28 feb 2011

- Fratelli (mediocri) d'Italia -


Formula della mediocrità: (Prob (Tt = St) = (1-Mt)k Definiamo un indice della distanza che separa il talento di un individuo (T) dal suo effettivo successo in ambito lavorativo e sociale (S). La differenza assoluta tra questi due termini rappresenta il grado di inefficienza nell’ allocazione del talento di un individuo. Traducendo queste considerazioni in termini probabilistici, in una società ideale la probabilità che T=S è pari a uno. Quanto più bassa è tale probabilità, tanto più inefficiente sarà la società. La variabile M rappresenta la proporzione di mediocri sul totale degli individui, k >1 è un parametro costante nel tempo, e il pedice t è un generico indice temporale.






















Penso che l’Italia stia affondando sempre più profondamente nella melma oleosa della mediocrità. 

Per carità io sono il primo a definirsi mediocre. Il mio equilibrato allenatore di basket era solito dirmi che ero un fottuto mediocre e con il passare del tempo mi sono affezionato a tale generosa definizione. 


Andò più o meno così:
- Coach: Che cazzo fai coglione?  (bestemmia) 
Se porti un blocco in post basso poi dove devi andare (bestemmia)?

- Io nelle vesti di playmaker scarso: Ma io pensavo… 

- Coach: Ecco appunto .. il tuo problema è che tu pensi. 
Tu non devi pensare (bestemmia). Sei un fottuto mediocre perché pensi. 

(Amen)


Andando oltre questo memorabile flash back, vorrei sottolineare, con un discorso dozzinale e qualunquista, che effettivamente questo Paese trasuda mediocrità. 
Il punto è che mediocrità vuole mediocrità (tipo amore vuole amore di Zarrillo) e porta a mediocrità, in una spirale continua verso un triste declino collettivo. I meccanismi meritocratici sono marci e inefficienti anche perché controllati e gestiti da mediocri. Essi sono consci dei loro limiti per cui divident et imperant come gli antichi romani.

Prendiamo ad esempio il sistema scolastico. 

Il sistema scolastico si sta adeguando lentamente al livello di mediocrità italiana. E’ assurdo e quasi paradossale costatare che è la scuola a doversi adeguare agli studenti e non viceversa. Opportunismo e buonismo aleggiano nei corridoi scolastici: da un lato la consapevolezza che più studenti iscritti significano più finanziamenti pubblici, dall’altro l’umanità e la transigenza dei docenti che sospirano ad alta voce “ma sì tanto è solo un ragazzo”...
E così la scuola, che dovrebbe sfornare l’Eccellenza, tende ad accontentarsi, prendendosi carico di tutto il ciarpame giovanile presente sul mercato e andando inevitabilmente e ingiustamente a rallentare gli elementi più meritevoli.

Ovviamente non è sempre così. Ci sono casi in cui “la docente esige e il preside non transige”. In questi casi comunque non c’è da preoccuparsi! Se infatti il vostro ragazzo rischia di essere bocciato la colpa sarà sicuramente dei docenti che non saranno stati in grado di capire le abilità nascoste di vostro figlio. Quindi cosa aspettate? Cambiate subito istituto ed iscrivetelo ad una bella scuola privata dove sapranno valorizzarne le capacità e le skill$$$.

Sono il primo ad ammettere che è ineccepibile che vi sia il diritto allo studio. Ma non ha senso andare al liceo se poi non si è in grado di affrontare una università. Non ha senso iscriversi a Giurisprudenza o a Scienze Sociali se il mercato del lavoro è saturo di tale figure professionali o se non esiste neanche uno sbocco professionale. Dovrebbe esistere il diritto di negare il diritto allo studio, per il bene della collettività. Un po’ come le leggi di Asimov sulla robotica: la  legge 0 stabilisce che il benessere della collettività vale più del benessere individuale. Il che significherebbe che tu, maledetto studente brufoloso, ci dovresti fare il favore di andarti a studiare cose che la tua mente è in grado di assimilare e di iscriverti ad una facoltà che ti renda uno strumento utile a questo Paese e non uno dei 2 milioni di giovani disoccupati italiani.

L’Italia ha troppi idioti e fin troppi idioti in posizioni che necessitano tutto fuorché menti mediocre.

La televisione è la carta tornasole della mediocrità collettiva. Le aziende producono prodotti che i consumatori comprano  e utilizzano, perché li desiderano. Allo stesso modo i produttori televisivi producono quello che l’audience vuole vedere. Se l’audience vuole tette, culi, cosce, bestemmie, clown, stupidità, liti, parolacce, oscenità, ignoranza becera e altra immondizia, il piccolo produttore televisivo farà di tutto per soddisfare il suo pubblico con format televisivi che garantiscano tali (sub)standard qualitativi. I reality shows e tutta la trash tv non nascono dalla mente malata di qualche folle (cioè anche..), ma dall’analisi dei nostri bisogni insoddisfatti. In economia si chiama “vuoto di mercato”.

E’ terribile ammetterlo ma è così...

Ciò significa che tutta la merda che ci viene sbattuta sul divano via cavo è quello che effettivamente vogliamo. E non perché siamo coprofaghi, ma, peggio, perché siamo (e rimarremo) fottuti mediocri. 
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(Pippo)


27 feb 2011

- Governo del popolo -


Questa settimana è stato pubblicato sul «Corriere della Sera» un frammento di un’intervista realizzata nel 1979 da Oriana Fallaci al colonnello Gheddafi.
Che giornalista la Fallaci! Oggi in Italia c'è qualcuno con lo stesso coraggio e la stessa determinazione nel fare domande scomode ai detentori del potere?
Chi sono i nuovi Fallaci, Montanelli, Biagi? Io non li vedo! Aiutatemi a scovarli.
(Mattia)

[Colonnello,] parliamo della rivoluzione. Ma cosa intende per rivoluzione? Come non mi stancherò mai di ricordare, anche Papadopulos parlava di rivoluzione. Anche Pinochet. Anche Mussolini.«La rivoluzione è quando le masse fanno la rivoluzione. La rivoluzione popolare. Ma anche se la rivoluzione la fanno gli altri a nome delle masse esprimendo ciò che vogliono le masse, può essere rivoluzione. Popolare perché ha l'appoggio delle masse e interpreta la volontà delle masse».

Ma quello che avvenne in Libia nel settembre del 1969 non fu mica una rivoluzione: fu un colpo di Stato. Sì o no?
«Sì, però dopo divenne rivoluzione. Io ho fatto il colpo di Stato e i lavoratori hanno fatto la rivoluzione: occupando le fabbriche, diventando soci anziché salariati, eliminando l'amministrazione monarchica e formando i comitati popolari, insomma liberandosi da soli. E lo stesso hanno fatto gli studenti, sicché oggi in Libia conta il popolo e basta».

Davvero? Allora perché ovunque posi gli occhi vedo soltanto il suo ritratto, la sua fotografia?
«Io che c'entro? È il popolo che vuole così. Io che posso fare per impedirglielo?».

Beh, proibisce tante cose, non fa che proibire, figuriamoci se non può proibire questo culto della sua persona. Per esempio, questo inneggiarla ogni momento alla televisione.
«Io che posso farci?».

Nulla. È che da bambina vedevo la stessa roba per Mussolini.
«Ha detto la medesima cosa a Khomeini».

È vero. Ricorro sempre a quel paragone quando intervisto qualcuno che mi ricorda Mussolini.
«Gli ha detto che le masse sostenevano anche Mussolini e Hitler».

È vero.
«Si tratta di un'accusa essenziale. E richiede una risposta essenziale. Questa: lei non capisce la differenza che c'è tra me e loro, tra Khomeini e loro. Hitler e Mussolini sfruttavano l'appoggio delle masse per governare il popolo, noi rivoluzionari invece beneficiamo dell'appoggio delle masse per aiutare il popolo a diventar capace di governarsi da solo.
«Io in particolare non faccio che appellarmi alle masse perché si governino da sole. Dico al mio popolo: "Se mi amate, ascoltatemi. E governatevi da soli". Per questo mi amano: perché, al contrario di Hitler che diceva farò-tutto-per-voi, io dico fate-le-cose-da voi».

Colonnello, visto che non si considera un dittatore, nemmeno un presidente, nemmeno un ministro, mi spieghi: ma lei che incarico ha? Che cos'è?
«Sono il leader della rivoluzione. Ah, come si vede che non ha letto il mio Libro Verde!».

Sì che l'ho letto, invece! Non ci vuole mica tanto. Un quarto d'ora al massimo: è così piccino. Il mio portacipria è più grande del suo libretto verde.
«Lei parla come Sadat. Lui dice che sta sul palmo di una mano».

Ci sta. Dica: e quanto ci ha messo a scriverlo?
«Molti anni. Prima di trovare la soluzione definitiva ho dovuto meditare molto sulla storia dell'umanità, sui conflitti del passato e del presente».

Davvero? E com'è giunto alla conclusione che la democrazia è un sistema dittatoriale, il Parlamento è un'impostura, le elezioni un imbroglio? Vi sono cose che non mi tornano in quel libriccino.
«Perché non lo ha studiato bene, non ha cercato di capire cos'è la Jamahiriya. Lei deve sistemarsi qui in Libia e studiare come funziona un Paese dove non c'è governo né Parlamento né rappresentanza né scioperi e tutto è Jamahiriya».

Che vuol dire?
«Comando del popolo, congresso del popolo. Lei è proprio ignorante».

E l'opposizione dov'è?
«Che opposizione? Che c'entra l'opposizione? Quando tutti fanno parte del congresso del popolo, che bisogno c'è dell'opposizione? Opposizione a cosa? L'opposizione si fa al governo! Se il governo scompare e il popolo si governa da solo, a chi deve opporsi: a quello che non 
 c'è?». kriticadellaragione.blogspot.com



26 feb 2011

- Vecchioni ha vinto il festival -




È noto a tutti quello che sta succedendo in Medio Oriente, persino chi ha votato PDL ne è a conoscenza...

Ecco, no, ho già sbagliato, mi ero ripromesso di fare un intervento neutrale, un intervento senza sarcasmo o satira, un intervento che non lasciasse trasparire la mia avversione verso coloro che sostengono che sia eticamente corretto che mio nonno paghi per scoparsi, a turno, ragazze che dovrei scoparmi io.
Ecco, ci sono cascato di nuovo.


Dicevo, chiunque conosce la situazione in medio oriente, qualcuno è ADDIRITTURA a conoscenza del fatto che, i vari capi di stato che pian piano si sentono come Moggi a luglio 2006, erano tutti amici di Silvio; in Libia hanno spaccato tutto, in Egitto hanno spaccato tutto, in Tunisia hanno spaccato tutto, in Iran hanno spaccato tutto.
In Italia Vecchioni ha vinto Sanremo.
Vabbè.


È bello perchè l'italiano si indigna, l'italiano si scopre ideologicamente accanto al popolo, una sorta di ultrà della squadra islamica, l'italiano elogia Travaglio, l'italiano si riempie la bocca di parole come "rivoluzione", l'italiano i suoi politici "li manderebbe tutti a lavorare in miniera".
L'italiano parla parla parla parla...


C'è poi un piccolo staterello islamico, la Palestina...oddio...staterello lo era fino a circa 60 anni fa, poi i lager hanno fallito..
No aspetta, questa era brutta. 


Non voglio passare per l'antisemita, non credo nelle razze e non credo che le persone vadano giudicate secondo le religiorni altrui; c'è però da dire che le posizioni prese dallo stato di Israele mi irritano non poco e che, è un dato storico, da migliaia di anni le civiltà se la prendono con gli ebrei. Ora, mio nonno mi ha sempre detto: "Se una persona ti dà dell'asino, dagli dello stronzo, se un'altra persona ti dà dell'asino tu tiragli un pugno. Se una terza persona ti dà dell'asino fatti delle domande e valuta se sia il caso di comprarti una soma". Prendiamo in considerazione il fatto che, magari, gli ebrei qualche motivo per stare antipatici al mondo ce l'hanno.
Chiusa questa parentesi, dove spero abbiate capito il confine tra ciò che è ironico e ciò che non lo è, continuo il mio discorso. 


In medio oriente c'è uno staterello chiamato Palestina, tempo fa quello staterello era uno stato a tutti gli effetti, poi noi burloni europei ci siamo arrogati il diritto di regalare gran parte di quello stato agli ebrei. I palestinesi avrebbero avuto tutto il diritto di odiarci (nel caso non capiate il perchè avrebbero il diritto di odiarci, siete pregati di scrivermi il vostro indirizzo, domani manderò un paio di persone a vivere nel vostro salotto senza chiedervi permessi o pareri, forse vi si schiariranno le idee...).
I palestinesi però, illuminati da non si sa quale bontà divina, accettarono gli ebrei nel loro territorio, accettarono di dividere il loro stato con gli israeliani, insomma, accettarono che qualcuno di un'altra religione convivesse con loro.
Questo però non andò bene agli ebrei (nel caso che, anche qui, non doveste trovare nulla di assurdo, pregherò coloro che avrò spedito nel vostro salotto di lamentarsi della vostra presenza) che iniziarono ad allargare i loro confini...

 
 


Non mi dilungo nella storia, potete benissimo trovarla su internet, basti sapere che tutto ciò, alla lunga, non andò più bene ai palestinesi e il popolo iniziò a ribellarsi; quello che mi interessa focalizzare è la reazione dell'italiano davanti a questa storia che va avanti da anni.
In palestina succede da decenni quello che sta succedendo ora negli altri stati del Medio Oriente, cambia l'interpretazione dell'italiano: si parla "del popolo egiziano/libico/tunisino" e "dei terroristi palestinesi". Stessi gesti, stesse motivazioni, stesse azioni, solo che viste con due ottiche diverse.
L'italiano è questo, si indigna solo quando gli viene detto di farlo...

"Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene"


(Ps: l'italiano vuole la rivoluzione "Però quei ragazzi lì, quelli che alle manifestazioni tirano i sassi, quelli sono dei drogati che lo fanno solo per spaccare tutto, andassero a lavorare") 
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(Peg)

Banda Bassotti - Figli della stessa rabbia by Un Kritico


25 feb 2011

- Pagliacci a corte -



Ridi, Pagliaccio,
sul tuo amore infranto!
Ridi del duol, che t'avvelena il cor!


Se non fosse stato per l'avvertimento di un Presidente del Consiglio italiano, Bettino Craxi, a quest'ora il raìs libico Muhammar Gheddafi sarebbe una figura storica. La notte del 14 aprile 1986, l'ordine di Ronald Reagan alla US Navy non lasciava spazio a dubbi: incenerire Gheddafi. Il quale riuscì, per questione di minuti, a mettersi in salvo con la sua famiglia. Solo sua figlia adottiva rimase sotto le macerie della residenza personale del dittatore nel centro di Tripoli. Piuttosto che consentire che gli Stati Uniti, in spregio al diritto internazionale e alla sovranità territoriale italiana, riuscissero nel loro obiettivo, Bettino Craxi impedì loro di utilizzare lo spazio aereo italiano.

Erano ancora i giorni in cui il governo italiano contava qualcosa nel mondo, e la diplomazia "pan-arabista" del nostro Paese era stimata e riconosciuta a livello globale. La visione geopolitica di lungo periodo prendeva atto di un basilare principio di convivenza: se non puoi cambiare i tuoi vicini, quanto meno impara a conviverci. Una convivenza pacifica può essere impostata sulla base del rispetto e dello sviluppo reciproco, ovvero della piaggeria e del servilismo. Nel primo caso, è il sistema di regole scritte e relazioni consuetudinarie che consente di trovare un denominatore comune nella diplomazia fra nazioni. Nel secondo, gli alti e bassi delle fortune dei leader condizionano i rapporti fra popoli.

I fatti dei giorni nostri dimostrano come siano profondamente cambiati i presupposti della diplomazia italiana. Citando un post di un amico sulla propria pagina personale di oggi: "Non mi sorprenderebbe un sms sul numero italiano del tenore: la figa dà la vittoria al nostro leader e al popolo". E' infatti avvenuto l'esatto contrario di quanto sperato e pazientemente intessuto in decenni di buon vicinato con i popoli arabi del Mediterraneo. Ci siamo trasformati nel medio oriente d'Europa, nelle cui piazze tradizionalmente sono issati cartelloni pubblicitari con i volti dei leader, e le sorti del raìs di turno si identificano, fino a fondersi, con quelle dello stato. L'atto volitivo del principe prevale sulla procedura, sulla regola. La sua insofferenza verso i legami si fa volontà costituzionale, regola.

In democrazia la forma è anche sostanza. E' la misura del potere che ne determina i limiti, ma anche il rispetto da parte della comunità.

Gli sfarzi e gli onori riservati negli anni passati dal nostro Paese a Gheddafi testimoniano quanta piaggeria si sia insinuata nel DNA della nostra politica estera. Le immagini di un dittatore lucidamente folle e imprigionato nel suo bunker di Tripoli, che cannoneggia il proprio popolo dopo averlo depredato per decenni, sparge una luce sinistra sulla pericolosa china assunta da chi ci rappresenta. Fatalmente, ne preconizza anche l'eventuale uscita di scena. 
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(Megas)


24 feb 2011

- Gita a Montecitorio -




Venghino siori e siore nel corrottissimo, disordinatissimo e ultracentenario mondo di Montecitorio, dove siamo lieti di invitarvi ad osservare specie di ogni genere muoversi nel loro ambiente naturale. Potrete ammirare come questa accozzaglia di cariatidi rincoglioniti tenti di legiferare per il bene del (nostro, loro o altrui?) Paese. Se sarete fortunati potrete immortalare scene da Parlamento della Repubblica delle Banane: urla e cori da stadio, abbuffate a base di champagne e mortadella, votazioni per colleghi assenti, piùchemeritati sonnellini pomeridiani, insulti e risse tra parlamentari. 

Il parco zoologico di Montecitorio offre una fauna politica unica nel mondo, che è rimasta pressoché invariata per circa 20 anni e che vanta esemplari  quali:

-         Il Magistratus Ignorantes (IDV). Questo essere è la perfetta antitesi del congiuntivo nonché la testimonianza vivente di come la lingua italiana non sia necessaria per espletare le funzioni di politico. Problemi insorgono però nella comunicazione al pubblico, che non sempre risulta chiara e limpida.

-         Il Politicus anonimus (PD): dovrebbe rappresentare il leader dell’opposizione, ma in realtà è poco leader ed è rimasto sconvolto, sbigottito e sconcertato dal fatto che il premier non si sia ancora dimesso, pur avendoglielo chiesto cortesemente più di una volta. Secondo la letteratura il Politucs anonimous avrebbe provato addirittura ad alzare la voce, utilizzando toni palesemente di sfida per incutere profondo timore nel nemico. Neanche tale strategia sembra però aver sortito alcun effetto.

-         Il Foeniculum della Crusca (SEL). La leggenda vuole che tale erudito comunista fosse solito nutrirsi di oricchi-ette/oni con cime di rapa e pagine tratte dal dizionario italiano della Crusca, da cui prese il nome. Sofista, retorico ed eccellente oratore ha la capacità di intortarti per ore con sommi vocaboli dall’aura mistica ed aulica. Ad esempio per chiedere le dimissioni del primo ministro, il Foeniculum della Crusca ah usato la seguente espressione: è d’uopo un ripensamento in senso antidemagogico del tetrarca meneghino.

-         L'EX (FLI): rimasto in coma vegetativo per 18 anni, durante i quali è riuscito a firmare le peggio porcate, si è risvegliato tutto d’un tratto accorgendosi improvvisamente  che i pilastri della democrazia erano seriamente in pericolo. Gli amici lo chiamano ironicamente ex: ex fascista, ex alleanza nazionale, ex partito della libertà, ex deputato di maggioranza, fra poco anche ex futurista e se continua così ex uomodidestra. Alcuni studiosi non escludono la possibilità di poterlo osservare in un futuro prossimo cantare Bella ciao in barca con Bertinotti.

-         L’homo erectus (Lega): definito così per la perenne erezione che contraddistingue tale soggetto. Onnivoro dalla voce squillante, è amante del Tricolore nonché della cucina meridionale, di cui non può fare a meno. Esperto vulcanologo, sogna l’eruzione del Vesuvio per poterne studiare gli effetti sull’ambiente circostante. Secondo la filosofia dell’homo erectus qualsiasi tipo di infrazione o crimine è da attribuirsi esclusivamente a immigrati clandestini o a persone residenti al di sotto della foce del Po. Il suo pluribocciato figlio Trota si erge come orgoglioso vessillo della meritocrazia italiana.

-         Il nanus arrapatus (PDL): è l’essere più temuto nella giungla politica. E’ solito muoversi in gruppo, che è pronto a difenderlo da eventuali attacchi degli altri predatori. Leggende narrano sia stato unto dal Signore e per questo beatificato e santificato dai suoi adepti, che lo venerano come divinità al di sopra della leggi bolsceviche dei comuni mortali. Il nanus arrapatus ha rituali di accoppiamento frequenti, bizzarri e costosi, che ha appresiodal suo compagno di bungabungadittatura, Gheddafi. Si dice soffra di crisi di persecuzione alternate ad eccessi di megalomania e a rivendicazioni del suo immenso potere territoriale. Bisogna prestare molta attenzione a non contraddire mai cotal essere, poiché altrimenti si verrà additati come rossi rivoluzionari e sovversivi.

Il mirabolante mondo di Montecitorio non finisce qui! 
Abbiamo in serbo solo per voi altri incredibili esseri che meritano la vostra attenzione. E una volta terminato la visita nel parco zoologico, non dimenticate di continuare il giro nel nostro ineguagliabile parco di divertimenti, dove potrete sbizzarrirvi con attrazioni quali parentopoli, vallettopoli, puttanopoli, P3, corruttopoli, bunga bunga, affittopoli….

Non perdete tempo, prenotate subito!
I primi 100 che chiameranno potranno usufruire di uno sconto del 50%!
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(Filippo)


23 feb 2011

- C'era una volta -




Giù in paese c’è il mercato, il contadino porta la sua insalata, il macellaio si sporca le mani di sangue. Dalla finestra della bottega accanto al fiume, un falegname leviga l’ultima sedia. Più in là, dove l’acqua si fa più calma, alcune donne cantano mentre lavano e i fanciulli costruiscono barchette di foglie. Ognuno il suo, brulicare di formiche che ogni giorno, in qualche modo, danno vita ad una società che sopravvive. A Nord, sulla collina, imponente si scaglia una rocca. Un ponte levatoio, un permesso per entrare. Guardie. La gente del mercato preferisce non entrare, non può. Muri alti, sguardi e sussurri tra i pochi abitanti dello sfarzo immeritato. Arroganza e concubine. Le questioni riguardano la ricchezza, più dentro, con prepotenza, a cavallo. Fuori si arrangiano con quello che resta. Un muro invalicabile, giochi di sfiducia e riflessi di finta verità sono scudo del potere di governare, giunto sia a forza che per sangue, ma sempre cieco del proprio trionfo.


Cos’è cambiato?


C’è il supermercato e la lavatrice, i giocattoli e la tecnologia. Ci sono i palazzi e le telecamere di sorveglianza, le auto blu. C’è la legge, ci sono cittadini ed uguaglianza. C’è la televisione ed informazione. C’è libertà di espressione. C’è democrazia.
Il muro invalicabile di difesa del potere ha lasciato spazio alla scelta degli individui, liberi di pensare, di credere e di progettare il futuro della loro società. Il potere è legittimato dal voto, vince la maggioranza e governa, per un periodo. Poi nasceranno nuovi progetti, e persone diverse dialogheranno per il bene del paese. Al ponte levatoio hanno volutamente tolto le carrucole perché non potesse più essere alzato e fosse il simbolo dell’apertura al confronto, alla discussione, all’argomentazione affinché la scelta sia migliore per ognuno. Entusiasti, uomini e donne offrono passione all’impegno della vita politica, fiduciosi di regalare ai loro figli un esempio di saggezza e lungimiranza. Le idee sono disinteressate, pensate, le proposte nascono dalle esigenze di una comunità in evoluzione.


E’ davvero cambiato?


Continuo ad osservare il lavorio, autonomo e lontano dagli affari politici. La vita di ogni giorno, immobile innanzi alla chiamata politica. Società sopravvivente infastidita dai perfidi meccanismi del potere. Vedo quel muro, sempre più rimbombante di belle parole sventrate di significato. Dietro, gli stessi interessi ed uno specchio contro il sole delle idee per il bene del paese.

Eppure ci vantiamo di essere in democrazia. kriticadellaragione.blogspot.com

(Francesca)



22 feb 2011

- Democraticamente parlando -




Democraticamente parlando, non siamo in democrazia.

Certo, non sono io a scoprire per primo che non è data a tutti la partecipazione politica attiva...e per fortuna!
Ma in una realtà in cui la libertà viene in catene ridestata nel momento in cui si decide, da una parte o dall'altra, di sperperare denaro per rieleggere sempre gli stessi, ci si accorge - a meno di avvelenamenti prolungati nell'ignoranza più bucolica - che il nostro diritto di scelta termina proprio quando la scelta dell'esponente/partito - mi chiedo se ci sia differenza - viene adempita.

Ma la domanda è: vale talvolta il famoso detto "c'è un limite a tutto"?

Evidentemente no, perché se ci fosse davvero un limite, allora non sarebbe lecita l'elezione di rappresentanti del popolo - non per volontà ma perché giudicati i meno peggio...- che a loro volta decidono i loro rappresentanti, che rappresentati dal popolo non sono. Mi sembra una presa per il culo rivoltante.
Ora non mi si venga a dire che il futuro è tutto nelle nostre mani perché l'ultima puntata di Ken shiro è stata trasmessa circa 7 anni fa e mi pare difficile che il suo ruolo possa essere sostituito da Bersani, Letta, Casini ovvero Fini - ho volutamente evitato qualsiasi riferimento all'amico dello zio di Ruby.

Se veramente fosse come i benpensanti ritengono, vivremmo in un tempo in cui la volontà individuale sarebbe l'unica a governare, generando anarchia e sacrificando lo stato di diritto che solamente con il sacrificio delle volontà singole, in favore di un quantomeno accettabile benessere generale sarebbe in grado di prosperare.

Inoltre, oggi mi sento abbastanza insofferente da non comprendere per quale motivo, gli eroi a stelle e strisce debbano portare trionfalmente "i colpi da randello dalla gente per la gente" - la democrazia - in tutti gli stati del mondo. E' come dire che domani, in Italia, poiché la Cina è il Paese più popoloso del mondo, venga approvata una legge con la quali si stabilisce che è reato non mangiare con le bacchette. Ne sarei alquanto infastidito, non so voi.
Quindi, aspirare ad una schiera di politici illuminati mi sembra rasenti non solo l'utopia ma anche un incubo floreale al cui risveglio, l'unico rimedio sarebbe il suicidio di massa.

Personalmente, mi basterebbe un gruppo di sofisti, anche meschinamente fieri, visto che avere qualcuno che, comunicando, ti fa credere che sia vero quel che dice, sarebbe già una conquista non da poco.

In questa maniera, gli esponenti politici potrebbero domare un alterco con l'ormai passato di moda dono dell'eleganza. kriticadellaragione.blogspot.com
(Stefano)


21 feb 2011

- Pagliacci e Puttane -

(Pagliacci e puttane - Gianca)

"Cosa rappresenta per me la politica?? l'unica cosa che mi viene in mente ora come ora è pagliacci e puttane... di sicuro è una critica sterile.. ma penso rispecchi il pensiero di molti sulla situazione contingente!"


“È mai possibile, o porco di un cane, 
che le avventure in codesto reame - 
debban risolversi tutte con grandi putta-aaa-aane?”
(Carlo martello ritorna dalla battaglia di Poitiers – F. De Andrè)

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18 feb 2011

- My Very Own 365 project -




una foto al giorno..
per un anno...
un esperimento artistico...
una sorta di calendario in divenire partendo da attimi più o meno significativi della quotidianità..


un modo per fermare il tempo..
e per non dimenticare..
volti e luoghi...
colori e sensazioni..
momenti che in qualche modo hanno attraversato e riempito le mie giornate...


chissà quanti di questi ricorderò con precisione da qui a un anno..
chissà quanti diventeranno semplici frammenti sfocati..
ecco i primi 40 giorni.....

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(Gloria)

17 feb 2011

- loro e NOI -



Checché ne dicano loro questo paese non è da buttare.
Checché vogliano farci credere questo paese ha molte altre cartucce da sparare, molta altra energia da sprigionare.

Chi sono loro? Non mi interessa!
Mi interessa invece chi siamo noi.

Noi siamo quelli che tra fare una cosa in più e una in meno… ne facciamo due in più.

Noi siamo quelli che credono ancora che tutto possa cambiare… e questa volta non perché rimanga come è… e questa volta perché sia diverso, ma migliore.

Noi siamo quelli per cui le parole famiglia, amicizia e amore, giustizia e merito, libertà e uguaglianza hanno ancora un significato che va oltre il loro utilizzo retorico …

Noi siamo quelli che vivranno il futuro… e che quindi un po’ ci piacerebbe disegnarcelo…

***
Il giorno in cui smetteremo di credere che lavorare duramente paga e che questo benedetto paese possiamo rimetterlo sulla giusta carreggiata (magari a piccoli passi, un passo dopo l’altro)…

Il giorno in cui inizieremo a credere che la felicità sia sinonimo di benessere effimero e materiale e che la scala di valori che governa il presente non possa essere ribaltata domani…

Ebbene, quel giorno, loro avranno vinto.

Il bello però è che la partita è tutta nelle nostre mani: sta a noi, e solo a noi, decidere che quel giorno non verrà mai… sta a noi, e solo a noi, decidere di non diventare come loro.
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(Mattia)
 
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16 feb 2011

- Vorrei svegliarmi domattina e avere 30 anni -



"Forte il pugno che colpirà in ogni paese, in ogni città...."
7.15(l'alba in pratica)
Cazzo la sveglia
Perchè anche oggi devo andare a scuola? Tanto non mi serve, tanto gli schemi delle lezioni mi stanno troppo stretti, tanto se non mi bocciano è perchè faccio il recuperone a fine anno e se mi bocciano è perchè volevano bocciarmi. "Si mamma, adesso mi alzo, dammi un secondo. NO CAZZO NON LA FACCIO COLAZIONE." Non vedo l'ora di essere all'università, lì almeno studio quello che mi pare, lì si che dimostrerò a tutti quello che valgo. Avrò 21 anni, sarà diverso

Bagno. Zaino. Scale. VAFFANCULO 51 DI MERDA, ATM DEL CAZZO QUANTO TI ODIO.
Tanto ormai arrivo in ritardo, citofono all'amico, tanto lui è in ritardo sicuramente
"Steve siamo in ritardo in due, scendi che facciamo un salto all'orsa e entriamo alla seconda"

Parole, chiacchiere e fumo: il pezzo nuovo dei One Mic, la ragazza dell'altra classe, la manifestazione di sabato, il professore infame, schiaffi minacciati e mai presi o dati.

Arriviamo all'Orsa.
Parole, chiacchiere, fumo e confronti. Solite cose, solite parole dette e ridette, ascoltate e riascoltate, più vogliamo distinguerci, più risultiamo uguali. Ma a 21 anni sarà diverso, a 21 anni saranno loro a seguire me.
Lotto alle otto. Steve va verso il Marelli, io verso il Cremona.
Seconda ora.
"Scusi prof...si lo so che sono a rischio, si lo so che mi avete graziato abbastanza, ha ragione prof sono sempre in ritardo, mi scusi prof, promesso prof. Grazie prof"

Entro in classe. Italiano. La prof non mi sta nemmeno antipatica, tutto sommato è una brava persona, si vede che gli piace insegnare. Però è una professoressa, è il nemico, la odio. DEVO odiarla.

"Perego cinquemmezzo" (Cazzo ecco perchè la odio) "Perego il tuo tema è vuoto come al solito, scrivere proprio non ti riesce eh!? dovresti leggere di più!"
E chi glielo spiega che il capitolo de "I promessi sposi" che spiegherà oggi io l'ho letto qualche notte fa? Chi glielo spiega che scrivere è una delle mie passioni e che trovo i miei temi 3 volte più profondi e sensati della mia compagna che prende settemmezzo fisso?
Tanto all'università sarà diverso, quando avrò 21anni sarà diverso.

"Prof. posso andare in bagno?"
Bagno del primo piano. Parole, chiacchiere e fumo.
Intervallo. Parole, chiacchiere e fumo.
Driiiiin. Ok, anche oggi è finita: salto all'Orsa, Maciachini, 4 e piatto pronto a casa.

"Si mamma, tutto bene. Si lo so che dico sempre "tutto bene" e poi a fine anno c'è la sorpresa. CAZZO MAMMA PERCHÈ NON TI FIDI MAI??"
È normale, ho 16 anni, non valgo un cazzo. Quando avrò 21 anni sarà diverso.
Simpson(si dopo studio)Computer(si dopo studio)Fumetti(CAZZO MAMMA TI HO DETTO CHE STUDIO DOPO)
"Ok mamma, vado da Steve a studiare! CAZZO MAMMA TI HO DETTO CHE STUDIAMO"
"Apri Steve, sono io"
Parole, chiacchiere e fumo.
Attraverso la strada, torno a casa, piatto pronto.
"Si mamma ho studiato, senti mammina posso andare alla festa sabato? CAZZO MAMMA MA PERCHÈ I MIEI AMICI ESCONO E IO NO?! PAPÀ MI CI FAREBBE ANDARE!"
Che vita di merda. Vado a letto.
Domani è un giorno in meno ai 21 anni

 ________________________________________________________________________________

 

"...dance now whatever you may be, but he missed the fucking penalty, so we smashed up the town, wherever we may be, 'cause he missed the fucking penalty..."
11.30(l'alba in pratica)
"Pronto nonno, no non stavo dormendo(ma che ore sono?), si tutto bene, è normale che ti faccia male qualcosa nonno, cazzo hai 80anni! Si si stavo studiando, no lo chiamo dopo papà, ci sentiamo. Ciao. Ciaociao."
Fogna in bocca, martello in testa, occhio pesante. Meno male che dovevo alzarmi presto e studiare.
Lettura degli sms: un buongiorno, un tentativo di programma per la serata e un nuovo aggiornamento famigliare da mia sorella. Rispondo sorridendo al primo, posticipo il secondo e inizio, 2 minuti dopo aver aperto gli occhi, a pensare a come rassicurarla. Che casino, quando avevo 16 anni era diverso.

Lilli dorme, Sognetta e Vig saranno in università. Cazzo perchè loro si impegnano e io no?!
Scendo dal letto. Facebook, parole, chiacchiere e fumo: Mutu ne ha combinata un'altra, Silvio non lo processano, Ghemon ha fatto una traccia che è una bomba.
Fingo di studiare qualcosa: cazzo lettere dovevo fare. LETTERE! Altro che psicologia.
"Lilli cosa mangi per pranzo? Si io cucino adesso che alle 13.30 esco che vado al lavoro"
Pranzo, oddio...Brunch!si brunch, ormai il pranzo è un ricordo. Come cazzo fai a mangiare alle 13 se sei sveglio da un'ora e mezza? Ecco perchè peso 82 kg, mica 70 come quando avevo 16 anni.
Doccia, zaino, ascensore, VAFFANCULO 7 DI MERDA, ATM DEL CAZZO QUANTO TI ODIO.
"Si Andre sono Luca, scusami ma può essere che arrivi con 5-10 minuti di ritardo, eh lo so scusami, si ci vediamo dopo, scusa ancora"
Tram, metro, camminata, ufficio.

"Si buongiorno chiamo dalla NCP ricerche di Milano, posso rubarle 1-2 minuti per un sondaggio sull'ascolto della radio?Signora non mi sembra il caso di insultarmi, ho capito che è impegnata a guardare la tele ma starei anche lavorando, basta dirmi di no e io la lascio in pace, non c'è bisogno di fare tutto sto show. Si, prometto che non la chiamiamo più. Buona giornata"
"Vaffanculo. Troia."
Chi glielo spiega alla signora che, mentre lei riceve una chiamata al giorno, io ne faccio circa 200 ogni 3 ore? Chi glielo spiega che, mentre lei viene felicemente mantenuta dal marito, io, a 21 anni, lavoro già da quasi 5 anni?

Messaggio. Risposta: "Ok rossa, per le 18 da me. Meno male che oggi ci vediamo :D"

Messaggo. Risposta: "Mi spiace che tu la veda così, siamo stati entrambi coglioni, ora dobbiamo solo prenderci le nostra responsabilità e guardare avanti. Io continuerò ad augurarti un mare di felicità e rimarrai sempre nel mio cuore." Complicazioni drastiche di favole infrante, quando avevo 16 anni era diverso

Turno finito.
Lavorare per campare, quando avevo 16 anni era diverso.

"Si nonno, lavoro tutto bene, no non sono stanco, si ho studiato, no non l'ho sentito papà. Passo di lì in 'sti giorni e te lo metto a posto io il decoder. Ciao nonno"
Arrivo a casa.
Espressione pre-rossa :|
Espressione post-rossa :D
"Dai, organizzo qualcosa per stasera, sento io gli altri. Fila a casa o arrivi in ritardo!"
Facebook, parole, chiacchiere e fumo
"Sognetta per che ora torna Vig? dai ok, lo aspettiamo e mangiamo insieme"
Facebook, parole, chiacchiere, fumo
"22.30 da me, birra da qualche parte poi al massimo torniamo qui"
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Birra, parole, chiacchiere e fumo
Tutto bello, niente di nuovo.
Che cazzo speravo a 16 anni?
3.30, vado a letto. Domani è un giorno in più che mi allontano dai 16.
(CAZZO MAMMA, DA LASSÙ VUOI DARMELA O NO UNA MANO?!) 
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(Peg)

 
Club Dogo - Qualcosa In Mente by Un Kritico

15 feb 2011

- Un lustro -

 


Cinque anni.
Quante cose che sono cambiate in cinque anni.
Cinque anni.

Ho fatto in tempo a diplomarmi e ad iniziare l'università, ho fatto in tempo a traslocare due volte, prendere la patente. Ho scoperto il senso del divertimento e la fatica del lavoro.

Ho fatto in tempo a conoscere davvero il valore delle persone della mia famiglia, il valore degli amici, umani e non, veri e finti, il valore dei soldi, il valore del saper vivere la propria età, il valore della coerenza, della responsabilità, del rispetto, della riconoscenza.

Ho fatto in tempo ad innamorarmi, innamorarmi davvero di una persona unica, l'unica che, da sola, sapeva fare un senso alle mie giornate. Ho fatto in tempo a buttare via tutto, senza, forse, accorgermi di aver fatto la più grande cazzata della storia dell'umanità.

Ho fatto in tempo a sbagliare, sbagliare molto.
Ho fatto in tempo a rimediare spesso, ma poche volte ad imparare dai miei errori.

Ho fatto in tempo a fare un piercing, quattro tatuaggi, leggere centinaia di libri, vedere centinaia di film, prendere e dare decine di pugni, rompere un paio di skateboard, sfasciare due macchine, cambiare parecchi lavori, visitare otto stati, vivere e risolvere centinaia di situazioni improbabili e distruggermi troppi neuroni.

Ho fatto in tempo a vedere amici andarsene, chi in senso figurato chi in senso fisico.

Ho fatto in tempo a ridere migliaia di volte e piangere troppo poche, svegliarmi con pensieri orribili in testa e andare a letto con fantasmi ancora peggiori.

Ho fatto in tempo a struggermi e distruggermi per quelle domande che non ho mai potuto farti e che mai potrò, perché, mamma, cinque anni sembrano tanti, ma in realtà sono fottutamente pochi.
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(Peg)

Stupenda RMX by Un Kritico


14 feb 2011

- Interrail #9 -

Capitolo Nono:
La nostra guida



Jeff mi ha appena ricordato che non ho presentato Boom, il sesto componente della nostra band. Lo conobbi a una pizza di compleanno in terza liceo. Era seduto accanto a me e scoprii che ascoltava la mia stessa musica. Intendo gli stessi cd. Questo perché andava a scuola nella classe accanto a quella di Stone e li scambiava con lui (cioè con i miei). Stone non c'entrava nulla quella sera. Nella mia città una scena del genere non è poi così strana. Per quanto sia abbastanza grande, esiste una legge non scritta che dice che è impossibile non avere almeno un paio di conoscenze in comune quando incontri una nuova persona. Boom è sempre entusiasta di qualsiasi proposta gli fai, ma è tendenzialmente inaffidabile. Se vuoi che venga devi dirglielo all'ultimo, altrimenti se ne dimentica. In questo caso, avendo organizzato tutto in tre giorni a cavallo dei nostri orali, non poteva dimenticarsene. Era ovviamente entusiasta. Però alla fine decise di lavorare. C'è chi parte subito dopo l'esame e passa l'estate della maturità in giro per l'Europa. E c'è chi la passa a lavorare perché ha deciso di trasferirsi a settembre.

“Parti con la cosa più triste che ti viene in mente e ti conquisterai la simpatia dei lettori. Dopo di che sarà una passeggiata, credi a me.” Questo è il consiglio di Denise a Hollis Mason. “Sotto il cappuccio” inizia con la Cavalcata delle Valchirie ed è un ricordo triste per Hollis Mason. Ma questa è decisamente un'altra storia.  Beh… non credo che la storia dell'estate di Boom riesca ad entrare tra le cinque cose più tristi che mi possono venire in mente (anche perché temo che Boom abbia lavorato alla maniera di Mike). E se vogliamo essere pedanti questo non è neanche l’inizio. Però...

Punto primo. Non è triste voler scappare dalla città in cui sei nato e che ti ha cresciuto? Boom e Alex subito dopo la maturità. Io un paio di anni dopo. Detto con parole di Bob Dylan, la scelta di andarsene deriva dalla consapevolezza che: “Ci deve essere una sorta di via fuori da qua”. Grande canzone, anche se la mia versione preferita è quella, quasi irriconoscibile, della Dave Matthews Band. Ci deve essere una via fuori da una città in cui ogni volta che incontri una persona nuova scopri di averne già sentito parlare da qualcun altro. Ci deve essere una via fuori da una città per un ragazzo che a 19 anni sostiene di averla già vissuta tutta. Ci deve essere una via fuori da una città che forse non ha tutti i difetti della Dublino di James Joyce, ma è altrettanto paralizzata. Una città piena di tante Eveline. Una città in cui le persone vivono prigioniere della loro routine. Non sono in molti a pensarla come me. Non sono in molti che sono partiti. Sono pochissimi quelli che sono tornati. Non sto assolutamente rinnegando le mie origini. E' sempre un piacere tornare a casa, ma, a volte, è anche un sollievo riandarsene. Sfide nuove e stimolanti attendono il ragazzo che vuole maturare, alla ricerca dell'indipendenza. Sfide nuove attendevano Boom e Alex. La sfida che attendeva noi era “ma dove dormiremo stanotte a Madrid?”

Punto secondo. Non è forse vero che un viaggio teoricamente inizia quando uno legge la guida? A pagina 56 è descritto quel luogo. A pagina 8 c'è quella foto. Ci si immagina in mezzo a fotografie scattate da altri. Si pianifica l'itinerario seguendo le indicazioni e i suggerimenti. Si leggono le informazioni su ostelli, ristoranti, cucina, tradizioni... E se io ho iniziato a leggere la guida durante il volo Fiumicino - Barajas, c’è qualche problema? Se c’è, io non lo vedo affatto.

Ecco cosa diceva. “Barcellona, Madrid e Siviglia hanno la reputazione peggiore per quanto riguarda furti e scippi... possono avvenire nelle zone più frequentate dai turisti... alcuni ladri operano in gruppo e non si fanno scrupolo di agire in pieno giorno nei luoghi più affollati… purtroppo la polizia non è molto presente e in genere mostra un atteggiamento piuttosto indifferente… in spiaggia qualsiasi oggetto potrebbe sparire in un attimo non appena voltate le spalle… i ladri conoscono molti modi per sottrarvi il portafoglio... c’è quella della soluzione lattiginosa gettata sul malcapitato da un balcone: immediatamente si fa avanti qualcuno per pulire quello che sembra l’escremento di un piccione. In genere la vittima, seccata per lo spiacevole incidente e alle prese con i fazzoletti di carta, non si rende conto che il contenuto delle proprie tasche sta prendendo il volo…  non fermatevi lungo la carreggiata se qualcuno da una macchina che vi passa accanto vi fa segno che la vostra automobile ha qualcosa che non va: può succedere infatti che, mentre voi siete intenti a ispezionare la parte posteriore del veicolo insieme alla persona che vi ha avvertito, un suo complice vi derubi di quello che avete nell’abitacolo… Ci sono stati casi di gomme forate nelle piazzole di sosta da persone che poi hanno seguito e “aiutato” la vittima che si era fermata a cambiare la ruota… sono prese di mira soprattutto le auto noleggiate… nelle zone centrali di alcune città ci sono molte persone che svolgono la “professione” di parcheggiatori abusivi; se non riuscite a evitarli, pagate loro qualcosa per scongiurare il pericolo che vi graffino o danneggino l’automobile non appena ve ne siete andati…”

Ma in che razza di posto stavamo andando?

kriticadellaragione.blogspot.com(Roberto)

Jimi Hendrix - All Along The Watchtower by Asnas

11 feb 2011

- La Biblioteca di Babele -




L’universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d’un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d’una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un’altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l’altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che s’inabissa e s’innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?) io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l’infinito… La luce procede da frutti sferici che hanno il nome di lampade. Ve ne sono due per esagono, su una traversa. La luce che emettono è insufficiente, incessante. 

Come tutti gli uomini della Biblioteca, in gioventù io ho viaggiato; ho peregrinato in cerca di un libro, forse del catalogo dei cataloghi; ora che i miei occhi quasi non possono decifrare ciò che scrivo, mi preparo a morire a poche leghe dall’esagono in cui nacqui. Morto, non mancheranno mani pietose che mi gettino fuori della ringhiera; mia sepoltura sarà l’aria insondabile; il mio corpo affonderà lungamente e si corromperà e si dissolverà nel vento generato dalla caduta, che è infinta. Io affermo che la Biblioteca è interminabile. Gli idealisti argomentano che le sale esagonali sono una forma necessaria dello spazio assoluto o, per lo meno, della nostra intuizione dello spazio. Ragionano che è inconcepibile una sala triangolare o pentagonale. (I mistici pretendono di avere, nell’estasi, la rivelazione d’una camera circolare con un gran libro circolare dalla costola continua, che fa il giro completo delle pareti; ma la loro testimonianza è sospetta; le loro parole, oscure. Questo libro ciclico è Dio.) Mi basti, per ora, “ripetere la sentenza classica: «La Biblioteca è una sfera il cui centro esatto è qualsiasi esagono, e la cui circonferenza è inaccessibile». 

A ciascuna parete di ciascun esagono corrispondono cinque scaffali; ciascuno scaffale contiene trentadue libri di formato uniforme; ciascun libro è di quattrocentodieci pagine; ciascuna pagina, di quaranta righe; ciascuna una riga, di quaranta lettere di colore nero. Vi sono anche delle lettere sulla costola di ciascun libro; non, però, che indichino o prefigurino ciò che diranno le pagine. So che questa incoerenza, un tempo, parve misteriosa. Prima d’accennare alla soluzione (la cui scoperta, a prescindere dalle sue tragiche proiezioni, è forse il fatto capitale della storia) voglio rammentare alcuni assiomi.
  
Primo: La Biblioteca esiste ab aeterno. Di questa verità, il cui corollario immediato è l’eternità futura del mondo, nessuna mente ragionevole può dubitare. L’uomo, questo imperfetto bibliotecario, può essere opera caso o di demiurghi malevoli; l’universo, con la sua elegante dotazione di scaffali, di tomi enigmatici, di infaticabili scale per il viaggiatore e di latrine per il bibliotecario seduto, non può essere che l’opera di un dio. Per avvertire la distanza che c’è tra il divino e l’umano, basta paragonare questi rozzi, tremuli sim­boli che La mia fallibile mano sgorbia sulla copertina d’un libro, con le lettere organiche dell’interno: puntuali, delicate, nerissime, inimitabilmente simmetriche.

Secondo: Il numero dei simboli ortografici è di venticinque (*). Questa constatazione permise, or sono tre secoli, di formulare una teoria generale della Biblioteca e di risolvere soddisfacentemente il problema che nessuna congettura aveva permesso di decifrare: la natura informe e caotica di quasi tutti i libri. Uno di questi, che mio padre vide in un esagono del circuito quindici novantaquattro, constava delle lettere M C V, perversamente ripetute dalla prima all’ultima riga. Un altro (molto consultato in questa zona) è un mero labirinto di lettere, ma l’ultima pagina dice Oh tempo le tue piramidi. E ormai risaputo: per una riga ragionevole, per una notizia corretta, vi sono leghe di insensate cacofonie, di farragini verbali e di incoerenze. (So d’una regione barbarica i cui bibliotecari ripudiano la super­stiziosa e vana abitudine di cercare un senso nei libri, e la paragonano a quella di cercare un senso nei sogni o nelle linee caotiche della mano… Ammettono che gli inventori della scrittura imitarono i venticinque simboli naturali, ma sostengono che questa applicazione è casuale, e che i libri non significano nulla di per sé. Questa affermazione, lo vedremo, non è del tutto erronea.)

Per molto tempo si credette che questi libri impenetrabili corrispondessero a lingue preterite o remote. Ora, è vero che gli uomini più antichi, i primi bibliotecari, parlavano una lingua molto diversa da quella che noi parliamo oggi; è vero che poche miglia a destra la lingua è già dialettale, e novanta piani più sopra è incomprensibile. Tutto questo, lo ripeto, è vero, ma quattrocentodieci pagine di inalterabili M C V non possono corrispondere ad alcun idioma, per dialettale o rudimentale che sia. Alcuni insinuarono che ogni lettera poteva influire sulla seguente, e che il valore di M C V nella terza riga della pagina 71 non era lo stesso di quello che la medesima serie poteva avere in altra riga di altra pagina; ma questa vaga tesi non prosperò. Altri pensarono a una crittografia; quest’ipotesi h stata universalmente accettata, ma non nel senso in cui la formularono i suoi inventori.

Cinquecento anni fa, il capo d’un esagono superiore (**) trovò un libro tanto confuso come gli altri, ma in cui v’erano quasi due pagine di scrittura omogenea, verosimilmente leggibile. Mostrò la sua scoperta a un decifratore ambulante, e questo gli disse che erano scritte in portoghese; altri gli dissero che erano scritte in yiddish. Poté infine stabilirsi, dopo ricerche che durarono quasi un secolo, che si trattava d’un dialetto samoiedo-lituano del guaranì, con inflessioni di arabo classico. Si decifrò anche il contenuto: nozioni di analisi combinatoria, illustrate con esempi di permutazioni a ripetizione illimitata. Questi esempi permisero a un bibliotecario di genio di scoprire la legge fondamentale della Biblioteca. Questo pensatore osservò che tutti i libri, per diversi che fossero, constavano di elementi eguali: lo spazio, il punto, la virgola, le ventidue lettere dell’alfabeto. Stabilì, inoltre, un fatto che tutti i viaggiatori hanno confermato: non vi sono, nella vasta Biblioteca, due soli libri identici. Da queste premesse incontrovertibili dedusse che Ia Biblioteca è totale, e che i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni del venticinque simboli ortografici (numero, anche se vastissimo, non infinito) cioè tutto cioè ch’è dato di esprimere, in tutte le lingue. Tutto: la storia minuziosa dell’avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fedele della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della falsità di questi cataloghi, la dimostrazione della falsità del catalogo autentico, l’evangelo gnostico di Basilide, il commento di questo evangelo, il commento del commento di questo evangelo, il resoconto veridico della tua morte, Ia traduzione di ogni libro in tutte le lingue, le interpolazioni di ogni libro in tutti i libri.

Quando si proclamò che la Biblioteca comprendeva tutti i libri, la prima impressione fu di straordinaria felicità. Tutti gli uomini si sentirono padroni di un tesoro intatto e segreto. Non v’era problema personale o mondiale la cui eloquente soluzione non esistesse: in un qualche esagono. L’universo era giustificato, l’universo attingeva bruscamente le dimensioni illimitate della speranza. A quel tempo si parlò molto delle Vendicazioni: libri di apologia e di profezia che giu­stificavano per sempre gli atti di ciascun uomo dell’universo e serbavano arcani prodigiosi per il sue futuro. Migliaia di ambiziosi abbandonarono il dolce esagono natale e si lanciarono su per le scale, spinti dal vano proposito di trovare la propria Vendicazione. Questi pellegrini s’accapigliavano negli stretti corridoi, profferivano oscure minacce, si strangolavano per le scale divine, scagliavano I libri ingannevoli nei pozzi senza fondo, vi morivano essi Stessi, precipitativi dagli uomini di regioni remote. Molti impazzirono… Le Vendicazioni esistono (io ne ho viste due, che si riferiscono a persone da venire, e forse non immaginarie), ma quei ricercatori dimenticavano che la possibilità cheun uomo trovi la sua, o qualche perfida variante della sua, è sostanzialmente zero.

Anche si sperò, a quel tempo, nella spiegazione dei misteri fondamentali dell’umanità: l’origine della Biblioteca e del tempo. E’ verosimile che di questi gravi misteri possa darsi una spiegazione in parole: se il linguaggio del filosofi non basta, la multiforme Biblioteca avrà prodotto essa stessa l’inaudito idioma necessario, e i vocabolari e la grammatica di questa lingua. Già da quattro secoli gli uomini affaticano gli esagoni.. Vi sono cercatori ufficiali, inquisitori. Li ho visti nell’eser­cizio della loro funzione: arrivano sempre scoraggiati parlano di scale senza un gradino, dove per poco non s’ammazzarono; parlano di scale e di gallerie con il bibliotecario; ogni tanto, prendono il libro più vicino e lo sfogliano, in cerca di parole infami. Nessuno, visibilmente, s’aspetta di trovare nulla.

Alla speranza smodata, com’è naturale, successe una eccessiva depressione. La certezza che un qualche scaffale d’un qualche esagono celava libri preziosi e che questi libri preziosi erano inaccessibili, parve quasi intollerabile. Una setta blasfema suggerì che s’interrompessero le ricerche e che tutti gli uomini si dessero a mescolare lettere e simboli, fine a costruire, per un improbabile dono del caso, questi libri canonici. Le autorità si videro obbligate, a promulgare ordinanze severe. La setta sparì, ma nella mia fanciullezza ho visto vecchi uomini che lungamente s’occultavano nelle latrine, con dischetti di metallo in un bossolo proibito, e debolmente rimediavano al divino disordine.

Altri, per contro, credettero che l’importante fosse di sbarazzarsi delle opere inutili. Invadevano gli esagoni, esibivano credenziali non sempre false, sfogliavane stizzosamente un volume e condannavano scaffali interi: al loro furore igienico, ascetico, si deve l’insensata distruzione di milioni di libri. Il loro nome è esecrato, ma chi si dispera per i “tesori” che la frenenesia di coloro distrusse, trascura due fatti evidenti. Primo: la Biblioteca è cosi enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima. Secondo: ogni esemplare è unico, insostituibile, ma (poiché Ia Biblioteca è totale) restano sempre varie centinaia di migliaia di facsimili imperfetti, cioè di opere che non differiscono che per una lettera o per una virgola. Contrariamente all’opinione generale, credo dunque che le conseguenze delle depredazioni commesse dai Purificatori siano state esagerate a causa dell’orrore che quei fanatici ispirarono. Li sospingeva l’idea delirante di conquistare i libri dell’Esagono Cremisi: libri di formato minore dei normali; onnipotenti, illustrati e magici.

Sappiamo anche d’un’altra superstizione di quel tempo: quella dell’Uomo del Libro. In un certo scaffale d’un certo esagono (ragionarono gli uomini) deve esistere un libro che sia la chiave e il compendio perfetto di tutti gli altri: un bibliotecario l’ha letto, ed è simile a un dio. Nel linguaggio di questa zona si conservano alcune tracce del culto di quel funzionario remoto. Molti peregrinarono in cerca di Lui, si spinsero invano nelle più lontane gallerie. Come localizzare il venerando esagono segreto che l’ospitava? Qualcuno propose un metodo regressivo: per localizzare il libro A, consultare previamente il libro B; per localizzare il libro B, consultare previamente il libro C; e cosi all’infinito… In avventure come queste ho prodigato e consumato i miei anni.

Non mi sembra inverosimile che in un certo scaffale dell’universo esista un libro totale (***); prego gli del ignoti che un uomo – uno solo, e sia pure da migliaia d’anni! – l’abbia trovato e l’abbia letto. Se l’onore e la sapienza e la felicità non sono per me, che siano per altri. Che il cielo esista, anche se il mio posto è all’inferno. Ch’io sia oltraggiato e annientato, ma che per un istante, in un essere, la Tua enorme Biblioteca si giustifichi.

Affermano gli empi che il nonsenso è normale nella Biblioteca, e che il ragionevole (come anche l’umile e semplice coerenza) è una quasi una miracolosa eccezione. Parlano (lo so) della “Biblioteca febbrile, i cui casuali volumi corrono il rischio incessante di mutansi in altri, e tutto affermano, negano e confondono come una divinità in delirio”. Queste parole, che non solo denunciano il disordine, ma lo illustrano, testimoniano gene­ralmente del pessimo gusto e della disperata ignoranza di chi le pronuncia. In realtà, la Biblioteca include tutte le strutture verbali, tutte le variazioni permesse dai venticinque simboli ortografici, ma non un solo nonsenso assoluto. Inutile osservarmi che il miglior volume dei molti esagoni che amministro s’intitola Tuono pettinato, un altro Il crampo di gesso e un altro Axaxaxas mlo. Queste proposizioni, a prima vista incoerenti, sono indubbiamente suscettibili d’una giustificazione crittografica o allegorica; questa giustificazione e verbale, e però, ex hypothesi, già figura nella Biblioteca. Non posso immaginare alcuna combinazione di caratteri:

dhcmrlchtj

che la divina Biblioteca non abbia previsto, e che in alcuna delle sue lingue segrete non racchiuda un terri­bile significato. Nessuno può articolare una sillaba che non sia piena di tenerezze e di terrori; che non sia, in alcuno di quei linguaggi, il nome poderoso di un dio. Parlare è incorrere in tautologie. Questa epistola inutile e verbosa già esiste in uno del trenta volumi del cinque scaffali di uno degli innumerabili esagoni e cosi pure la sua confutazione. (Un numero n di lingue possibili usa lo stesso vocabolario; in alcune, il simbolo biblioteca ammette la definizione corretta di sistema duraturo e ubiquitario di gallerie esagonali, ma biblioteca sta qui per pane, o per piramide, o per qualsiasi altra cosa, e per altre cose stanno le sette parole che la definiscono. Tu, che mi leggi, sei sicuro d’intendere la mia lingua?)

Lo scrivere metodico mi distrae dalla presente condizione degli uomini, cui la certezza di ciò, che tutto sta scritto, annienta o istupidisce. So di distretti in cui i giovani si prosternano dinanzi ai libri e ne baciano con barbarie le pagine, ma non sanno decifrare non sola lettera. Le epidemie, le discordie eretiche, le peregrinazioni che inevitabilmente degenerano in banditismo, hanno decimato la popolazione. Credo di aver già accennato ai suicidi, ogni anno più frequenti. M’inganneranno, forse, la vecchiezza e il timore, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi, e che ha Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.

Aggiungo: infinita. Non introduco quest’aggettivo per un’abitudine retorica; dico che non è illogico pen­sare che il mondo sia infinito. Chi lo giudica limitato, suppone che in qualche luogo remoto i corridoi e le scale e gli esagoni possano inconcepibilmente cessare; ciò che è assurdo. Chi lo immagina senza limiti, dimentica che e limitato il numero possibile dei libri. lo m’arrischio a insinuare questa soluzione: La Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore Ia traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l’Ordine). Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine (****).

1941, Mar del Plata


* Il manoscritto originale non contiene cifre né maiuscole. La punteggiatura e limitata alla virgola e al punto. Questi due segni, lo spazio, e le ventidue lettere dell’alfabeto, sono i venticinque simboli sufficienti che enumera lo sconosciuto. [Nota dell'editore.]
** Prima, per ogni tre esagoni c’era un uomo. Il suicidio e le malattie polmonari hanno distrutto questa proporzione. Fatto indicibilmente malinconico: a volte ho viaggiano molte notti per corridoi e scale pulite senza trovare un solo bibliotecario.
*** Ripeto: perché un libro esista, basta che sia, possibile. Solo l’impossibile è escluso. Per esempio: nessun libro è anche una scala, sebbene esistano sicuramente dei libri che discutono, che negano, che dimostrano questa possibilità, e altri la cui struttura corrisponde a quella d’una scala.
**** Letizia Alvarez de Toledo ha osservato the la vasta Biblioteca e inutile; a rigore, basterebbe un solo volume, di formato comu­ne stampato in corpo nove o in corpo dieci, e composto d’un numero infinito di fogli infinitamente sottili. (Cavalieri, al principio del secolo xvii, affermò che ogni corpo solido è la sovrapposizione d’un numero infinite di piani.) Il maneggio di questo serico vademecum non sarebbe comodo: ogni foglio apparente si sdoppierebbe in altri simili; L’inconcepibile foglio centrale non avrebbe rovescio.
kriticadellaragione.blogspot.com

 (J. L. Borges)