2 dic 2010

- Kim & Roberto -

(Ernst Haas - Blurred figures running, 1955)


Kim è uno scricciolo di bambino con un linguaggio molto forbito, segnato nel fisico da una rara malattia che gli impedisce anche la crescita dei capelli. A scuola porta un cappello da baseball che non toglie mai.

Il suo amico si chiama Roberto, uno che ci tiene al suo fascino, la mattina ama mettere una punta di gel sui  capelli, per poi accarezzarseli tutto compiaciuto. Roberto è anche quello che dice “ciò che è mio è mio e ciò che è tuo è pure mio” difficile fargli condividere un gioco, più facile che “involontariamente” ne scivoli uno non suo in tasca.

Roberto con Kim è diverso, nei tre anni di scuola che passano insieme, si stabilisce tra loro un rapporto di amicizia fatto di gesti spontanei, sinceri, genuini.
La prima cosa che Roberto fa, senza che nessuno  glielo chieda, è indossare per tutto il giorno un cappello simile a quello del suo amico, quindi scatta la condivisione dei giochi, poi lo  scambio, infine il regalo.
Kim e Roberto amano parlare, si raccontano una sacco di cose, sono uniti dall’amore verso i gormiti e lo sport.

Kim è consapevole della sua malattia e risponde seccatamene a chi chiede notizie dei suoi capelli.

Una mattina tutti i bambini sono seduti in cerchio, uno fa notare a Kim due fili esili e biondi che escono dal suo cappello, Kim guarda Roberto e  chiede “mi sono cresciuti ?”
Roberto si alza, solleva il cappello del suo amico, gli accarezza la testa, che scruta con grande attenzione, quindi rimettendogli il cappello, risponde “i capelli non ci sono ancora, ma stai tranquillo tra poco ti cresceranno!


Ancora avverto l’emozione di quel gesto e di quelle parole e mi domando perché questa naturalezza, tipica del mondo infantile, si trasformi spesso, nel mondo degli adulti, in un sentimento di falsa pietà.
kriticadellaragione.blogspot.com
 (Maca)


Sigur ros-gong by Sigur Rós

1 commento:

  1. Mi piacciono questi post su di noi...perchè noi dobbiamo rimanere tutti un po' bambini. Sono messaggi importanti.
    Un altro era stato scritto poco tempo fa.
    "Ciò che un bambino sa dire" .. filosofia e poesia, e arte ci insegnano a rimanere bambini. Non abbiate paura di perdere tempo e disegnare di nuovo, costruire con le vostre mani.
    Quella parte di noi che ci chiede da costruire creare originare e quella parte di noi bambini che vuole esprimersi... un po' come i capelli che la malattia impedisce di crescere...
    c'è sempre stato e sempre ci sarà bisogno di questo in questo mondo.
    Ciao.

    RispondiElimina