nella mia cabina siamo rimasti in pochi.

Con loro condivo il mio viaggio fino al termine della notte.

Intanto guardo fuori dal finestrino e scatto fotografie senza tempo.

Finiranno insieme alle altre Polaroid.

Nel mio cassetto….
 (Pippo)


Puff Daddy - I'll Be Missing You by leta

15 ott 2010

- Momenti di Gioia -

(Henri Cartier-Bresson)


Una persona, poco tempo fa, mentre io mi facevo annoiare dal monotono ripetersi della vita
quotidiana, chiamavo problemi le banali priorità di un sistema invisibile ma tremendamente
ingombrante e lamentavo mancanze che avrebbero minato quell’affascinante ma inspiegabilmente irragiungibile felicità, mi disse: “Che gioia avere di nuovo la forza di fare una doccia!”

Ho ascoltato quelle parole ed ho provato vergogna.

Vergogna del mio, nostro erroneo modo di dar valore ad ogni minuto che trascorre. Storpiato, cieco e zoppo. Ignorante e superficiale. Arrogante e profondamente vuoto.

Sono parole che non dimenticherò. Non dimenticherò quella persona che, con un sorriso sempre vivo di speranza, mi ricorda quanta felicità regalano ogni giorno dei frammenti di orologio, dei gesti e dei colori.

La gioia della luce del sole mattutino che riflette sulla tazza della colazione.

Dell’acqua fresca sulle mani.

Del profumo del bucato.

Del calore sulle guancie entrando in una cioccolateria in una giornata di gelo.

Di una corsa tra i papaveri nel rosa del tramonto estivo.

Di una sorriso riconoscente.

Di un sincero grazie.


14 ott 2010

- La roba -

Dopo 3 anni di onorato servizio ho dovuto mandare in pensione il mio vecchio cellulare per comprarne uno nuovo.
3 anni son un lasso di tempo relativamente lungo (sia nella vita di una persona che in quella di un cellulare!). In particolare, per me questi 3 anni sono stati ricchi di avvenimenti e avventure, che difficilmente riuscirò ad eguagliare in futuro (almeno in termini di quantità).
- Ci sono state 5 settimane di Canada in cui ho conosciuto i miei migliori amici “acquisiti” (ovvero quelli con cui non sono cresciuto, che guarda caso sono le persone che con me scrivono questo blog)
- C’è stato un Erasmus di 4 mesi a Dublino
- C’è stata la nascita del mio primo nipotino
- … la fine di un amore che durava da quasi 4 anni (anche qui periodo relativamente lungo)
- C’è stato il conseguimento della laurea triennale
- C’è stato un anno di Cina, con relativa morte e resurrezione
- C’è stato l’addio (a … km di distanza) all’unica nonna che ho avuto la fortuna di conoscere
- Ci sono stati il mio primo e secondo lavoro in un ufficio (inevitabilmente sotto contratto di stage!)
Tutti questi eventi sono passati inevitabilmente attraverso quell’ oggetto insignificante.
        “Mattia è nato Tommaso! Vieni a conoscerlo”
        “Dott. Tarizzo, ci è piaciuto. Se è disponibile può iniziare dalla prossima settimana”
        “You are very beautiful… in my eyes”
Anzi, forse è meglio dire che il passaggio di tutti questi eventi attraverso quell’oggetto ha fatto sì che esso non fosse più insignificante. Dopo 3 anni, non era più UN cellulare che si può cambiare in qualsiasi momento. Era il MIO cellulare. E nel suo essere una baracca (che si spegneva ad ogni vibrazione impedendomi di rispondere) comunicava qualcosa di me. Comunicava che non ho bisogno dell’ultimo modello sul mercato per sentirmi figo. Comunicava che io il cellulare lo uso nei momenti di estrema necessità. Parlare e chiacchierare preferisco farli di persona… guardandosi negli occhi, sorridendosi, toccandosi…
Forse un po’ romanticamente speravo che il mio cellulare mi accompagnasse almeno fino al prossimo evento importante: la fine dell’università e l’ingresso nel mondo del lavoro. Invece non ce l’ha fatta. A malincuore ho dovuto piegarmi all’evidenza e sostituirlo.
Quello nuovo funziona meglio e mi semplifica anche un po’ la vita. Però non lo sento ancora mio. Sicuramente lo diventerà. Se non prima, per certo quando inizierà ad essere un po’ scassato. Quando attraverso di esso saranno passate un po’ delle mie storie… un po’ della mia storia…
(M. Tarizzo)

(Museum, 2007 - David Lachapelle)

01-cyndi lauper-time after time by sangmauve

13 ott 2010

- Frammenti 5 -


Se questo è un uomo

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici: 
   Considerate se questo è un uomo
   Che lavora nel fango
   Che non conosce pace
   Che lotta per mezzo pane
   Che muore per un sì o per un no.
   Considerate se questa è una donna,
   Senza capelli e senza nome
   Senza più forza di ricordare
   Vuoti gli occhi e freddo il grembo
   Come una rana d’inverno. 
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli. 
   O vi si sfaccia la casa,
   La malattia vi impedisca,
   I vostri nati torcano il viso da voi.”

(Primo Levi)

12 ott 2010

- Rivelazione -

(Il Bacio, Gustav Klimt)


Per te,
che dal vento immemore ti dimeni nel silenzio,
un ricordo sospeso nell'estasi di una preghiera
prende forma in una dimora lontana.
E da qui,
in cui l'illusione del vedere volge in convinzione,
tra le nubi eburnee,
il mio sguardo ti raccoglie in un sorriso!

(S. Rubini)


08 Long Gone Day by lucamorandini

11 ott 2010

- L'abito -

(First Communion in Juazeiro Do Norte, Brazil, Brasile, 1981 - Sebastião Salgado)

Nel momento in cui nasciamo veniamo subito avvolti in caldi e morbidi panni...
Contemporaneamente la vita ritaglia per noi un abito che sarà per tutti diverso e, anche quando verrà completato, non sarà mai perfetto.
Qualcuno al suo abito dovrà porre rammendi a volte invisibili, a volte impossibili da nascondere. 
Ci saranno abiti solo abbozzati, altri splendidamente iniziati, ma bruscamente interrotti; per alcuni portare a termine il proprio abito sarà una sofferenza indicibile.

Nell’imperfezione del mio abito ci sto bene, anche se a volte lo sento stretto da morire, quasi soffocante. Lo guardo con ammirazione per la semplicità con cui le maglie si intrecciano, formando disegni che mi fanno felice.
Spero mi sia concesso anche il prezioso lavoro della rifinitura, quando passando e ripassando tra le pieghe del mio abito, mi sembrerà di sentire, come in un abbraccio infinito, il calore di chi lo ha reso speciale.

(Maca)

The Notwist - Consequence by paperbacks

09 ott 2010

- Come eravamo -


A volte capita cosi’. Di sfuggita. Seduti al tavolo del primo posto trovato per caso.
“Tra due ore sono a Torino per lavoro, ci si vede a pranzo?”

E ci si ritrova tra le solite vecchie strade. Davanti a quelle che erano le solite facce.
E ci si risente giovani e belli. Come eravamo qualche anno fa.
Quando le giornate erano scandite da uscite, appuntamenti, grigliate, mojito e sigarette.
Sproloqui e parolacce. Ubriacature a notte fonda e macchine col finestrino giu’ d’estate.

Ci si ritrova cosi’. Quasi per gioco.
Ci si racconta tutto nel tempo di una pizza.
Ci si abbraccia forte e veloce.
Con un sorriso grande stampato sulle labbra.
‘Pero’ vediamoci dai”

E ci si ributta nella vita di oggi, senza guardare indietro.

Ma io l’ho sentito il bene che vi voglio smuoversi nel piu' profondo.
I miei amici. Quelli veri. Quelli con cui non c’e’ bisogno di dire niente. Si potrebbe stare zitti per ore e ore. Insieme.
Ma c’e’ sempre troppo da raccontarsi. Per farlo.

Mi chiedevo ieri sera, ma cresceremo un giorno?
Gli anni passano e noi non cambiamo mai.

(F. Berti)


(Cambogia, 2009 - A.F. Domeneghini)



Wyclef Jean and the Fugees - No woman no cry by Un Kritico

08 ott 2010

- L'attesa -

(Pechino, Cina, 2009 - M. Tarizzo)

L'attesa...
Che strana cosa...
momento di vita in cui speranza e paura vanno a bracetto...
danzano insieme fino a quando una delle due si stancherà e l'altra prenderà il sopravvento...

(M. Tarizzo)

07 ott 2010

- Chinese Noise -

(G. Boscarino)

Commento (e backstage) non richiesto:

Nelle nostre prime settimane in Cina (io e Giancarlo ci abbiamo vissuto un anno), tra le prime frasi che tutti gli expats (che sta per espatriati, cioè coloro che vivono in un paese diverso da quelli in cui sono nati e cresciuti) ci pronunciavano, inesorabilmente saltava fuori questa:
“La Cina, più ci vivi, te ne addentri … e meno la comprendi.”
Inviandomi il suo lavoro per la pubblicazione del post, Giancarlo mi ha scritto che con la sua foto voleva “trasmettere il senso di frenesia e caos che regna nelle strade di Shanghai; trasmettere una sensazione simile a quella di un passante appena arrivato a Nanjing Lu (la via dello shopping di Shanghai) una domenica pomeriggio.”
A me personalmente “Chinese Noise” trasmette qualcosa di più profondo:  rende l’idea della complessità e dell'imperfezione della Cina di oggi.


La Cina di oggi è complessa e imperfetta. Tuttavia, il fatto che non sia facile da comprendere non significa che sia incomprensibile.
(Mattia)

06 ott 2010

- L'Arte di Essere Felici -



Massima n.1
 
Siamo tutti nati in Arcadia, tutti veniamo al mondo pieni di pretese di felicità e di piaceri, e nutriamo la folle speranza di farle valere, fino a quando il destino ci afferra bruscamente e ci mostra che nulla è nostro, mentre tutto è suo, poiché esso vanta un diritto incontestabile non solo su tutti i nostri possedimenti e i nostri guadagni, ma anche sulle nostre braccia e le nostre gambe, sui nostri occhi e sulle nostre orecchie, e perfino sul nostro naso al centro del volto.

Poi viene l’esperienza e ci insegna che la felicità e i piaceri sono soltanto chimere che un’illusione ci mostra in lontananza, mentre la sofferenza e il dolore sono reali e si annunciano direttamente da sé, senza vbisogno dell’illusione e dell’attesa. Se il suo insegnamento viene messo a frutto, smettiamo di cercare la felicità e i piaceri e ci preoccupiamo solo di sfuggire per quanto possibile alla sofferenza e al dolore. (“L’uomo saggio non persegue ciò che è piacevole, ma l’assenza di dolore”, cfr. Aristotele, Etica Nicomachea, VII,12,1152b 15-16).
Ci rendiamo conto che il meglio che il mondo ci può offrire è un presente sopportabile, quieto e privo di dolore: se esso ci è dato sappiamo apprezzarlo, e ci guardiamo bene dal guastarlo aspirando senza posa a gioie immaginarie o preoccupandoci con timore di un futuro sempre incerto, che, per quanto lottiamo, rimane pur sempre nelle mani del destino. Inoltre: perché mai dovrebbe essere folle preoccuparsi sempre di godere il più possibile dell’unico, sicuro presente, se la vita intera altro non è che un frammento più grande di presente, e come tale assolutamente transeunte?

(tratto da "L’arte di essere felici", Arthur Schopenhauer)


2PAC - Changes by 33221a

05 ott 2010

- Ascolta -

(Paesaggi naturali, 1976/1981 - Franco Fontana)
“Quando a te si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere,
non imboccarne una caso, ma siediti e aspetta.
Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato
il giorno in cui sei venuto al mondo,
non farti distrarre da nulla,
aspetta e aspetta ancora,
resta in silenzio ed ascolta il tuo cuore.
E quando ti parla,
alzati e vai dove lui ti porta.” 
(tratto da "Va dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro)

Aspettare.

Respirare.

Profondamente.

Ascoltare.

Sentire.

Senza distrazioni, silenzio.

Con umiltà. 

Quand’è l’ultima volta che ti sei seduto da solo, senza suoni né rumori, senza altre immagini se non i disegni della tua anima?

Da quanto tempo hai smesso di ascoltare te stesso? 

O peggio, lo fai perché è di moda essere fragili ed incompresi? Da quanto tempo ti nascondi dietro un semplice quanto terribilmente egoista dichiararti più diverso degli altri?

Quando hai visto per l’ultima volta allo specchio i tuoi occhi sinceri, ora nascosti da uno stereotipo descritto ed approvato da quelli che contano?

Ogni volta che rileggo quelle parole scritte da una mano estranea ma così capace di descrivere un gesto naturale e distrattamente trascurato, il mio respiro prende tempo per lasciar sfogare un attimo i battiti del mio cuore. Per capire quanto la lentezza potrebbe riempire di coscienza la nostra esistenza. Che corre disperata fra gli imbrogli di un labirinto fatto di proiezioni di vita quotidiana nella vana speranza di potersi identificare in una qualcosa. Qualcosa creato dagli altri, ma definito, codificato e giusto, interessante e degno di nota. Qualcosa che, però, è del colore di un camaleonte abitante di un tempo in accelerazione costante.

Fermati.

Ascolta.

Ascolta in silenzio te stesso.

Ascolta il silenzio.

Rifletti sull’immensità attorno a te.

Svuotala di ogni altro illusorio abbaglio.

Riempi quell’immensità di te stesso.

Riempila di cuore e anima.

Sentirò la loro voce all’unisono.

E capirò la meraviglia del mondo nascosto da tutto il resto.

 (F. Mattiussi)


Ludovico Einaudi - 06 - I Giorni by Un Kritico